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Family and sun

Family and sun - Pixabay

L’episcopato umbro si interroga su “Bellezza e fragilità della famiglia oggi”

Domenica 19 marzo si tiene il convegno promosso dalla Conferenza episcopale umbra su come “Accompagnare, discernere e integrare alla luce del Cap. VIII dell’Amoris Laetitia”

La Chiesa non cambia la sua dottrina, ma cambia angolazione nel guardare all’uomo. Se in passato ha illuminato alcuni aspetti dell’essere umano, ne mette in luce altri. Cambia forse l’eterna misericordia di Dio? No di certo. Ma se l’uomo di oggi ha bisogno di sentire parole nuove su questo amore sconfinato e “folle” del suo Creatore, perché avere paura di pronunciarle?

È anche per questo motivo che la Commissione Regionale di Pastorale Familiare assieme ai Vescovi dell’Umbria, ha percepito l’urgenza di interrogarsi su un tema di grande attualità nel dibattito attuale, complici anche alcuni media che non sempre sanno riportare correttamente l’atteggiamento della Chiesa e del Pontefice nell’opinione pubblica.

Bellezza e fragilità della famiglia oggi. Accompagnare, discernere e integrare alla luce del Cap. VIII dell’Amoris Laetitia”: il convegno regionale promosso dalla CEU si terrà domenica 19 Marzo a partire dalle ore 9 presso la Domus Pacis di Assisi con l’intervento di don Paolo Gentili, Direttore dell’Ufficio Nazionale di Pastorale Familiare CEI e don Carlo Rocchetta, teologo e fondatore del Centro Familiare Casa della Tenerezza di Perugia. A seguire nel pomeriggio, dalle ore 15, una tavola rotonda sui bisogni delle famiglie ferite, a partire dall’esperienza di accompagnamento dei figli di coniugi separati (Gruppo di parola, condotto da Barbara Baffetti e Roberta Ricci, “Casa della Tenerezza”), da quella dei sposi separati fedeli (Paolo Ricci, “Fraternità Sposi per sempre”), degli sposi separati, divorziati e in nuova unione (p. Marco Vianelli, giudice al Tribunale Interdiocesano dell’Umbria) ed esperienze di accoglienza (Famiglie del Vangelo di Assisi, Ass. Amoris Laetitia Terni).

Il Vangelo ha sempre interrogato la storia, leggendo le cose in modo originale, aprendo strade dove non sembravano esserci.

In Amoris Laetitia Papa Francesco fin dai primi numeri lascia intuire suo il approccio “induttivo” alla realtà, non dedotta dai principi, ma osservata partendo dai problemi che essa contiene. Un approccio che raccoglie le indicazioni dei due sinodi precedenti, nei quali i vescovi di tutto il mondo hanno compiuto lo sforzo di condividere cosa è la famiglia oggi alle varie latitudini del globo terraqueo.

Una lucida e chiara analisi della realtà della famiglia e dell’amore coniugale (chiara, ma non riduttiva) con uno sguardo orientato al Vangelo permette al Pontefice di inaugurare un modo nuovo (ma non del tutto sconosciuto nella Chiesa) di guardare anche a queste famiglie in cui si vive il dramma della separazione e le difficoltà e fatiche di nuove unioni.

È così che il cap. VIII non risolve il problema di come trattare le situazioni “irregolari”, ma propone alcuni percorsi per far sentire la Chiesa vicino a queste realtà e senza rinunciare al Vangelo del matrimonio. Proprio l’indissolubilità del sacramento è infatti il motore indispensabile per avere una misura “colma e pigiata” (cf. Luca 6,37-38), che non sia un arido metro di giudizio, ma un modo per saper vedere anche al dolore di tante situazioni che non fanno notizia. Un percorso di comprensione e ascolto della storia di un separato può diventare il modo per capire a fondo la sua sofferenza. E su questa, come su tutte le sofferenze, il Vangelo del matrimonio può gettare luce, per cogliere quei chiaroscuri che molto spesso non si vedono, per chiarire il mistero irrisolto o incompiuto della coniugalità, ma soprattutto per non perdere la presenza di Gesù che è forte in chi cerca la verità e la salvezza.

In questa prospettiva di accoglienza, non vanno neanche nascosti i problemi. Primo fra tutti, la gestione dei figli in una situazione di separazione. Occorre creare una cultura capace di non lasciare soli i bambini che soffrono della separazione dei genitori, una cultura di adulti capaci di aiutarli, decifrando la loro tristezza e facendoli sentire sempre e comunque amati. Oggi le difficoltà di questi bambini sono taciute dai mass media, semplicemente non se ne parla. La Chiesa non può fingere che non esistano, deve interrogarsi per prima sulla loro realtà e trovare gli strumenti giusti per farli sentire speranzosi e coccolati da Dio, perché “chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me” (Matteo 18,5). Così come vanno aiutati i loro genitori, che se hanno visto spegnersi il loro rapporto non hanno spento di certo l’amore per i loro figli e per questo devono trovare persone capaci di aiutarli nell’esperienza educativa.

Un altro tema importante è quello della formazione dei sacerdoti, che possono faticare a discernere le diverse situazioni e a fornire le indicazioni, adatte. Su tutto questo c’è bisogno di confrontarsi, con calma e capacità di ascolto. Accompagnare e far luce su situazioni più difficili vuol dire anche andare più a fondo nella comprensione del Vangelo e della propria missione di comunità ecclesiale. E soprattutto c’è bisogno di preghiera, una preghiera che unisca e non divida, per capire dove si incamminano le strade dello Spirito.

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