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Gesù guarisce un lebbroso - cattedrale di Monreale (Wikimedia Commons)

Gesù guarisce un lebbroso - cattedrale di Monreale (Wikimedia Commons)

Lebbra: il virus più pericoloso è il pregiudizio

In collaborazione con altri enti, il Pontificio Consiglio degli Operatori Sanitari lancia un convegno di due giorni sulla cura del morbo di Hansen, che ancora affligge 200mila persone in tutto il mondo

Oggi definita clinicamente ed accademicamente come “morbo di Hansen”, la lebbra è oggi una malattia da cui si può guarire e le cui cure, peraltro, non sono troppo dispendiose. Eppure c’è ancora tanto da fare: il “virus” più grande che va debellato è tuttavia quello del pregiudizio.

Queste ed altre sfide saranno affrontate nel convegno internazionale Per una cura olistica delle persone affette dal morbo di Hansen rispettosa della loro dignità, in programma il 9 e 10 giugno, presso l’auditorium “P.Agostino Trape” dell’Isitituto Patristico Augustinianum di Roma.

Il convegno è promosso dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, assieme alle fondazioni Il Buon Samaritano e Nippon, in collaborazione con la Fondazione Raoul Follereau, il Sovrano Ordine di Malta e la Sasakawa Memorial Health Foundation.

Intervenendo in Sala Stampa Vaticana alla presentazione dell’evento, il segretario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, monsignor Jean-Marie Mupendawatu, ha ricordato come il morbo di Hansen, “benché oggi curabile, continua a colpire circa 200mila persone ogni anno, distruggendone di fatto il futuro sociale ed economico e condannandole all’emarginazione, spesso insieme al loro intero nucleo familiare”.

“Ancora oggi, purtroppo – ha proseguito Mupendawatu – chi ne è guarito ma è ormai segnato fisicamente da questo male, viene emarginato, si vede negati il lavoro, la vita sociale e, nel caso dei più giovani, la scolarizzazione o qualsiasi altra occasione formativa”.

Al giorno d’oggi, il morbo, ha ricordato il dirigente vaticano, “continua a diffondersi soprattutto in alcune zone economicamente più povere del pianeta come, ad esempio, in alcune aree del Brasile e dell’India”.

Obiettivo del congresso internazionale sarà quindi quello di “fare il punto della situazione e di promuovere sia la prevenzione e l’informazione, sia l’assistenza alle persone colpite, assicurandone il successivo reinserimento sociale”, ha proseguito il segretario del dicastero vaticano, auspicando infine che il convegno non sia “fine a se stesso” ma che, al contrario, possa dar vita a un “follow-up” e ad iniziative costruttive per il futuro.

È poi intervenuto il sottosegretario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, padre Augusto Chendi, M.I., fornendo un excursus storico dell’impegno della Chiesa in favore dei lebbrosi, contro “una malattia antichissima e molto temuta che costringeva – e purtroppo costringe ancora oggi – chi ne era affetto ad una emarginazione tale da causare una morte sociale prima ancora di quella fisica”.

L’imminente convegno, dunque, fornisce l’occasione per “riproporre quel gesto semplice del toccare e dell’accogliere”, un tempo proibito dalla legge mosaica che “per un retaggio culturale ancora oggi non estirpato anche dal nostro inconscio, soffrono non solo le conseguenze di una terribile malattia, ma quelle più atroci dell’emarginazione, dell’abbandono, della riduzione ad una condizione subumana”.

Da parte sua, la Chiesa “senza enfasi e senza ricerca di effimera notorietà”, da sempre svolge “un compito non solo di cura, ma anche di ‘solidarietà’ e di ‘tenerezza’ nonché di denuncia sociale”, secondo lo spirito della predicazione di papa Francesco, con la sua attenzione alla “prossimità” e alle “periferie”, ha sottolineato padre Chendi.

Numerosi sono i testimoni cristiani di questa vicinanza ai lebbrosi: oltre al citato Raoul Follerau, il religioso camilliano, ha ricordato il fiammingo Padre Damiano De Veuster, canonizzato nel 2009, il padre comboniano Giusué dei Cas, attivo nel Sud Sudan quasi un secolo fa, Santa Marianna Cope, il beato Jan Beyzym, Albert Schweitzer.

L’esempio che rimarrà indelebile nei secoli, tuttavia, rimarrà sempre quello di San Francesco d’Assisi, il quale, curando i lebbrosi, un giorno si imbatté con un malato che, invece di ringraziarlo, lo insultava. Francesco andò dunque davanti al Santissimo per pregare per questo infermo, poi, una volta tornato da lui, lo sentì domandargli: “Voglio che mi lavi tutto, perché emano un odore così cattivo che neanche io riesco a sopportarlo”.

“Il Santo non ci pensò due volte, chiese che gli portassero dell’acqua calda con erbe aromatiche, e man mano che lavava l’uomo vedeva la sua carne putrefatta recuperare il suo colore naturale. Alla fine il lebbroso guarì”, ha rievocato il sottosegretario del dicastero vaticano.

Caratteristica preminente del convegno internazionale sul morbo di Hansen sarà la sua impostazione interculturale e multireligiosa. Come ricordato da Yohei Sasakawa, saranno infatti presenti rappresentanti del cristianesimo, dell’ebraismo, dell’islam, dell’induismo e di altre confessioni: tutti accomunati dall’attenzione medica ed umana verso i lebbrosi.

Spiccheranno, durante le due giornate di sessioni, una ventina di testimonianze di persone guarite dal morbo di Hansen: “Comprenderete il coraggio e la grande forza di spirito che anima queste persone”, ha detto a tal proposito Sasakawa.

La Fondazione Nippon, ha spiegato il suo presidente, è impegnata nella cura della lebbra da circa 40 anni e, verso la fine degli anni ’90 ha permesso per la prima volta una cura gratuita per la patologia. “La nostra lotta alla malattia non si ferma mai – ha proseguito Sasakawa -. Nostro obiettivo è portare il numero dei lebbrosi da 200mila a zero”.

Anche il presidente della Fondazione Nippon ha insistito sulla necessità di combattere i pregiudizi che albergano finanche nelle famiglie dei malati. Egli stesso ha spiegato tale impegno con una metafora: per curare la lebbra, servono due macchine, “quella davanti è la terapia, quella che segue è la lotta contro le discriminazioni, se una delle due macchine non corre non si può fare nulla contro la malattia”.

Alla conferenza stampa hanno preso parte anche Roch Christian Johnson, Consigliere Medico della Fondazione Raoul Follereau, e Ivo Graziani, capo di gabinetto del Grande Ospedaliere del Sovrano Militare Ordine di Malta di San Giovanni di Gerusalemme, Rodi e Malta, che hanno illustrato i rispettivi principali progetti nella lotta alla lebbra.

Tra i relatori al convegno all’Augustinianum, figura il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, che il profondo legame tra la lebbra e la Misericordia.

I partecipanti all’evento che effettueranno anche nella giornata del sabato alcuni percorsi spirituali e culturali, confluiranno domenica in Piazza San Pietro per la Messa presieduta da papa Francesco, in occasione del Giubileo degli Ammalati e dei Disabili.

About Luca Marcolivio

Roma, Italia Laurea in Scienze Politiche. Diploma di Specializzazione in Giornalismo. La Provincia Pavese. Radiocor - Il Sole 24 Ore. Il Giornale di Ostia. Ostia Oggi. Ostia Città (direttore). Eur Oggi. Messa e Meditazione. Sacerdos. Destra Italiana. Corrispondenza Romana. Radici Cristiane. Agenzia Sanitaria Italiana. L'Ottimista (direttore). Santini da Collezione (Hachette). I Santini della Madonna di Lourdes (McKay). Contro Garibaldi. Quello che a scuola non vi hanno raccontato (Vallecchi).

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