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Lebbra

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Lebbra. Il cardinale Sarah: “L’antico stigma persiste ancora”

Al via, all’Agustinianum, il Convegno Internazionale “Per una cura olistica delle persone affette dal Morbo di Hansen rispettosa della loro dignità”

“Vi è un profondo legame tra la lebbra e la misericordia”. Così mons. Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, nel messaggio di saluto al Convegno Internazionale dal titolo Per una cura olistica delle persone affette dal Morbo di Hansen rispettosa della loro dignità, in corso presso l’Auditorium dell’Istituto Patristico Augustinianum di Roma. Il presidente non ha potuto parteciparvi per motivi di salute.

Il simposio di due giorni, con 45 nazioni rappresentate e 42 relatori, è organizzato dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, con la Fondazione Il Buon Samaritano e la Fondazione Nippon, in collaborazione con la Fondazione Raoul Follereau, il Sovrano Ordine di Malta e la Fondazione Sasakawa Memorial Health.

“Spesso in un Convegno pensiamo subito ai relatori e alle autorità, ma il mio primo pensiero oggi va ai malati e alle loro famiglie presenti qui con le loro storie” ha sottolineato mons. Jean-Marie Mupendawatu, segretario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari. “Tutti noi abbiamo un debito nei loro confronti”, ha aggiunto.

Ha preso dunque la parola Yohei Sasakawa, presidente della Fondazione Nippon e ‘Ambasciatore di Buona Volontà dell’Oms per l’eliminazione della lebbra’. “Molti esponenti della Chiesa Cattolica – ha ricordato – hanno consacrato la loro vita ai pazienti affetti dall’hanseniasi, penso a San Damiano de Veuster o alla Beata Madre Teresa, e ovunque sia andato ho registrato gratitudine verso la Chiesa”.  “La Fondazione Nippon – ha aggiunto – negli Anni ’90 ha deciso di rendere disponibile gratuitamente in tutto il mondo la terapia antifarmaco”. Un successo che, però, non deve far abbassare l’attenzione: “Stigma e discriminazione sociale rimangono ed è per questo che dal 2006 ogni anno lanciamo un appello globale per porvi fine”.

Al Convegno è intervenuto anche il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il quale ha sottolineato che “quando Gesù guarisce i lebbrosi trionfa sulle piaghe, purificandoli e reinserendoli nella comunità abolisce la separazione tra il puro e l’impuro”. “La carità contamina, l’incontro con Gesù, la compromissione tattile aiuta il lebbroso a guardarsi con occhi nuovi – ha spiegato il porporato -, colui che nessuno voleva più toccare è finalmente toccato da qualcuno”.

“Grazie ai risultati del programma per l’eliminazione della lebbra dai 10 milioni di malati di trent’anni fa si è passati agli 800mila del 1999, ma purtroppo persiste ancora oggi l’antico stigma del lebbroso” ha aggiunto Sarah. E, citando Papa Francesco, ha rimarcato che: “La carità, l’amore di Dio è toccare nei sofferenti la carne di Cristo”.

Nella prima parte del Simposio hanno preso la parola altri relatori. Tra questi Dominique Principe de La Rochefoucauld-Montbel, Grande Ospedaliere del Sovrano Ordine di Malta che ha evidenziato che “molti funzionari di Stati negano l’esistenza di nuovi casi, come accaduto ad esempio in Cambogia, e questo dà nuovo slancio alla malattia”.

“Il trattamento della lebbra non deve limitarsi ai farmaci, ma riguarda anche lo stato mentale, emotivo, spirituale affinché si riducano le sofferenze di queste persone”, ha affermato da parte sua Armindo F. Do Espirito Santo Vieira, ambasciatore della Repubblica di Angola presso la Santa Sede e decano del Corpo Diplomatico.

Vagavathali Narsappa, presidente Association of People Affected by Leprosy, ha invece offerto la sua testimonianza personale: “A 9 anni ho contratto la malattia, dopo due anni di cure la mia famiglia non mi ha riaccolto e ho trovato allora la mia vera famiglia in un centro di riabilitazione”, ha detto. “Oggi l’associazione di cui sono presidente collabora con nove centri che hanno in cura 20mila persone”.

A concludere la sessione Michel Récipon, presidente della Fondazione Raoul Follereau che ha contribuito alla diffusione della terapia multifarmaco. Da parte sua un vigoroso appello: “L’ignoranza è una delle piaghe del nostro mondo, è fondamentale che la conoscenza arrivi specialmente ai più giovani”.

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