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Pixabay CC0 - GregMontani, Public Domain

Le tragedie personali e comunitarie non provengono dal cielo!

Cambia radicalmente la vita dell’uomo se si sceglie di vivere nell’obbedienza del Padre, evitando di insecchirsi nell’animo

Siamo giunti ormai alla terza domenica della quaresima. Un percorso che non possiamo non considerare. Sarebbe una grave rinuncia soggettiva della possibilità di mettere ordine nella propria vita. Qui non si tratta di compiere un cammino per pochi eletti che viaggiano verso una perfezione interiore più grande; né una occasione speciale riservata a coloro che, avendo individuato una serie di errori fisici e morali, si trovino in cerca di redenzione. Questo tempo è prezioso per tutti. È una meraviglia offerta da Dio all’uomo, che mi auguro sfiori la mente e il cuore di economisti, agricoltori, pensionati, giovani, politici, mamme, promesse spose, religiosi, laici, ecc.

Si può cambiare il mondo, ma per farlo bisogna rinnovarsi dentro in profondità. Urge conquistare un nuovo pensiero e fare della fede il baluardo indistruttibile di ogni azione umana. Una fede che vinca, come quando si riesce a non cadere in tentazione; che si perfezioni, rinvigorisca, venga verificata ogni giorno. Ma non basta! Ecco perché da questa domenica, nel bel mezzo delle tappe quaresimali, viene forte l’invito a purificarla e renderla visibile a chiunque viva intorno a noi. Un processo graduale che ristora l’anima e assicura il corpo da ogni aggressione esterna.

Ma l’uomo è in grado di ben predisporsi per compiere un cammino necessario, perché tutto questo possa avvenire? Non sono forse un ostacolo le evasioni sollecitate dall’esterno? Le convenzioni umane truccate e pilotate? I mille cantori della verità che su ogni singolo argomento, compreso oggi quello della famiglia naturale, stordiscono il povero cittadino ignaro del tasso di falsità a cui è costretto ad esporsi? Molti, infatti, sono coloro che senza capire la gravità delle menzogne ascoltate, rispondono soltanto con una pericolosa passiva accettazione del pensiero altrui.

Tutte le tragedie personali e comunitarie che attraversano la vita dell’uomo non sono certo dalla volontà di Dio, come spesso si crede. Una convinzione artefatta oggetto, in molte occasioni, di un vero pensiero di auto santificazione. Una bandiera da sventolare nei momenti in cui l’aggressione di un qualsiasi evento esterno, non provochi dei danni alla propria persona o alla comunità di riferimento.

Come non riflettere su queste parole del teologo mons. Di Bruno: “Non si è giusti, convertiti, a posto con la coscienza, perché su di noi non è crollata la casa, la torre e neanche perché la nostra vita è stata risparmiata, mentre quella degli altri è stata presa in modo violento dagli uomini. Siamo giusti se produciamo il frutto che dona vita al mondo intero e che è lo Spirito Santo”.

Oggi invece, aggiunge il sacerdote, il discepolo di Gesù ha assunto dentro di sé un concetto minimalista della giustizia e dell’obbligo verso Dio. Basta non ammazzare fisicamente qualcuno per avere una coscienza pulita e ben ordinata. È difficile che qualcuno senta rimorso per la sua accidia spirituale e la mancanza di frutti dello Spirito Santo. L’essenziale è curare l’esteriorità di piccole e grandi cose. Noi tutti siamo come alberi piantati nella vigna del Signore, attraverso i nostri ruoli sociali, familiari. La volontà di Dio può o meno affermarsi sulla terra con il nostro modo di essere e di fare.

Essendo la volontà del Padre bene e amore per ogni uomo, il non realizzarla intorno al nostro spazio vitale, ci fa diventare orfani di un dono prezioso. Ognuno perciò dovrà produrre i suoi frutti per rinnovare se stesso e aprire una strada di luce per coloro che vivono assieme a noi. Lo ha fatto prima di ogni altro Gesù che, morendo sulla croce, ha prodotto lo Spirito Santo con il quale salvare e redimere la terra. Interrompere il ciclo di fruttificazione dello Spirito Santo significa rallentare il progresso dell’umanità, quello vero, con al centro la dignità e la libertà, nell’obbedienza, dell’uomo.

La parabola del fico sterile è il monito santo che il Figlio dell’Uomo utilizza per lanciare un avvertimento chiaro, duro, forse un po’ fuori dell’abituale linguaggio del Messia. La verità non ha però scorciatoie; non conosce finte espressioni verbali o azioni artefatte. Anche nel tempio, profanato dai venditori di ogni genere, Cristo non ha remore ad alzare la voce, fino al punto di adoperare la frusta per scacciare le “vipere” dal Tempio.

L’albero che non da frutti, va quindi tagliato, ma il contadino, legato al suo lavoro e alla terra che coltiva, chiede al padrone il permesso di poterlo lasciare sul terreno per un altro anno, il tempo di zapparvi attorno, concimarlo e fare il necessario per riattivare la sua funzione vitale. Se dopo questa ulteriore attenzione non ci saranno i risultati sperati, si procederà al taglio finale. È così la vita di ogni uomo. Chi non ha avuto la possibilità di entrare nella luce, dovrà essere aiutato dal suo sacerdote o da una guida spirituale ad entrare in sintonia con il cielo. Prima di perdere la salvezza è giusto che intorno a lui prenda vita la misericordia di chi può aiutarlo a trovare la giusta direzione.

Illuminante in proposito la parabola riportata da Luca: “Allora disse al vignaiolo: Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno? Ma quello gli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”.

Cambia radicalmente la vita dell’uomo se si sceglie di vivere nell’obbedienza del Padre, evitando di insecchirsi nell’animo e produrre così frutti buoni per se stessi e per il prossimo. Si invertono le prospettive. Ogni possibile tragedia personale o comunitaria non sarà più vista come una condanna divina o un regalo del cielo, a secondo degli esiti negativi o positivi raggiunti. Sarà più facile rendersi invece conto di trovarsi dinnanzi al corso naturale delle cose o di subire i riflessi di una responsabilità diretta dell’azione umana. Un corretto vissuto storico, o meno, determina di solito il risultato di cui, nel bene o nel male, si avranno gli effetti finali. Il cielo non è mai contro l’uomo!

Chi volesse contattare l’autore può scrivere al seguente indirizzo email: egidiochiarella@gmail.com. Sito personale: www.egidiochiarella.it. Per seguire la sua rubrica su Tele Padre Pio: https://www.facebook.com/troppaterraepococielo

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

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