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Le stragi visibili e quelle invisibili che si fatica a riconoscere

Siamo giustamente risentiti per il Male nel mondo ma ciò non basta se poi non si cerca di vivere nella pienezza della Parola

Anche alcuni importanti capi religiosi musulmani cominciano a chiarire con tono inequivocabile che non si può uccidere un uomo in nome di Dio e che qualsiasi forma di terrorismo porta l’uomo ad essere fuori dal cuore dell’umanità. In questi giorni si è detto che non vi è quindi nessuna guerra di religione in atto ma una violenza senza fine sollecitata da interessi di potere fanatico o meno, pronto a qualsiasi cosa pur di destabilizzare il dialogo di pace pazientemente costruito. Papa Francesco su questo tema, separando l’Isis dalla religione musulmana, è stato l’unico ad essere chiaro fin dal primo momento in cui il demone del terrorismo ha cominciato ad alzare il tiro.

La pace è nel cuore delle religioni monoteistiche, ecco perché la guerra e la violenza, alla base delle stragi visibili dei nostri tempi, hanno altre origini. Se un cattolico o un musulmano diventano “attori di sangue” si tratta di una distorsione del loro modo di essere, non certo di uno sconvolgimento del messaggio di pace delle religioni a cui aderiscono. I veri credenti in Cristo sanno che Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, affinché ognuno possa salvarsi in eterno. Cristo va in Croce per amore di ogni uomo.

La vita diventa così la cosa più sacra che esista sulla terra. A nessun uomo è mai permesso di uccidere un solo individuo nel nome di Dio Creatore. È il cuore malato dell’uomo la fonte di una così grave aberrazione religiosa, terreno fertile per i propositi del male che si consumano ogni giorno. Le stragi di questi ultimi tempi ci fanno toccare con mano la malvagità umana, ma esiste anche un male sotterraneo, sotto traccia, che consuma il mondo.

Non è forse dal cuore degli esseri umani che escono impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza?  Molti di questi elementi distruttivi a volte possono essere presentati con astuzia ed inganno, inserendosi nelle normali relazioni umane o nei palazzi dove si decide il destino delle nostre comunità.

Dure, ma veritiere, le parole del teologo calabrese Mons. Costantino Di Bruno in una sua riflessione su tale argomento: “Nelle nostre città civili non si uccide per diritto, per legge? Non si distrugge la famiglia per legge, per diritto? Non si ruba per legge? Nelle nostre città civili non si sta distruggendo la stessa natura umana per legge, per diritto? Non si è trasformato lo stesso matrimonio? Il matrimonio di vita oggi per legge non è stato costituito matrimonio di morte?”. Di queste cose chiaramente non se ne parla, perché ritenute probabilmente fonte di progresso, di libertà, di conquista sociale.

Si fa squadra solo sul male inconfondibilmente palese. Quanto clamore, ad esempio, per il sacerdote ucciso con brutalità in Francia mentre celebrava la santa messa! Magari anche da parte di chi non ha mai sentito il possibile grido di allarme quotidiano del suo parroco, sulla continua deriva dei valori umani! Distorsioni spesso comuni che stanno facendo deflagrare anche le società così dette evolute. Tutti ci siamo giustamente risentiti per quanto è successo all’anziano e umile ministro del Signore, ma ciò non basta se poi non si cerca di vivere nella pienezza della Parola.

In proposito ancora una riflessione di mons. Di Bruno: “Tutto il mondo si è indignato, è rimasto senza parola, si è ammutolito. L’odio in questo caso è visibile e gli effetti diventano eclatanti. Sei milioni di omicidi invisibili per legge in Italia non fanno però scalpore, non c’è indignazione. Si tratta di un odio legalizzato, legiferato, non è praticato in una Chiesa, ma in strutture bene attrezzate, confortevoli, con tanto di assistenza”.

Poi il religioso aggiunge una cosa molto bella su padre Jacques Hamel e su tutti i sacerdoti: “Un prete è consacrato al martirio. Lo ha scelto liberamente il giorno in cui si è conformato a Cristo. È la sua fine verso la gloria eterna. ‘Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi. Anzi verranno giorni nei quali chi vi ucciderà penserà di rendere gloria a Dio’. I nostri morti per leggi non hanno però fatto alcuna libera scelta di martirio”.

Queste ultime parole accendono i riflettori sull’apatia sociale che vige oggi sulla famiglia naturale; sull’aborto, sui i diritti richiesti al di fuori di una impalcatura oggettiva, ontologica e naturale; sulla teoria del gender. Un tale neologismo di nuova generazione non è forse una condanna a morte della natura dell’uomo? Eppure va avanti, fa proseliti, indirizza la società verso un appiattimento biologico molto discutibile e sferra un colpo mortale all’ordine naturale che ruota intorno alle cose e alle persone. L’identità sessuale diventa così una scelta individuale e non un dato oggettivo organico, con tutto ciò che ne consegue per l’equilibrio ordinario che ci circonda.

Se ci guardiamo intorno ci accorgiamo che tutti i Parlamenti si stanno adoperando, con sottile scaltrezza e sofisticati inganni, a promulgare leggi che nel tempo si trasformino in evidenti pretesti per alimentare le morti invisibili, di cui pochi si fanno memoria per gli altri. Ormai si è consacrati alla velocità fine a se stessa, per non trovarsi mai comunque indietro. Nello stesso tempo si fa fatica a riconoscere il valore di ciò che non sia eclatante, specie se non intacca il proprio status sociale. Vige un egoismo senza precedenti e ogni atto contro natura si spiega con il progresso e la libertà individuale, salvo poi ad accorgersi delle effettive rovinose conseguenze.

Chi detiene un minimo di saggezza personale non avrà, prima o poi, problemi a capire che se continueranno a crescere le morti invisibili di ogni tipo, la comunità degli uomini sarà destinata ad arretrare dinanzi alla storia. Si metterà a rischio la stessa grandezza umana di saper guidare un sicuro modello di sviluppo scientifico, finanziario ed etico. Un indirizzo stabile capace di armonizzare ogni cosa, fino a raggiungere quella biodiversità sociale e naturale su cui si regge la bellezza fisica e interiore del mondo.

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

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