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Le origini cattoliche del capitalismo

Nuova edizione di “Denaro e Paradiso” di Ettore Gotti Tedeschi

di Antonio Gaspari

ROMA, venerdì, 15 ottobre 2010 (ZENIT.org).- “Le origini e i principi essenziali del capitalismo sono cattolici, centrati sull’esaltazione della dignità dell’uomo”. Questo è quanto sostiene Ettore Gotti Tedeschi, Presidente dell’Istituto di Opere Religiose (IOR), nella nuova edizione ampliata del libro “Denaro e Paradiso. I cattolici e l’economia globale” (Lindau).

Con la prefazione del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Santa Sede, il libro è il risultato di una articolata intervista al noto banchiere, condotta dal giornalista e scrittore Rino Cammilleri.

Il volume, in questa nuova edizione aggiornata e ampliata contiene un commento all’enciclica “Caritas in Veritate”.

Alla domanda su quali sono le origini e i principi del capitalismo? Gotti Tedeschi, che è anche Presidente di Santander Consumer Bank e consigliere del Ministro del Tesoro italiano, risponde: “Le origini e i principi essenziali del capitalismo sono cattolici, centrati come sono sull’esaltazione della dignità dell’uomo. La tecnica deve poter progredire per liberare l’uomo dalla fatica. Il frutto del lavoro deve potersi tradurre in proprietà privata per assicurare all’uomo la libertà personale”.

“Il frutto del lavoro deve potersi tradurre in proprietà privata per assicurare all’uomo la libertà personale. Il tutto deve essere centrato sulla responsabilità personale vissuta con unità di vita. In pratica: stessi principi e comportamenti in casa, in chiesa e in bottega”.

“La teologia cristiana – precisa – ha sempre avuto una visione coerente su proprietà, progresso e sviluppo tecnologico, nella concezione cristiana la scienza non è mai stata in competizione o conflitto con la fede, semmai lo fu con la superstizione pagana. Dio infatti ha creato l’uomo ‘affinché operi’, dice la Genesi; da qui la vocazione umana – teologica al progresso scientifico e tecnico. In più l’incarnazione di Dio-Cristo è il chiaro esempio di come l’uomo possa praticare le virtù nelle sue attività umane e professionali”.

Gotti Tedeschi scrive inoltre che “nel pensiero cristiano i beni sono sempre stati subordinati ai fini ultimi, sono sempre stati considerati solo dei mezzi. Così, mentre da una parte la predicazione cristiana invitava al distacco, dall’altra la pratica operosità che consacrava il lavoro, lo studio e le tecniche faceva sì che nei ‘secoli bui’ i monasteri benedettini diventassero quasi delle Silicon Valley orientate a Dio a beneficio degli uomini”.

“Là – aggiunge – si posero le premesse indispensabili allo stesso capitalismo, si svilupparono tecniche di siderurgia, energia, idraulica, tessitura, costruzioni. Si ricordi che il primo trattato di arti meccaniche fu scritto nel XII secolo da un monaco benedettino. Innumerevoli argomenti a favore delle chiarissime radici cristiane della civiltà europea sono riferibili al ruolo avuto dai monasteri”.

Secondo Cammilleri i protestanti con la loro sottolineatura più dell’Antico che del Nuovo Testamento hanno per così dire esasperato certi aspetti del capitalismo che pure era stato inventato dai cattolici.

E Gotti Tedeschi spiega: “Con l’eresia protestante e la nascita di un modello economico protestante si crea una immagine deformata di capitalismo, che però nulla ha a che vedere con quella originaria cattolica. L’avversione per il capitalismo diventa persino ideologica”.

“In origine – continua il banchiere – quando era veramente cattolico, il capitalismo era apprezzato perchè lo si vedeva incentrato su virtù umane utili alla collettività quali l’iniziativa, la laboriosità, lo spirito di avventura e comportava il conseguente benessere di cui beneficiavano tutti”.

“E’ nel corso del XIX secolo – sostiene Gotti Tedeschi -, nella fase di industrializzazione della parte Nord del pianeta, quella protestante, che il capitalismo viene associato a spirito egoistico, disuguaglianza, sfruttamento, crisi economiche” quando non viene visto alla base del colonialismo, dell’imperialismo e delle guerre di sopraffazione.

Alla domanda se il pensiero cattolico ha avuto qualche influenza nel progresso economico, Gotti Tedeschi risponde: “in tutte le fasi storiche la principale preoccupazione della morale cristiana e poi cattolica è stata proteggere i più deboli, e con spirito operativo per lo sviluppo delle loro potenzialità. A ben pensarci è stato un pensiero che ha persino anticipato la logica del benessere nella globalizzazione”.

Infatti il continuo raccomandare la redistribuzione dei beni per assicurare la giusta partecipazione dei meno abbienti allo sviluppo economico ha stimolato e anticipato la fase di creazione di un potere d’acquisto diffuso per creare l’economia di massa; ciò ha permesso un incremento di benessere pur in presenza di poco “stato sociale” e soprattutto senza vistose “lotte di classe” .

“Dopo la Riforma – aggiunge – il pensiero protestante applicato alla sfera economica mostrò i suoi limiti. Quest’ultimo insisteva sulla natura umana cattiva”.

Nell’introduzione il Cardinale Tarcisio Bertone scrive: “Questo libro offre ulteriori motivi per riflettere sul senso da dare alla propria vita e alle proprie azioni, su cosa significhi fare economia in senso autentico perché, in realtà, l’economia ispirata ai criteri morali cristiani non manca di produrre veri e propri vantaggi competitivi. Non si tratta di un’irrealistica, velleitaria utopia ma della concreta possibilità, oggi più che mai attuale, di un’economia capace di far convivere esigenze produttive, benessere materiale e pienezza umana”. 

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