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The Works of Mercy

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Le opere di Misericordia corporali e spirituali: un legame inscindibile

Ogni opera di misericordia corporale sana le ferite del cuore, ed ogni opera di misericordia spirituale rinfranca le piaghe dell’umanità sofferente

L’Anno giubilare della Misericordia indetto da Papa Francesco invita ogni uomo e donna ad attraversare la Porta Santa della misericordia per fare l’esperienza dell’amore gratuito di Dio nella cancellazione delle pene temporali e per trasformarci in strumenti della carità cristiana compiendo le opere di misericordia.

Uno dei primi risultati prodotti da questo Anno giubilare è stato quello di riparlare delle opere di misericordia corporali e spirituali che la Chiesa propone a tutti i fedeli come via di gioia, pace e carità cristiana. Queste opere hanno una radice evangelica epossono essere considerate come un compendio della vita cristiana in quanto fondate sugli insegnamenti e sugli esempi di Gesù.

Riflettere sulla totalità di queste 14 opere (7 corporali e 7 spirituali) non significa solo conoscere l’opera che Gesù vuole realizzare attraverso i suoi discepoli per mezzo dello Spirito Santo, ma vuole essere un invito ad interrogarsi sulla veridicità e la profondità della propria fede, che è autentica solo quando produce frutti attraverso le opere di misericordia.

Una delle dimenticanze più frequenti è quella di restringere i comandamenti, le beatitudini e le opere di misericordia. Dio non chiede di osservare solo alcuni comandamenti, ma di valutare ogni azione alla luce dell’interezza dei dieci comandamenti intimamente collegati tra loro. Ad esempio, la disobbedienza al quarto comandamento conduce a disonorare il padre e la madre creando una situazione che allontana dall’ascolto della Parola di Dio, dalla frequentazione della Chiesa e del parlare di Dio con parole lontane dalla rivelazione e della tradizione cristiana.

La stessa cosa vale per le opere di misericordia corporali e spirituali. Dare da mangiare ad un affamato non si riduce a condividere il pasto con una persona povera, ma significa prima di tutto consolare l’afflizione del disagio che ha condotto quell’essere umano a  vivere l’emarginazione familiare e sociale. Visitare i carcerati non vuole dire solo recarsi all’interno di un istituto penitenziario per compiere una visita di cortesia, ma significa consigliare i dubbiosi che fanno fatica a credere nella potenza del perdono di Dio.

Quanto bisogno hanno la Chiesa e la società intera di recuperare questa interezza della rivelazione di Dio che molto spesso viene ridotta provocando effetti visibili dell’esclusione e dello scarto dei bisogni degli uomini? Il rifiuto del flusso di migranti che chiedono ospitalità nella nostra Europa, il dimenticarsi dei bisogni del vicino di casa che vive difficoltà la relazione con il coniuge e nell’educare i figli, il rimandare il perdono o l’accettazione sincera delle scuse con una persona con la quale si ha litigato, il rifiutare a priori di sopportare pazientemente le offese ricevute ritenendo di avere sempre crediti verso l’altro. E ancora il tacere piuttosto che ammonire i peccatori per la paura di essere a sua volta corretti, il dedicare un tempo sufficiente per parlare con una persona dubbiosa sulla situazione di sofferenza che sta vivendo…

La totalità delle opere di misericordia rispecchia la composizione dell’essere umano fatto di carne e anima. Ogni opera di misericordia corporale sana le ferite del cuore, ed ogni opera di misericordia spirituale rinfranca le piaghe dell’umanità sofferente. La sapienza della Chiesa ricevuta dall’effusione della Spirito Santo ha sempre compreso che dare da mangiare ad un affamato significa nutrire il cuore indebolito dalla paura e dall’abbandono. Dare da bere ad un assetato significa rendersi disponibili all’ascolto della vita delle persone; accogliere un profugo vuole dire ridare la speranza cristiana di un Dio che provvede alla necessità primarie dei suoi figli; vestire un persona che possiede un solo vestito per l’estate e uno per l’inverno significa restituire dignità umana; visitare un malato significa alleviare quella solitudine interiore che l’infermità produce; visitare un carcerato significa liberare il cuore dal peso dell’errore che ha commesso e restituirgli quella dignità a cui ogni uomo anela di recuperare con la misericordia di Dio.

La vita di tutti i giorni è fatta di esteriorità ed interiorità, corporeità e spiritualità, parole ed azioni, pensieri e gesti. L’Anno della misericordia ci invita pertanto a non scindere questo binomio vitale con il quale ogni essere umano è stato creato. Quando compiamo un gesto non accontentiamoci di vedere solo l’aspetto superficiale, ma siamo invitati ad avere uno sguardo di compassione che è capace di vedere i veri bisogni del cuore dell’uomo. Non lasciamoci ingannare dall’opere del demonio che non solo vuole dividere gli uomini ma cerca in tutti i modi di creare inimicizia tra i desideri del corpo e dello spirito. L’Anno della misericordia è l’invito a riscoprire la comunione tra fede ed atti, tra opere di misericordia corporali e spirituali, per ridare speranza ad un mondo che si è dimenticato Dio e della verità sull’uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio.

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