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Le opere cinesi della Biblioteca Vaticana riunite in 44 volumi

Domani a Roma, presso la Casanatense, la presentazione dei primi volumi della “Collezione delle opere storiche e letterarie cinesi di epoca Ming e Qing” contenute nella BAV

Saranno presentati domani a Roma, presso la Biblioteca Casanatense, i primi 44 volumi della “Collezione delle opere storiche e letterarie cinesi di epoca Ming (1368 – 1644) e Qing (1644 – 1911) contenute nella Biblioteca Apostolica Vaticana”.

Il progetto complessivo – che rappresenta indubbiamente un passo avanti nel dialogo tra Santa Sede e Pechino – prevede la pubblicazione, in forma anastatica, di 44 volumi. Esso nasce dalla collaborazione fra l’Università di lingue straniere di Pechino e la Biblioteca Vaticana, con l’ausilio dell’Università La Sapienza e dell’Istituto Confucio di Roma. 

“Le prime intese con Pechino sono iniziate nel 2008”, spiega alla Radio Vaticana mons. Cesare Pasini, prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, “negli anni successivi abbiamo iniziato la digitalizzazione dei manoscritti e oggi, grazie a un editore cinese, possiamo presentare i primi 44 volumi con 170 titoli”.  

“Il primo passo – aggiunge Pasini – è consistito nell’individuazione dei pezzi da pubblicare. In Biblioteca abbiamo circa tremila pezzi, tra stampati e manoscritti, che vengono dalla Cina. Abbiamo dovuto scegliere quelli utili al progetto e soprattutto quelli di cui non esistono altrove altre copie. Poi siamo passati alla digitalizzazione”.   

Già dal 1500 la Biblioteca Vaticana si è aperta alle opere cinesi, accogliendo manoscritti di missionari come ad esempio il gesuita Matteo Ricci, che – sottolinea il prefetto – “con i loro viaggi in Cina permisero uno scambio importante di testi, producendo anche traduzioni o testi in cinese, per la catechesi, per illustrare le conquiste occidentali o, in senso inverso, per far conoscere la cultura e il pensiero cinesi in Europa”.

Fra le opere di provenienza cinese presenti anche quelle dei missionari gesuiti, francescani, domenicani o di altri ordini religiosi. “Si tratta di testi pubblicati in Cina e in Europa che furono fondamentali per la comunicazione tra Oriente e Occidente – prosegue Pasini -. Essi permisero una conoscenza reciproca ai più svariati livelli: anche teologico e filosofico, ma anche scientifico o letterario. Un dialogo tra popoli e culture spesso promosso dai missionari”.

“Oggi, anche se con mezzi tecnologici diversi – soggiunge il presule – questo scambio continua e abbiamo l’opportunità di conoscerci meglio. Spesso mi viene da dire che la cultura conosce le vie del dialogo”. 

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