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Le Olimpiadi tra fede e sport

Atleti, campioni e non , accomunati da giochi, umanità e fede

“L’importante non è vincere ma partecipare”. Questo celeberrimo motto di Pierre de Coubertin (1863-1937), pedagogista e storico francese, fondatore dei moderni Giochi Olimpici, torna d’attualità ogni quattro anni, in occasione della celebrazione delle Olimpiadi.

Le Olimpiadi sono infatti il momento in cui gli sport cosiddetti “minori” (in quanto privi di finalità professionistiche e motivazioni economiche) possono disporre di un importante palcoscenico mediatico e comunicare al grande pubblico tutto il loro fascino. Accanto a volti già noti, abbiamo così l’occasione di scoprire giovani atleti il cui nome è ancora poco conosciuto, ma che si dimostrano capaci di imprese epocali.

Imprese sportive che poggiano sulla capacità di dedizione, sul sacrificio, la passione… ma anche su valori come l’amicizia, il piacere di stare insieme, di divertirsi in modo sano, di ricercare significati che vadano oltre gli aspetti materiali e quotidiani della vita.

Tra questi valori c’è anche la fede religiosa. Una componente spesso sottovalutata ma che svolge una fondamentale funzione nella crescita della personalità dell’individuo, propedeutica alla simbiosi fisica e spirituale che, nello sport, s’esprime al massimo grado.

Abbiamo già affrontato questi temi durante la presentazione del libro Campioni di vita (2015, Ed. Zenit Books – Ares), nel quale atleti internazionalmente noti parlavano del loro percorso di fede e della sua importanza nella loro vicenda esistenziale.

A tale proposito, ci piace ricordare le parole di Lorenzo Porzio, canottiere mondiale ed olimpico e oggi affermato direttore d’orchestra: “La fede è alla base della mia vicenda umana. Ho cominciato suonando l’organo in Chiesa, e ancora oggi ogni domenica suono l’organo della Basilica di piazza Euclide, nel quartiere Parioli di Roma. Lo faccio perché mi piace, ci credo e sono riconoscente per quanto la Chiesa mi ha dato negli anni difficili della mia formazione…”.

Oppure le parole di Annalisa Minetti, cantante e campionessa paraolimpica: “Posso dire che mi sento eletta; è come se avessi un dono, la fede, che mi dà la tranquillità di saper aspettare, di saper capire, di poter interpretare i fatti. Attraverso la giusta interpretazione, arriva sempre il giorno in cui realizzi il perché di quel dolore, di quell’avvenimento. Tutto sta nel saper vedere con altri occhi… gli occhi del cuore”.

Oggi il tema del rapporto tra fede e sport si ripropone in occasione delle Olimpiadi di Rio 2016. Anche qui troviamo atleti di eccezionale livello che individuano nella fede un elemento fondamentale per la costruzione della loro identità personale, e quindi anche dei loro successi sportivi.

Possiamo citare Giovanni Pellielo, il rappresentante dell’Italia nella disciplina del tiro a volo, vincitore di 4 medaglie olimpiche individuali, 10 titoli mondiali e 12 titoli europei. Anche alle Olimpiadi di Rio, sua settima partecipazione olimpica, Pellielo si è particolarmente distinto conquistando la medaglia d’argento nella specialità “fossa olimpica” maschile (in inglese: trap).

Il tiro a volo è una disciplina di destrezza e di elevati contenuti tecnici, che richiede capacità di coordinamento e di grande concentrazione. Doti che possono ricollegarsi, in qualche misura, agli orientamenti spirituali di Pellielo, che non ha mai nascosto la sua intensa fede religiosa. Un cattolico praticante, che coltiva un’idea dello sport come mezzo per raggiungere la fratellanza umana e che è un assiduo lettore dei testi di Joseph Ratzinger.

Durante il Grande Giubileo dell’Anno 2000, Giovanni Pellielo – che ha fondato, tra l’altro, un gruppo di solidarietà, denominato Team Shooting J.P., a sostegno dei più bisognosi – è stato ricevuto in udienza da Papa Giovanni Paolo II e, nello stesso anno, è stato insignito del “Discobolo d’oro” dal cardinale Camillo Ruini a Castel Gandolfo, in occasione della festa nazionale del CSI, il Centro Sportivo Italiano.

Ma atleti fedeli al credo religioso sono presenti anche tra gli stranieri. Atleti che non solo coltivano la fede nel loro cuore, ma che ne parlano apertamente dando un forte segnale educativo ai milioni giovani che, attraverso i teleschermi, seguono le loro imprese sportive. Ecco alcuni nomi con le loro dichiarazioni di fede.

Katie Ledecky, nuotatrice: “La fede cattolica è per me molto importante. Mi aiuta a vedere le cose in prospettiva. Prima di ogni competizione recito una o due preghiere, che hanno su di me un meraviglioso effetto calmante…”.

Katharine Holmes, schermitrice: “Ho una conversazione quasi continua con Dio, che attraverso lo sport mi ha dato un dono…”.

Thea LaFond, atleta del salto triplo: “Anche se Dio è alto e onnipotente, puoi parlare con lui come se fosse il tuo migliore amico…”.

Joe Maloy, campione di triathlon: “I miei insegnanti e allenatori mi hanno insegnato che cosa significa avere fede e battersi per degli ideali. E al tempo stesso, lavorare per rendere il mondo un po’ migliore…”.

Juan Martin del Potro, tennista: “Nel maggio 2015 fui ricevuto in Vaticano da Papa Francesco. È stato per me un momento unico. Un momento che non dimenticherò mai…”.

Steven Lopez, campione di taekwondo: “La fede è la componente chiave su cui ho costruito il successo. Ho sempre pregato di poter restituire ciò che ho ricevuto…”.

Kyle Snyder, campione di wrestling: “Sapere che Dio ha un piano per me, mi ha sempre aiutato a vivere una vita priva di preoccupazioni e di stress…”.

E poi ancora altri nomi di atleti per i quali fede ha giocato un ruolo chiave nello sport e nella vita: Amanda Polk (canottaggio femminile); Simone Biles (ginnastica); Sydney McLaughlin (atletica leggera); Kerri Walsh (pallavolo).

Possiamo dire, con ciò, che le Olimpiadi – oltre alle suggestioni ben note, come la partecipazione popolare, gli eventi mediatici e l’entusiasmo agonistico – possono suggerire anche un’altra chiave di lettura: quella proposta da Papa Francesco nel suo videomessaggio che contiene l’intenzione di preghiera per il mese di agosto.

“Con lo sport – ha auspicato il Santo Padre – è possibile costruire una cultura di incontro tra tutti per un mondo di pace. Mi piace sognare lo sport come pratica della dignità umana, trasformata in un veicolo di fraternità. Vogliamo allenarci insieme con questa intenzione di preghiera? Che lo sport promuova l’incontro fraterno tra i popoli e contribuisca alla pace nel mondo…”.

 

 

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