Dona Adesso
Meeting with thousands of youths at the Kasarani sports center in Nairobi

PHOTO.VA

Le mani strette di Bergoglio contro corruzione e tribalismo. Con il rosario e la Via crucis sempre in tasca…

Appassionato discorso del Papa nello Stadio Kasarani: 70mila giovani uniti contro il tribalismo, poi la denuncia alla corruzione che “c’è anche in Vaticano” e la speranza per chi è vittima di reclutamento

Per capire l’atmosfera che precedeva l’arrivo del Papa allo Stadio Kasarani, dove si è svolto l’incontro con i giovani di Nairobi, bastava osservare un  unico fotogramma: un lungo trenino danzante capeggiato addirittura dal presidente Uhuru Kenyatta, seguito dagli animatori e da una quindicina di vescovi che non hanno resistito al ritmo della musica. Canti, balli di gruppo, flash mob ed esecuzioni musicali, nel tipico stile ‘effervescente’ della gioventù africana, ha caratterizzato tutto l’evento ultima tappa della visita di Francesco in Kenya.

Gli oltre 60mila giovani sono assiepati sugli spalti fin dalle prime ore dell’alba. Per loro oggi è festa: le scuole sono chiuse e a lavoro ci si è presi le ferie. L’attesa per il Successore di Pietro è troppo forte. Francesco arriva puntuale intorno alle 8.30 e compie il consueto giro in papamobile, mentre la gente urla, canta, fotografa, fa la ‘Ola’, agita braccia, bandiere e striscioni. Il Papa saluta i vescovi ‘ballerini’ che poi incontra in una sala privata dello Stadio e una volta sul palco rimane quasi a bocca aperta nel vedere l’accoglienza riservatagli; poi benedice tre piante portate dai ragazzi e riceve una placca indicante il numero di rosari recitati in questi mesi secondo le sue intenzioni.

La gioia dilagante si copre presto di un velo di commozione al momento delle testimonianze di due giovani: Manuele e Linette che esprimono al Papa la propria preoccupazione per i casi di droga, violenza, terrorismo e tribalismo che i giovani kenioti sono costretti a subire. Testimonianze troppo forti da rispondere con un testo pre-scritto: Bergoglio cestina infatti il discorso preparato e si lancia in una lunga e appassionata allocuzione a braccio, in spagnolo, in cui stigmatizza i mali di tribalismo e corruzione e lancia una speranza per i giovani vittime di reclutamento, di disoccupazione o di abbandono da parte delle loro stesse famiglie.

La vita piena di difficoltà e inviti al male. Ma i giovani possono scegliere 

“Perché succedono la divisione, la lotta, la guerra, la morte, il fanatismo, la distruzione fra i giovani? Perché c’è questo desiderio di auto-distruggerci?”, è la domanda cruciale da cui si snoda la riflessione del Papa. Che trae spunto dalle radici, ovvero dalle prime pagine della Bibbia, in cui “in mezzo a tutte quelle meraviglie che ha fatto Dio, un fratello uccide un altro fratello, e lo spirito del male porta alla distruzione”. È questo spirito del male che “ci porta alla disunione, al tribalismo, alla corruzione, alla dipendenza dalla droga”, afferma il Papa.  

Come fare allora “perché un fanatismo ideologico non ci rubi un fratello, un amico?”, domandava Manuel. “C’è una parola che può sembrare scomoda ma non la voglio evitare”, risponde Francesco: pregare. “Un uomo perde il meglio del suo essere umano quando si dimentica di pregare perché si sente onnipotente, perché non sente il bisogno di chiedere aiuto davanti a tante tragedie”. E la vita, la terra, è piena di queste tragedie, piena di “difficoltà” e anche di “inviti a deviare verso il male” 

Ma ci sono però due modi per affrontarle: “O la si guarda come qualcosa che ti blocca, ti distrugge, ti tiene fermo, oppure la guardi come un’opportunità. A voi giovani spetta scegliere. Per me una difficoltà è un cammino di distruzione o è una opportunità per superare tutta la situazione mia, della mia famiglia, delle mie comunità, del mio paese?”. Quindi la libertà di domandarsi: “Quale cammino voglio scegliere? Quale di queste due cose voglio scegliere? Farmi sconfiggere dalla difficoltà o considerare la difficoltà un’opportunità, con cui posso vincere io?”. “Voi – insiste il Papa – volete superare queste sfide o lasciarvi vincere dalle sfide? Voi siete come gli sportivi che quando vengono a giocare qui nello stadio vogliono vincere o siete come quelli che hanno già venduto la vittoria agli altri e si sono messi la vittoria in tasca? A voi spetta scegliere”. 

Tutti uniti contro il tribalismo: “Distrugge le nazioni”

Parlando di sfide, una enorme in Africa – rileva il Santo Padre – è quella del tribalismo. Esso, afferma, “distrugge una nazione. Il tribalismo vuol dire tenere le mani nascoste dietro di noi e avere una pietra in ogni mano per lanciarla contro l’altro”. Il tribalismo “si vince solo con l’ascolto”: prima “con le orecchie” domandando: “Quale è la tua cultura? Perché sei così? Perché la tua tribù ha questa abitudine, questo costume? La tua tribù si sente superiore o inferiore?”. Poi “con il cuore”, aprendolo, e infine “con la mano” tenendola per continuare il dialogo.  “Se voi non dialogate e non vi ascoltate tra di voi allora ci sarà sempre il tribalismo come un tarlo che corrode la società”, ammonisce il Papa, e invita i migliaia di presenti, a prendersi per mano, in piedi, “come segno contro il tribalismo”. “Tutti siamo un’unica nazione. We are all a nation”, urla il Papa, mentre nello stadio una suggestiva rete di mani e di braccia si intreccia per mostrare il desiderio di sconfiggere questa piaga per l’Africa.

La corruzione: uno zucchero che avvelena. “E c’è anche in Vaticano”

Tuttavia c’è un’altra piaga in Africa, ed è la corruzione. “Si può giustificare la corruzione? Come possiamo essere cristiani e combattere il male della corruzione?”, interroga il Papa. Racconta quindi l’aneddoto di un giovane ventenne argentino che “voleva dedicarsi alla politica, studiava, era entusiasta, andava da una parte all’altra, e ha trovato un lavoro in un ministero. Un giorno ha dovuto decidere su cosa doveva comprare. E allora ha chiesto tre preventivi, li ha esaminati e ha scelto il più economico, il più conveniente. Poi è andato nell’ufficio del capo perché lo firmasse. ‘Perché hai scelto questo?’. ‘Perché bisogna scegliere il più conveniente per la finanza del paese’. ‘No! Devi scegliere quelli che ti danno di più da metterti in tasca!’. Il giovane ha risposto al capo: ‘Io sono venuto a fare politica per aiutare la patria, farla più grande’. E il capo gli risponde: ‘Io faccio politica per rubare’”. 

È solo un esempio di corruzione ma “questo si trova non solo in politica, ma in tutte le istituzioni, incluso nel Vaticano”, osserva Francesco, e paragona il male della corruzione allo “zucchero”, che “ci piace, è facile”, ma che poi ci fa fare “una brutta fine”. “Invece di tanto zucchero facile, finiamo diabetici oppure il nostro paese finisce per ammalarsi di diabete. Ogni volta che accettiamo una tangente, che accettiamo una bustarella e ce la mettiamo in tasca, distruggiamo il nostro cuore, la nostra personalità, la nostra patria. Per favore non prendete gusto a questo zucchero che si chiama corruzione”, mette in guardia il Santo Padre. Come combattere allora questo zucchero velenoso? “Come in tutte le cose occorre iniziare; se non volete la corruzione nel vostro cuore, nella tua vita, nella tua patria, comincia tu! Se non cominci tu non comincerà neanche il vostro vicino”. 

I soldi rubati, quando morirai, li lasci qua e li userà un altro. Ma lascerai qua anche le ferite provocate alla gente

Inoltre la corruzione “ci ruba la gioia, ci ruba la pace. La persona corrotta non vive in pace”, rimarca il Pontefice. E racconta un altro “fatto storico” di un uomo così corrotto da far esclamare ad una signora, durante il suo funerale: “Non riuscivano a chiudere la bara perché voleva portarsi via tutto il denaro che aveva rubato”. Ecco, dice Francesco, “quello che voi rubate con la corruzione, rimarrà qui e lo userà un altro, ma anche rimarranno – e questo dobbiamo veramente registrarlo nel cuore – tanti uomini e donne che sono rimasti feriti dal tuo esempio di corruzione. Rimarrà la mancanza di bene che avresti potuto fare e non hai fatto. Rimarrà nei ragazzi malati, affamati, perché il denaro che era per loro a causa della tua corruzione l’hai tenuto per te. Ragazzi e ragazze, la corruzione non è un cammino di vita, è un cammino di morte”.

Il sorriso mezzo di comunicazione contagioso, più della tv

Di fronte a queste brutture della vita, il Papa invita a usare a dovere i mezzi di comunicazione: ma non tv, internet e radio, bensì la parola, il gesto, il sorriso. “Primo gesto di comunicazione è la vicinanza, è cercare l’amicizia”, dice, “se voi parlate bene tra di voi, se sorridete, se vi avvicinate come fratelli, se siete vicini l’uno all’altro, anche se appartenente a tribù differenti, anche quelli che hanno bisogno, gli abbandonati, gli anziani che nessuno visita se siete vicini a loro, questi gesti di comunicazione sono più contagiosi di qualunque rete televisiva”. 

Reclutamento giovani: “Se un ragazzo non lavora cade nella delinquenza!”

Poi affronta un altro spinosissimo tema che segna la gioventù africana: il reclutamento di numerosi ragazzi in gruppi cellule terroristiche. Come impedire questo flusso? Cosa fare per far tornare a casa questi giovani? Per rispondere dobbiamo fare un passo indietro, spiega il Papa, e capire “perché un giovane pieno di illusioni si lascia reclutare oppure va a cercare per essere reclutato, si allontana dalla sua famiglia, dai suoi amici, dalla sua tribù , dalla sua patria, si allontana dalla vita perché impara a uccidere”. 

Tale quesito Bergoglio lo rimbalza alle autorità: “Se un giovane, un ragazzo o una ragazza, non ha lavoro, non può studiare, che può fare? Può cadere nella delinquenza o in una forma di dipendenza, oppure suicidarsi. O ancora arruolarsi in qualche attività che dimostri una finalità nella vita e che magari lo ha sedotto o ingannato”. Il primo antidoto è dunque l’educazione “anche di emergenza, di piccoli incarichi”, poi il lavoro, perché “se un giovane non ha lavoro quale futuro gli rimane?”. Proprio lì è il pericolo, “un pericolo sociale che va al di là di noi, al di là del paese, perché dipende da un sistema internazionale che è ingiusto, che ha al centro dell’economia non la persona ma il dio denaro”. Anche, rimarca il Pontefice, bisogna pregare, “però forte” perché “Dio è più forte di ogni reclutamento”. E bisogna parlare a questi ragazzi “con affetto, con simpatia, con amore e con pazienza”, invitarli magari “a vedere una partita di calcio, a fare una passeggiata, a partecipare al vostro gruppo, non lasciarli soli”.  

Con il rosario e la Via Crucis sempre in tasca…

Un ultimo nodo da sciogliere è il seguente: “Come possiamo vedere la mano di Dio nella tragedie della vita?”. Non c’è una risposta, dice Papa Francesco, “per quanto uno si sforzi di pensare non riesce a trovare una spiegazione”. Non c’è una risposta, ma “c’è un cammino” ed è guardare a Gesù Cristo che Dio “ha consegnato per salvare tutti noi”. “Dio stesso si è fatto tragedia, Dio stesso si è lasciato distruggere sulla croce e quando c’è un momento che non capite, quando siete disperati e il mondo vi cade addosso, guardate la Croce. Lì c’è il fallimento di Dio, la distruzione di Dio, ma lì c’è anche una sfida alla nostra fede: la speranza perché la storia non è finita in quel fallimento, ma c’è stata la resurrezione che ha rinnovato tutti”. Proprio per questo il Santo Padre ammette di portare sempre con sé, in tasca due cose: un rosario per pregare e una piccola Via Crucis, la “storia del fallimento di Dio”. “Con queste due cose mi arrangio come posso… E non perdo la speranza”, spiega.   

Non avete mai ricevuto affetto? Amate gli altri! La carne si cura con la carne

Conclude poi con un invito alla speranza per tutte quelle persone abbandonate alla nascita o dai genitori, o che non sentono l’affetto della famiglia. Ma anche per tutti gli anziani “che sono soli, senza che nessuno li visiti, a cui nessuno vuole bene”. “C’è in solo rimedio per uscire da queste esperienze negative di lontananza e mancanza di amore – sottolinea il Papa -: fare quel che io non ho ricevuto. Se voi non avete ricevuto comprensione, siate comprensivi con gli altri; se non avete ricevuto amore, amate gli altri; se avete sentito il dolore della solitudine, avvicinatevi a quello che sono soli, la carne si cura con la carne e Dio si è fatto carne per curare noi. Quindi anche noi dobbiamo fare lo stesso con gli altri”. 

Dio ha un solo difetto: non può smettere di essere Padre

“Prima che l’arbitro fischi la fine”, Papa Bergoglio conclude l’incontro con un sentito “grazie”: “Per essere venuti, per avermi permesso di parlare nella mia lingua materna, per aver pregato tanti rosari per me. Continuate a pregare per me, perché anche io ho bisogno e molto”. Poi invita tutti a mettersi in piedi e, stringendosi le mani, a pregare questo “Padre del Cielo che ha un solo difetto: non può smettere di essere Padre”. 

About Staff Reporter

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Etiam vitae libero quis nunc porta viverra. Suspendisse ultricies, metus vel condimentum viverra, augue nisi aliquam mi, cursus posuere velit lacus eu metus. Phasellus elementum eros viverra dignissim interdum. Praesent sed consectetur nulla. Suspendisse eget bibendum purus. Sed ut dui a tortor ullamcorper condimentum at nec nibh. Pellentesque suscipit vulputate faucibus.

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione