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Le guerre per l’energia

Un’analisi dei recenti conflitti economici alla luce dei profondi cambiamenti nella situazione energetica e geopolitica

L’energia è la forza che muove il mondo. Per fare crescere un Paese è necessaria l’energia delle persone che ne fanno parte. C’è però un altro tipo di energia che è indispensabile per lo sviluppo del mondo di oggi ed è l’energia che illumina le nostre case, dà vita alle nostre industrie e fa muovere i nostri mezzi di trasporto. Il gas naturale è una materia prima che, tra le altre, fornisce questa energia. Il suo ruolo e la sua importanza sono enormemente cresciuti negli ultimi 30 anni.

Per di più, il gas naturale può essere annoverato tra le energie pulite grazie al fatto che le sue emissioni di anidride carbonica sono molto più basse  dei prodotti derivati dal petrolio e del carbone. Tra il 1980 e il 2010 i consumi mondiali di gas sono passati da 53 trilioni di piedi cubici a 113 trilioni. Stime autorevoli prevedono un consumo globale di 185 trilioni di piedi cubici nel 2040.   

E’ difficile trovare una crescita così spettacolare di una materia prima nella storia del mondo in un così breve lasso di tempo. La principale difficoltà nell’utilizzo del gas naturale è il suo trasporto. All’origine si può trovare associato all’ estrazione del petrolio o in giacimenti a sé stanti.

Per trasportarlo, oltre ad uno stoccaggio separato sul luogo di estrazione, occorrono gasdotti che o lo convogliano verso un porto oppure devono attraversare molti  stati sovrani per arrivare ai consumatori finali. Siccome i gasdotti non possono attraversare gli oceani, sono necessarie navi, dette metaniere o gasiere, per il suo trasporto. Queste navi sono più costose delle normali petroliere per ragioni tecniche e di sicurezza.

Per essere trasportato via mare infatti il gas deve essere ridotto di volume , compresso nonché portato ad una temperatura tale (circa -160 gradi centigradi) da renderlo liquido e non infiammabile.

Quanto detto sopra, in maniera molto semplice, spiega perché, fino agli anni ’80 l’utilizzo del gas era limitato. Nei grandi paesi produttori, che non avevano le infrastrutture di cui sopra il gas che usciva dai pozzi insieme al petrolio grezzo, veniva bruciato sul posto. In gergo si diceva che finiva in torcia.

A seguito del costante aumento del prezzo del petrolio verificatosi a partire dalla metà degli anni settanta, la costruzione delle infrastrutture necessarie per l’utilizzo del gas naturale è diventata economicamente conveniente e si è assistito ad uno spettacolare sviluppo nella realizzazione di gasdotti internazionali oltre che di metaniere.

Decine di migliaia di km. di gasdotti percorrono oggi l’Europa e l’Asia, attraversano il Mediterraneo, il Mar Nero, il Mar Caspio, la Turchia  mentre altrettanti si diramano nel nord e nel sud America. Molti altri sono in costruzione o in via di progettazione in Eurasia e Medio Oriente ed è evidente che in questa immensa scacchiera si stiano giocando partite di enorme importanza

E’ indubbio che le conseguenze economiche e geopolitiche siano di portata mondiale. Per quanto riguarda l’Italia, il nostro paese è il terzo paese importatore di gas  al mondo dopo Giappone e Germania. Godiamo per nostra fortuna di una vasta e ramificata rete di distribuzione (secondo recenti dati SNAM abbiamo oltre 31.000 km di rete gas in Italia) e quattro principali fonti di approvvigionamento che ci riforniscono con altrettanti gasdotti.

Sono nell’ordine la Russia, l’Algeria, la Libia e l’Olanda/mare del nord. Se però per assurdo queste quattro fonti si interrompessero contemporaneamente, in meno di un mese il nostro Paese rischierebbe di restare al buio, al freddo e con le aziende ferme per mancanza di energia.

Potremmo certamente tornare a far funzionare le centrali elettriche con l’olio combustibile come avveniva fino agli inizi degli anni novanta, ma allora il costo della bolletta energetica per le famiglie diventerebbe proibitivo così come il costo dell’energia per le nostre industrie. Sarebbero rapidamente messe fuori mercato.

Per quanto riguarda il fabbisogno mondiale di energia, il gas naturale ne copre circa il 24% del totale, ma la sua importanza è destinata ad aumentare in futuro. Se le cose stanno così, allora è lecito porsi una prima domanda : chi sono gli attori principali, i “big players”  in questa partita?

Sono i quattro più grandi produttori di gas naturale al mondo e precisamente: gli Stati Uniti, la Russia, l’Iran e il Qatar. Esaminando più in dettaglio la situazione di ciascuno di questi quattro Paesi forse è possibile capire qualcosa di più dei loro interessi,delle loro mosse e delle loro strategie. E’ quello che cercheremo di fare nei prossimi articoli.

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Andrea Abbiati è ex Direttore Generale di AGIP Petroli

About Andrea Abbiati

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