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Le foglie verdi e il bambino strappato

Tanti giovani rischiano di assorbire ideologie disumane e qualunquiste, figlie dell’egoismo del nostro tempo

“Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”.

Sono parole profetiche del grande scrittore Gilbert Keith Chesterton (1874-1936). Sembrano descrivere alla perfezione la grande confusione che regna nei nostri tempi. Tempi in cui le persone sono costrette a scendere in piazza per affermare ciò che dovrebbe essere ovvio: strappare un bambino appena nato alla propria madre per darlo ad una coppia sterile è un’autentica ingiustizia.

La triste piaga dell’utero in affitto rappresenta il trionfo del dominio dei forti sui più deboli. È una nuova forma di schiavismo, che sfrutta la povertà delle donne per soddisfare l’egoismo di qualcuno.

Dovrebbe essere così chiaro, così semplice da capire. Ma le coscienze deformate dei nostri tempi sembrano non capirlo. Si ostinano a pretendere, con arroganza, il presunto diritto d’avere un figlio ad ogni costo.

È il dramma del relativismo morale imperante, che fa vittime dappertutto. Ma le prime vittime sono soprattutto i giovani, che rischiano di assorbire ideologie disumane e qualunquiste, attraverso un cattivo uso dei mezzi di comunicazione.

Viviamo in un’epoca in cui si fa di tutto per cancellare l’idea di una verità oggettiva, universale, che dovrebbe essere scritta nel cuore di ogni essere umano, al di là di ogni confine geografico, culturale e religioso.

Oggi il concetto di verità è stato sostituito da quello più generico di “opinione”. Sentiamo dire spesso che “tutte le opinioni devono essere rispettate” oppure che “ognuno ha diritto di vivere come vuole”.

Certamente è giusto rispettare le idee degli altri, sforzandosi di vivere in un clima di amicizia e di comprensione reciproca. Ma, al tempo stesso, è importante desiderare il bene di tutti, soprattutto dei più deboli e indifesi.

Oggi tanti bambini, appena nati, vengono strappati dalla propria mamma per finire nelle mani di coppie sterili. Non possiamo fingere di non ascoltare il pianto di quel bambino strappato. Non possiamo accettare che le donne povere vengano sfruttate ed utilizzate come contenitori. Non possiamo dipingere tutto questo di poesia e presentarlo al mondo come una grande vittoria del progresso.

Sappiamo bene che comunicare la verità non è facile. Ma è necessario farlo, con serenità e pacatezza, per il futuro dei giovani e della società in cui viviamo.

Cancellare l’idea che esista una verità definitiva significa, a poco a poco, cancellare anche la convinzione che esistano scelte, comportamenti, relazioni e stili di vita definitivi. Ad esempio, il diritto alla vita di un bambino non è più definitivo. Può essere eliminato dall’aborto. L’esistenza di un anziano sofferente non è più definitiva. Può essere cancellata dall’eutanasia.

Nella triste era delle opinioni, anche l’essere umano può diventare un’opinione ed essere cancellato. Ecco perché non possiamo fare a meno di credere che esista una verità, così come le foglie sono verdi in estate.

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