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“Le donne possono offrire tanto alla Chiesa, ma non come sacerdoti”

Storia di Antonia Lynn, prima donna diacono nella Chiesa anglicana e che oggi, convertita al cattolicesimo, afferma: “Mi rattrista l’innovazione delle donne vescovo”

Il Cristianesimo oltremanica vive una fase cruciale. Consacrando, il 26 gennaio, il primo vescovo donna,  la Chiesa anglicana si appresta a muovere un altro passo di allontanamento dalla tradizione apostolica e dalla sua storia plurisecolare. Prosegue intanto l’emorragia verso Roma di fedeli e religiosi dalla Chiesa nata dallo scisma di Enrico VIII.

Prima donna anglicana ad essere ordinata diacono, negli anni ‘80, Antonia Lynn costituisce oggi uno dei casi più eclatanti di conversione al cattolicesimo. La sua storia negli ultimi mesi ha oltrepassato i confini britannici trovando ampia risonanza quale effetto della “svolta progressista” della Chiesa anglicana.

Antonia si è confidata al sito ReligionEnLibertad, raccontando il suo percorso di fede dai primi approcci con il Cristianesimo professato al suo ingresso come laica nell’Ordinariato anglo-cattolico di Nostra Signora di Walsingham. All’interno di questa traiettoria, assume particolare rilevanza il segmento che va dal 1984 al 1987.

Nel 1984 fu ordinata diaconessa (ordine non inserito nella gerarchia ecclesiastica) e nel 1987, una volta cambiata la legge, fu ordinata diacono permanente. “Sono stata tra le ultime diaconesse e la prima ad essere ordinata diacono permanente”, afferma. Tra le due funzioni, malgrado la similitudine dei termini che le descrivono, esistono sostanziali differenze.

È la stessa Antonia a sottolineare le caratteristiche proprie di un diacono permanente: “Lavoravo a stretto contatto con il clero: potevo predicare, assistere (i sacerdoti, ndr) durante le Messe, svolgere funerali, dare la comunione ai malati e fare la catechista nelle parrocchie”. Erano tre le parrocchie in cui svolgeva il suo ministero, inoltre era cappellano di una scuola anglicana.

Nell’anno giubilare del 2000, tuttavia, il suo percorso subì una svolta decisiva. Dopo un periodo di travaglio interiore, decise di convertirsi alla Chiesa cattolica avvicinandosi all’Ordinariato di cui fa parte oggi. “Avevo avuto a lungo la sensazione che attraverso il ministero anglicano stavo condividendo la Parola di Dio con gli altri”, dice. Ma ad un certo punto ha capito che avrebbe potuto incanalare quel desiderio in un altro modo, senza bisogno di vestire un abito.

“Oggi faccio (quelle stesse cose, ndr) attraverso l’insegnamento, aiutando le persone nel mio programma di catechesi parrocchiale”. Antonia si sente ancora un “servitore” (che in greco antico si dice appunto διάκονος), anche se in un modo differente rispetto a quanto facesse prima. “Chiedo al Signore di aiutarmi a capire come servire, da cattolica e senza un ruolo pastorale, e che mi dia l’umiltà necessaria per capire che ora sono anche una pecora”, riflette. È dell’opinione che il ‘genio femminile’ possa donare tanto alla Chiesa, “ma questo non passa attraverso l’ordinazione sacerdotale”. Da questa riflessione è nato un suo “nuovo rapporto con Gesù, più profondo”.

Nuovo rapporto che ha implicato una scelta di coraggio. Antonia ha ancora impresse nella memoria le parole stupite dei suoi amici, i quali non capivano come potesse abbandonare le “sicurezze” di un “lavoro sicuro” nella Chiesa anglicana. Alcuni di loro, appartengono ormai al passato di Antonia, avendo deciso di rompere le relazioni dopo il suo passaggio al cattolicesimo. Secondo lei, “c’è ancora un diffuso sentimento anti-cattolico in Inghilterra, come risultato della storia del Paese, credo”.

Antonia sottolinea che coloro i quali vogliano abbandonare l’anglicanesimo per entrare in comunione con Roma, devono mettere in conto di perdere alcuni amici. Non solo delusioni però, quell’esperienza di svolta ha offerto delle felici sorprese. “Mi hanno toccato gli auguri di molti amici veri – dice -, che anche se non condividevano le mie ragioni o non le comprendevano, sono stati in grado di condividere la mia gioia”.

Le perplessità di Antonia sulle divergenze dottrinali tra cristiani hanno radici profonde. Fin dai tempi dell’università, quando iniziò ad approfondire il suo rapporto con la fede, le divisioni l’avevano sempre colpita negativamente. “È stato detto che la Chiesa anglicana è come un club di dibattito – dice -. Può sembrare poco gentile, ma un po’ è vero”. Significativo in tal senso che tra gli anglicani “le questioni dottrinali sono decise o scambiate per voti, senza preoccuparsi degli ostacoli che causano all’unità dei cristiani”.

Il suo avvicinamento alla Chiesa cattolica è avvenuto grazie alla lettura delle testimonianze di persone convertite al cattolicesimo e all’accompagnamento di una guida spirituale, “che mi ha aiutata a discernere senza impormi la sua visione”, commenta. Ma il ruolo principale l’ha assunto la preghiera. Questo il consiglio che rivolge agli anglicani: “Penso che la cosa più importante è pregare, chiedendo a Dio di aiutarci a vedere se si dispone di un profondo desiderio di far parte della Chiesa universale, in comunione con Pietro, e di aiutarci a valutare se questo desiderio è più forte delle resistenze al cambiamento”.

Preghiera che in questo momento Antonia sente di rivolgere per un motivo in particolare. “Mi rattrista il dolore e la divisione che avverrà a seguito della recente innovazione delle donne vescovo – spiega – e prego per i miei amici anglicani, sia per coloro che si compiacciono sia per coloro che si lamentano”.

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