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Le Confraternite nell’Anno della Misericordia

Lettera giubilare di Monsignor Vincenzo Bertolone alle Confraternite dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace

Si è celebrata sabato a Catanzaro la giornata Giubilare delle Arciconfraternite e Confraternite della Diocesi Metropolita di Catanzaro – Squillace.

L’arcivescovo Mons. Vincenzo Bertolone ha presieduto la celebrazione Eucaristica e benedetto il Gonfalone dell’Unione diocesana delle Confraternite.

Il tutto è stato preceduto dal passaggio della Porta Santa nella Cattedrale cittadina. Presenti il presidente dell’Unione diocesana delle Confraternite Antonio Caroleo ed il coordinatore Regionale Confederazione Nazionale delle Confraternite, Antonino Punturiero. Relatori Mons. Raffaele Facciolo, vicario generale, ; Mons. Gregorio Montillo, Assistente Spirituale Unione Confraternite Catanzaro, (La Misericordia).

Nel contesto delle celebrazioni del Giubileo monsignor Bertolone ha scritto una lettera, a tutti coloro che fanno parte attiva delle numerose confraternite del territorio diocesano.

Realtà profonde che arricchiscono la Chiesa di una devozione antica, capace di rinnovarsi e radicarsi anche tra le nuove generazioni.

Il presidente della Conferenza Episcopale Calabra, dopo i saluti e la benedizione ha detto:

“Siate sempre disponibili a lasciarvi provocare alla conversione personale nel modo di svolgere i vostri compiti confraternali e, soprattutto, ponetevi con fiducia sulla lunga strada della riconciliazione (essere confratelli significa essere riconciliati con i propri fratelli di fede e di aggregazione), della riparazione di eventuali errori commessi, del sacrificio come stile di vita, ai fini dell’incontro gioioso col Padre misericordioso, che ci attende sempre come figli nel Figlio incarnato”.

Nella lettera il prelato ha precisato che “La notevole varietà di denominazione nel corso dei secoli, di ciò che oggi chiamiamo Confraternite, ci ricorda, infatti, la ricchezza di forme che il laicato cristiano, per mozione dello Spirito Santo e spesso su sollecitazione di Ordini religiosi o parrocchie (o in collegamento giuridico con essi), assumeva ed assume ancora per l’esercizio organizzato della carità e dell’assistenza. I documenti antichi ci parlano, infatti, di confraternitas, fraternitas, fraterie, confratrie, agape, caritas, consortia, fratele, fraglia, sodalitium, sodalitas, gilda, gildonia, schola…, ma anche di misericordie che, fin dalla loro denominazione, risultano realtà assai sintoniche con gli intenti dell’Anno Santo” grazie anche a “L’elevazione spirituale degli ascritti e l’azione di prossimità verso i più deboli”. .

L’alto prelato catanzarese ha ricordato la variegata e complessa evoluzione storica delle confraternite dalle loro origini alla seconda metà del XIX, quando da enti morali divennero enti di beneficenza, ricordando il nuovo assetto giuridico con i patti lateranensi del 1929 e il nuovo concordato del 1984.

“La varietà di denominazione delle vostre organizzazioni -ha rilevato l’arcivescovo -non è tanto sintomo di frantumazione e di polverizzazione, bensì il segnale della creatività fantasiosa che lo Spirito ha suscitato nei secoli tra le laiche ed i laici cristiani, per incentivarne l’associarsi, in vista dell’organizzare la carità e la solidarietà a vantaggio dei meno abbienti e di coloro che sono nel disagio”.

E’ seguito un pensiero verso la salute spirituale delle consorelle e dei confratelli. “La celebrazione giubilare vi ammonisce e vi esorta, infatti, a vivere una vita confraternale in comunione attiva, partecipativa, missionaria ed ecumenica. Insieme con gli scopi di assistenza – che possiamo considerare opere di attuazione delle opere di misericordia corporale e spirituale -, la vostra storia ci parla, infatti, delle discipline e delle penitenze: pratiche che si conservano ancor oggi in associazioni che presentano battenti e disciplinati, i quali intendono appunto praticare, talvolta anche pubblicamente, la mortificazione fisica, in ricordo della passione di Cristo, il Servo sofferente di Jahvè”.

Significative, vero esempio per tutti i fedeli, le esortazioni a curare sempre la salute spirituale acquisita. “Prima che titolo di onore, il vostro essere membri di una Confraternita comporta il dovere di vita santa ed ecclesiale. Ecco perché il Giubileo vi sollecita anzitutto a curare la vostra salute spirituale, fino alle più alte espressioni di una vita santa: “Desiderate… i carismi più grandi” (1Cor 12,31). Ovvero quelli che ci conducono alla perfetta imitazione di Cristo. Siamo in un anno nel corso del quale, come ci ha detto e ripete il Santo Padre Francesco, in particolare consegnandoci, l’11 aprile 2015, la Bolla d’indizione del Giubileo straordinario – intitolata Misericordiae vultus- ci è dato di incontrare Cristo come volto misericordioso del Padre celeste”.

In un mondo che spesso insegue una ricchezza fine a se stessa aumentano i poveri, gli esclusi, gli emarginati. Una povertà a cui serve, prima di ogni cosa, l’incontro con il volto di Cristo. Dirette e articolate in proposito le parole di S.E. Bertolone: “…la povertà è davvero una categoria teologica prim’ancora che culturale, sociologica, economica, politica o filosofica. E tuttavia, non possiamo far finta di non vedere le ingiuste condizioni economiche, materiali, sociali e culturali che ancora affliggono tantissime persone delle nostre contrade. Quante povertà materiali, quante ingiustizie provocate dal nostro stile opulento e dalle nostre scelte escludenti!”.

“L’amore misericordioso di Dio e il suo prendersi cura per la fragilità dell’essere umano non possono perciò essere sottovalutate”, ha sottolineato l’Arcivescovo.

Rivolgendosi alle Confraternite, ha aggiunto “…ampliando ulteriormente lo spettro d’azione e dedicandosi a tutto l’arco di opere umanitarie: assistenza ai poveri, agli orfani, agli ammalati, agli incurabili, ai carcerati, ai condannati a morte, alle donne a rischio di prostituzione o a prostitute pentite”.

“Sotto l’impulso dei Santi della carità senza limiti (è il motto del beato Giacomo Cusmano, fondatore della mia Congregazione religiosa), – ha ricordato –  tanti laici si aggregano per stare accanto alle periferie sociali e geografiche”.

Luoghi dove si rinnova ogni giorno il “manifesto” delle Beatitudini dettato da Gesù per sempre all’uomo misericordioso. Tutta la ricchezza delle confraternite, compresa quella dell’associazionismo verso i più deboli, è stata infatti recepita e purificata dal Concilio Ecumenico Vaticano II che ha incoraggiato e ha rinsaldato i valori delle giuste forme associative solidali.

Nel paragrafo dedicato all’antico vestiario (Cappa o sacco) delle confraternite che ricorda la speciale consacrazione laicale, comprendente: Saio, cappuccio, mantellina o mozzetta, medaglione che raffigura l’ostensorio o il santo protettore della comunità interessata, l’Arcivescovo ha sostenuto che: “È indispensabile una lunga, sistematica e organica opera di formazione e di catechesi, che aiuti le persone alla vestizione di questi abiti confraternali. e l’ingresso nelle vostre confraternite di nuovi fratelli, prima come novizi e poi dopo un percorso di formazione cristiana e confraternale (noviziato), confratelli consapevoli, partecipi, e veri  cristiani, capaci di perpetuare gli alti valori cristiani e devozioni autentiche di cui le confraternite sono scrigno prezioso, custodi intramontabili”.

“Vi esorto – quindi-  a curare la formazione, in collaborazione con il padre spirituale e con i vostri maestri dei novizi, figure importanti e imprescindibili, che siano capaci di formare confratelli e consorelle ad innamorarsi di Cristo e del suo Vangelo. Non ci si può aggregare agli abiti, alla sensibilità, alla cultura, alla storia di una determinata Confraternita, senza un congruo periodo di formazione iniziale, a cui non può non seguire la formazione permanente che dura tutta la vita, svolta d’intesa con le parrocchie e i santuari di riferimento”.

La lettera fa infine riferimento alla seconda metà del Cinquecento quando le confraternite prosperarono a dismisura, al punto che, nel 1604, papa Clemente VIII con la Bolla Quaecumque, stabilì che nessuna nuova confraternita potesse essere eretta senza il permesso del vescovo locale.

Nacquero così i primi Statuti. A questo proposito nell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace proprio nel febbraio di quest’anno, i Priori, i Priori Emeriti, i Maestri dei novizi e gli Assistenti Ecclesiastici delle 38 Arciconfraternite e Confraternite della Diocesi di Catanzaro-Squillace, riuniti in Assemblea Generale, hanno votato e sottoscritto all’unanimità lo statuto dell’Unione diocesana delle Arciconfraternite e Confraternite.

A tal proposito Mons. Bertolone ha scritto: “Abbiamo nell’occasione ribadito, pastore e popolo, l’importanza che le Confraternite hanno per la Chiesa nel compimento di opere di pietà e di misericordia, nella diffusione del santo messaggio evangelico e quali veri custodi di pratiche penitenziali e devozionali, autentiche espressioni di pietà e religiosità popolare”.

La lettera si chiude con la benedizione, un augurio e un appello sentito: “Sono certo che gli Statuti ed i  regolamenti, ispirati ai valori del Concilio Vaticano II, rinnovati  e approvati, (dopo un laborioso e proficuo lavoro,  in linea con i principi dettati dalla Conferenza Episcopale Italiana, dalla Conferenza Episcopale Calabra e  consegnati alle confraternite diocesane), daranno nuova linfa vitale alle confraternite  ed aiuteranno il  cammino  di rinnovamento intrapreso. Tutti benedico”.

 

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

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