Dona Adesso

Le categorie delle Chiese sui iuris (seconda parte)


di padre Hani Bakhoum Kiroulos

ROMA, giovedì, 2 settembre 2010 (ZENIT.org).- La seconda categoria delle Chiese sui iuris è occupata dalla Chiesa Arcivescovile maggiore, che è presieduta da un Arcivescovo maggiore. Una chiesa che ha la stessa struttura e possiede la stessa autonomia della Chiesa Patriarcale con una differenza fondamentale: l’elezione dell’Arcivescovo maggiore. Tale elezione necessita, infatti, della conferma del Romano Pontefice, mentre l’elezione del Patriarca richiede solamente che essa venga notificata, dopo l’avvenuta elezione, al Romano Pontefice. Tale notificazione era tradizionalmente demandata agli altri Patriarchi[1].

La Chiesa Metropolitana sui iuris occupa il terzo grado delle Chiese sui iuris. È presieduta dal Metropolita, il quale viene nominato dal Romano Pontefice. Il Metropolita, ha l’obbligo di domandare al Romano Pontefice il pallium, segno della comunione gerarchica. Una volta che al Metropolita viene imposto il pallium, esso può convocare il Consiglio dei Gerarchi e ordinare i Vescovi. Il Metropolita, presiede, dunque, la Chiesa metropolitana sui iuris e possiede una reale giurisdizione sui vescovi e su tutti gli altri fedeli della Chiesa metropolitana sui iuris. La Chiesa metropolitana sui iuris assomiglia a una provincia ecclesiale ma senza appartenere ad un’altra chiesa sui iuris.

Riguardo al potere legislativo di tutta la Chiesa Metropolitana sui iuris, esso “risiede nel Consiglio dei Gerarchi, composto da tutti i vescovi di quella Chiesa sui iuris… Ma le leggi messe a punto possono essere promulgate solo dopo averne informato la Santa Sede e dopo essere stati informati della loro accettazione da parte di questa”[2]. Da tutto ciò si noti la differenza tra questa categoria di Chiesa sui iuris e le prime due.

Altre Chiese sui iuris: la quarta categoria include tutte le altre Chiese sui iuris (Ceterae Ecclesiae sui iuris)[3] che non sono né Patriarcale, né Arcivescovile maggiore né Metropolitana sui iuris. Una categoria, dunque, che viene definita in opposizione con le altre categorie. Essa ha pochi punti comuni con le precedenti categorie. Ogni Chiesa di tale categoria è affidata al Gerarca (non è detto che questi sia un Vescovo e che possieda la dignità episcopale) che la presiede in modo direttamente dipendente dalla Santa Sede. Tale Chiesa non possiede né sinodo né consiglio dei gerarchi. Il suo diritto particolare le viene dato dalla Sede Apostolica, in cui si determina in quale modo il Gerarca collabora col Romano Pontefice. Questa Chiesa può essere considerata, dunque, come una frontiera tra il principio della sinodalità e il principio della monarchia[4].

Quattro categorie di Chiese sui iuris, quindi, si trovano nel Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium. Esse hanno in comune il termine di “chiesa sui iuris” e l’uguale dignità di rito[5]. Ma queste categorie sono diverse nelle loro strutture e sono disuguali nei gradi di autonomia disciplinare. Cioè la Sede Apostolica ha un rapporto diverso con ognuna di loro.

Alcuni autori, invece, parlano di cinque categorie di chiese sui iuris e non solo quattro, mettendo così la Chiesa Latina come un’altra categoria di chiesa sui iuris, anche se è governata con un altro codice di diritto canonico, che è il Codex Iuris Canonici. Il padre Žužek, infatti, afferma che “spesso si sente dire che le Chiese sui iuris sono ventuno, mentre in realtà esse sono ventidue: ventuno sono d’oriente ed hanno come loro ordinamento giuridico e disciplinare il Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, una invece è d’Occidente, la Chiesa Latina appunto, la cui disciplina canonica è regolata dal Codex Iuris Canonici…”[6].

La differenza fondamentale tra la Chiesa Latina sui iuris e le altre Chiese Orientali sui iuris non consiste solo dal fatto che sono governate da differenti codici, ma piuttosto dal fatto che la Chiesa Latina ha una configurazione giuridica “non assimilabile nemmeno per una lontana analogia con altre Chiese sui iuris”[7]. Tale differenza radicale viene dal fatto che la Chiesa Latina ha come capo il Romano Pontefice. Il Suo potere è di diritto divino (iure divino) e non Gli è concesso da nessuno sulla terra. Ha un potere ordinario, supremo, pieno, immediato e universale nella Chiesa, che può sempre esercitare liberamente. Mentre tutte le altre chiese sui iuris “esistono in virtù del volere della Suprema Autorità della Chiesa – dalla quale possono essere anche soppresse – e sono rette da gerarchi, sinodi e consigli di gerarchi, che hanno ricevuto tutto il loro potere dalla Suprema Autorità della Chiesa, quindi iure non divino, ma canonico…”[8]. Infatti ogni potere sopra episcopale nella Chiesa: il Patriarca, l’Arcivescovo maggiore, il Metropolita e il Gerarca di un’altra Chiesa sui iuris, dipende dalla Suprema Autorità della Chiesa Universale, cioè dal Romano Pontefice e dal Concilio Ecumenico[9].

[La prima parte è stata pubblicata il 30 agosto scorso]


——————

1) Cfr. G. NEDUNGATT, La Synodalitè dans Les Églises Orientales Selon Le Nouveau Code, in Concilium, 243 (1992), 79- 97.

2) G. NEDUNGATT, Le Chiese Cattoliche Orientali e Il Nuovo Codice dei Canoni, 332.

3) I. ŽUŽEK, The Ecclesiae Sui Iuris in The Revision of Canon Law, in Vatican II: Assessment and Perspectives, New York (1987) 296.

4) Cfr. G. NEDUNGATT, La Synodalitè dans Les Églises Orientales Selon Le Nouveau Code, 296.

5) Per il principio dell’uguale dignità dei diversi riti orientali vedi: G. NEDUNGATT, Il Titolo della Nuova Legislazione Canonica, in Studia Canonica (Ottawa), 19 (1985), 61- 80.

6) I. ŽUŽEK, Un Codice per una “Varietas Ecclesiarum”,in Studi sul Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, a cura di S. GHERRO, CEDAM 1992, 4.

7) Idem. e cfr. I. ŽUŽEK, Presentazione del Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, in Monitor Ecclesiasticus, 115 (1990), 591-612.

8) I. ŽUŽEK, Un Codice per una “Varietas Ecclesiarum”, 5.

9) Cfr. K. BHARANIKULANGARA, An Introduction to The Ecclesiology And Contents of The Oriental Code, 20 e I. ŽUŽEK, Presentazione del Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, 605.

About Redazione

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione