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Intervista a Don Alberto Lorenzelli, nominato Vescovo Ausiliare di Santiago del Cile - Foto © Mayra Novelo

L’avvio di un percorso di cambiamento profondo all’interno della Chiesa Cilena

Intervista a Don Alberto Lorenzelli, nominato Vescovo Ausiliare di Santiago del Cile

La celebrazione dell’ordinazione episcopale con l’imposizione delle mani da parte del Papa sarà sabato 22 giugno alle ore 18 nella Basilica di San Pietro.

«Il Papa mi ha chiamato e mi ha espresso la Sua intenzione di nominarmi Vescovo Ausiliare di Santiago del Cile. Una nuova missione che accetto con spirito di fede, per quanto la volontà di Dio si manifesta in essa, e come servizio alla Chiesa…» così dice Don Alberto Ricardo Lorenzelli Rossi, sacerdote salesiano di 65 anni, attualmente Direttore della Comunità Salesiana in Vaticano e cappellano della Direzione dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile dello Stato della Città del Vaticano, che il 22 maggio è stato nominato Vescovo Ausiliare, insieme a Don Carlo Eugenio Irarrázaval Errázuriz, del clero di Santiago del Cile.

Quella di Santiago è una diocesi che vive un momento particolare, a causa dei Vescovi dimessi per lo scandalo dei preti pedofili che ha rischiato di oscurare la credibilità di una Chiesa che si è costruita nei secoli un’affidabilità nata dal sacrificio, dall’amore e dalla dedizione, fino al martirio, di migliaia di santi. Lo sguardo di Don Alberto non si appanna davanti alla cosiddetta “crisi” della Chiesa cilena, anzi la rende più piena di speranza e nello stesso tempo gli dà il coraggio di intraprendere un lavoro serio, come lui stesso indica: «Ho la visione di una Chiesa viva, con una fede profonda, ma anche quello di un’istituzione gerarchica con l’urgenza di vivere secondo uno spirito più semplice e umile. Dobbiamo capire i tempi in cui viviamo, sapere riconoscere il dolore e la sofferenza delle vittime e delle loro famiglie. Dobbiamo essere capaci di sentire anche il dolore per la sofferenza delle comunità ecclesiali e saper chiedere perdono per le troppe volte in cui ci siamo sbagliati».

La formazione e il serio discernimento sono per Don Alberto due punti chiave per la prevenzione degli abusi sessuali:  necessario prestare profonda attenzione ai nostri sacerdoti, c’è bisogno di un sistema preventivo, ci vuole attenzione al modo in cui avviene il discernimento vocazionale, attenta deve essere la selezione e la formazione del clero, sia nei seminari che negli ordini religiosi. Credo anche, per come è la Chiesa e per tutto ciò che è successo, che si debba avere il coraggio di chiedere perdono e riconoscere che, oltre al fatto che molti fratelli abbiano fallito, siamo stati anche deboli nel rivelare e indicare la presenza di questo gravissimo peccato e delitto all’interno delle nostre comunità religiose o diocesane. La Chiesa, però, ha preso consapevolezza dello scandalo e ha deciso di rispondere con responsabilità».

Non ha ancora raggiunto la sua destinazione, eppure il Vescovo Ausiliare conosce già perfettamente le linee guida della pastorale di Santiago: «Mi sembra che gli accenti pastorali per quest’anno e per il prossimo siano molto significativi, innanzitutto la vita di comunità è fondamentale. Oggi dobbiamo camminare come popolo di Dio unito, tenendo gli occhi sull’Eucaristia che ci porta ad essere eucaristia nella vita di tutti giorni». Grazie all’esperienza acquisita in Vaticano vicino a Papa Francesco, Don Alberto evidenzia un altro punto essenziale per il suo nuovo incarico: «Inoltre è fondamentale l’opzione per i poveri, i vulnerabili, gli emarginati, gli scartati. Questa deve essere una componente fondamentale del cuore pastorale di tutti i sacerdoti».

Nelle sue prime parole indirizzate all’Arcidiocesi di Santiago esprime gratitudine ai suoi superiori e ai suoi fedeli e promette tutto il suo impegno nel processo di profondo rinnovamento: «Voglio esprimere a Papa Francesco la mia gratitudine per la fiducia e per la sua parola di incoraggiamento. A Don Celestino Aós, Amministratore Apostolico, ai suoi Vescovi Ausiliari e Vicari, assicuro la mia sincera e concreta disponibilità e collaborazione. Il messaggio che vorrei dare alla Chiesa di Santiago è espresso innanzitutto nel motto episcopale che ho scelto: “Rallegratevi sempre nel Signore”. Non è quella che auspico una gioia superficiale, ma una gioia profonda, una gioia del cuore, che renda capaci di guardare a tutte le realtà in modo positivo, comprendendo tutto il bene che può esserci. Dobbiamo pensare a quella Chiesa rinnovata e incantatrice che il Signore ci chiede, in prosecuzione della ricca tradizione di vita religiosa e spirituale, e anche di santità».

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