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Lavoro: il 61% dei giovani italiani pronto a emigrare

Secondo i dati diffusi dall’Istituto Toniolo, il 75% vede maggiori opportunità in altri paesi sviluppati. Tra le mete più ambite: Australia, Usa e Regno Unito

Il 90% dei giovani italiani è convinto che andarsene dall’Italia sia divenuta una vera e propria necessità per trovare adeguate opportunità di lavoro. Una presa d’atto legata al fatto che oggi il nostro paese offre alle nuove generazioni opportunità sensibilmente inferiori a quelle degli altri paesi sviluppati e difficilmente il divario verrà colmato nei prossimi tre anni. A ritenerlo è oltre il 70% degli intervistati(tabelle 4 e 5).

E’ quanto emerge da uno studio del luglio scorso del Rapporto Giovani sul tema “mobilità per studio e lavoro” presentati oggi a Treviso, presso l’Auditorium Santa Croce, in via Piazzetta Mario Botter nell’nell’ambito del “Festival della Statistica e della Demografia”L’indagine è promossa ed elaborata a partire da un panel di 1.000 giovani tra i 18 e i 32 anni dall’Istituto Giuseppe Toniolo in collaborazione con l’Università Cattolica e con il sostegno di Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo.   

Negli ultimi decenni l’Italia è diventata un paese di immigrazione con una continua crescita della popolazione di cittadinanza straniera. Al contempo è diventato, però, anche sempre più evidente un flusso di uscita, soprattutto di giovani italiani in cerca di un miglior futuro all’estero.

I dati dell’indagine ci dicono che l’83,4% degli intervistati è disposto a cambiare città stabilmente per trovare migliori possibilità di lavoro e di questi ben il 61,1% – quindi per la prima volta ben oltre la maggioranza dei giovani – si dichiara disponibile a cercare lavoro all’estero. E tra chi è disponibile ad andare all’estero, oltre uno su tre sta concretamente valutando la possibilità di farlo entro il 2016. Va in ogni caso considerato che nelle nuove generazioni è forte anche l’aspetto positivo della mobilità, ovvero quello di poter fare nuove esperienze e confrontarsi con altre culture, indicato dal 74,8% degli intervistati.

I paesi che i giovani italiani considerano più attrattivi come esperienza di lavoro (non necessariamente definitiva) sono nell’ordine: Australia, USA e Regno Unito. Assieme raccolgono oltre la metà delle risposte (il 54,8%). Si tratta di paesi che oltre ad offrire buone occasioni hanno anche il vantaggio di avere l’inglese come lingua. Segue poi la Germania, paese che presenta una disoccupazione giovanile particolarmente bassa. A distanza Canada, Francia, Austria, Svizzera e Belgio. Bassa la percentuale di chi indica la Spagna (1,5%), attrattiva in passato ma colpita, con la crisi, da tassi di disoccupazione giovanile molto elevati.

“La migrazione italiana – dichiara Alessandro Rosina, tra i curatori del Rapporto – negli ultimi anni è decisamente cambiata. Non si tratta più di connazionali che prendono il treno un po’ spaesati e con al braccio valige di cartone, ma di giovani dinamici, intraprendenti, affamati di nuove opportunità e con un tablet pieno di appunti su progetti e sogni da realizzare. I motivi sono vari. Da un lato la generazione dei Millennial considera del tutto naturale muoversi senza confini. Sono sempre più consapevoli che la mobilità internazionale è di per sé positiva, perché consente di aprirsi al mondo, conoscere diverse culture, arricchire il proprio bagaglio di esperienze, ampliare la rete di relazioni. Dall’altro lato il sempre più ampio divario tra condizioni lavorative delle nuove generazioni e possibilità di valorizzazione del capitale umano in Italia rispetto agli altri paesi avanzati e in maggiore crescita, porta sempre più giovani a lasciare il paese non solo per scelta ma anche per non rassegnarsi a rimanere a lungo disoccupati o a fare un lavoro sotto inquadrato e sottopagato”.

“I dati – continua Rosina – restituiscono un quadro meno stereotipato rispetto a quello usualmente fornito nei mass media schiacciato molto spesso sul tema della “fuga” dei laureati. La fuga è solo un aspetto del fenomeno, anche se è in effetti quello più problematico. È vero inoltre che i laureati tendono maggiormente ad espatriare rispetto a chi ha titoli più bassi, ma soprattutto perché hanno maggiori risorse e possibilità per farlo. La propensione ad andarsene, soprattutto se legata a difficoltà oggettive di trovare lavoro, è sentita in tutte le categorie e tutti i livelli di istruzione”.

 

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