Dona Adesso

“L’arte della politica va liberata dalla menzogna di essere verità”.

L’arcivescovo di Catanzaro – Squillace fa appello all’Italia “in carne e ossa, di strade, mattoni e campanili” affinchè “costruisca ponti tra l’etica, il diritto e la politica”.

L’arcivescovo di Catanzaro – Squillace, Mons. Vincenzo Bertolone, che in questo santo anno giubilare della Misericordia ha inteso dialogare con i rappresentanti di ogni categoria del territorio, attraversando assieme la Porta Santa, non poteva non rivolgersi anche alla classe politica attuale.

In questo periodo così esposto alle intemperie di una crisi morale ed economica profonda, l’Arcivescovo pone una domanda importante alla platea di politici e amministratori locali: “In quale direzione guardare per non lasciarsi prendere dallo sgomento?”.

La risposta del presule è chiara e piena di quel messaggio cristiano che mai arretra o si confonde con la rassegnazione, capace di leggere la realtà senza giri di parole.

“Forse bisogna andare oltre la rappresentazione oleografica del Bel Paese per valutare l’Italia concreta, quotidiana, non fatta d’aria o di carta, che non fa notizia, ma vive, lavora e prepara, nel silenzio e nell’impegno, il domani. Questa Italia in carne e ossa, di strade, mattoni e campanili, c’è. …. I segni non mancano: dietro la crisi globale e finanziaria, figlia anche di governance errate, si nasconde una grande richiesta di politica, di un mutamento di rotta rispetto ad un presente in cui il dilagare d’una visione funzionale della realtà a paradigmi spesso errati, rendono problematico costruire i necessari ponti tra l’etica, il diritto e la politica”.

Il presidente dei vescovi calabresi va quindi dritto al cuore del problema, indicando le qualità che sono necessarie per un vero politico. “Gli amministratori dovrebbero avere sempre nelle proprie corde il ripudio di ogni intemperanza di potere e dell’esercizio smodato dell’autorità, coltivando la convinzione che anche senza di essi il mondo riuscirebbe a sopravvivere trovando il giusto equilibrio nelle parole del Signore: “Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc.17,10).

Non manca un invito alla sobrietà personale e ad una attenta rivalutazione dei partiti e dei movimenti politici, in grado di ritornare al loro ruolo di corpi intermedi, raccogliendo e coordinando le istanze della base, quale “coagulante sociale”, nel rispetto del pluralismo culturale, sociale ed etico.

L’arcivescovo parla di un “fusto” che deve interagire con i suoi rami, per non seccare. L’analisi che fa della realtà è senza sconti per alcuno:

“Purtroppo è successo che il fusto sia degenerato con grave danno sia delle radici, sia dei rami. In altri termini i partiti e le loro attuali riconfigurazioni, si siano “ubriacati”: verso il basso hanno espropriato i cittadini di alcune loro prerogative (l’informazione, l’editoria, la cultura, lo spettacolo, spesso condizionando la vita di gruppi e associazioni), verso l’alto hanno fagocitato quasi tutte le Istituzioni, non solo lottizzando gli Enti pubblici secondo criteri di appartenenza, ma anche depotenziando la sovranità del Parlamento subordinandola ad altri interessi e ad altre logiche di potere, addirittura di occupazione della cosa pubblica”.

Le conseguenze drammatiche che ne derivano sono davanti agli occhi di tutti, mentre aumenta la sfiducia dei cittadini e i giovani rimangono privi di autentici riferimenti democratici. Seguono a questo punto, senza alcun tentennamento, le coordinate del Pastore calabrese ai suoi diretti interlocutori:

“Per questo, allora, il cristiano che fa politica deve avere non solo la compassione delle mani e del cuore, ma anche la compassione del cervello. Compassione è uno dei sinonimi della misericordia: aver pietà, avere misericordia. Se detto di Dio, significa anche aver compassione, mentre riferito ad un politico, significa analizzare in profondità le situazioni di malessere in vista di possibili soluzioni; apportare rimedi sostanziali sottratti alla fosforescenza del precariato; non fare delle sofferenze della gente (anche quelle legate alla salute e al benessere)

L’occasione per gestire i bisogni a scopo di potere, pagare di persona il prezzo di una solidarietà che diventa passione per l'essere umano; additare, coraggiosamente i focolai da cui partono le ingiustizie, le violenze, le guerre, le oppressioni, le violazioni dei diritti umani, l’economia degli “scartati”.

Oltre a tutto questo il Presule raccomanda a donne e uomini l’umiltà e il non utilizzo della stessa vocazione cristiana come slogan, per farsi accreditare presso la gerarchia cattolica. Ne consegue un di più di coerenza e servizio nel fare politica e nell’individuare i candidati.

“Un Paese, una Regione, un Comune per diventare “migliori” hanno bisogno di abbinare la fedeltà ad un patrimonio condiviso di virtù e di valori, al coraggio di riforme organiche, innovative, come esigono i tempi.

Hanno bisogno di una politica aperta a tutti, gli aventi diritto, ispirata al principio del bene comune, guidata da una logica di solidarietà, capace di contribuire allo sviluppo di un ordine civile, fondato sul rispetto della dignità della persona umana e dei suoi diritti inalienabili”.

La strada, soprattutto nell’anno della misericordia, va individuata da ogni amministratore pubblico nell’ascolto disinteressato del prossimo, specie se ai margini della società, facendosi provocare da Cristo“ per la conversione personale nel modo di svolgere i propri compiti istituzionali”.

Papa Francesco, indicendo l’anno giubilare straordinario ci ha ricordato con la Gaudium et spes che “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo;. Interessanti le illuminate citazioni di altri due pontefici e di un filosofo tedesco, di madre italiana cattolica.

Paolo VI: “…è indispensabile raggiungere con la forza del Vangelo, i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell’umanità, che sono in contrasto con la parola di Dio”; Benedetto XVI: “…della formazione evangelica d’una nuova generazione di cattolici impegnati in politica che siano coerenti con la fede professata, che abbiano rigore morale, capacità di giudizio culturale, competenza professionale e passione di servizio per il bene comune”.

Theodor W. Adorno: “L’arte della politica va liberata dalla menzogna di essere verità”.

L’arcivescovo di Catanzaro-Squllace è convinto che tocchi a tutti “i cristiani, non solo quelli impegnati negli agoni politico e amministrativo, il compito di trasformare in realtà, in risposte concrete per la gente con l’esempio e con l’azione ciò che spesso resta confinato nel limbo di una mera aspirazione”.

Diventare testimoni, come ad esempio il giudice Rosario Livatino e don Pino Puglisi, attori diversi, ma simili, nell’affrontare la mafiosità altrui, pagando il tributo più alto.

Bisogna necessariamente riscoprire il valore della giustizia, della misericordia e della fraternità, per fermare l’omologazione, l’appiattimento generale, lo snaturamento della dignità umana e l’involuzione umana, ambientale, culturale.

Ed ecco le sollecitazioni per vincere l’ipocrisia:

“Ogni vostra azione politica e amministrativa deve poter conciliare giustizia, verità, solidarietà e soprattutto misericordia, se consideriamo che questa virtù viene ostacolata da alcuni in quanto minaccia per gli interessi ed il benessere dei cittadini, oppure contraria alle leggi del mercato. Intendendo politica e amministrazione con il linguaggio giubilare della misericordia, le vedremo diventare giuste e secondo giustizia, da voi animate, cioè con il diritto, la legalità, la giustizia, la gratuità, l’amore”.

Segue una analisi storico – economica – politica – artistica – formativa e culturale sulle potenzialità di Catanzaro, Squillace e l’intera Calabria, per evidenziare come il declino, nonostante “torti centrali” e trasformazioni naturali, dipenda soprattutto dall’incuria dell’uomo, nei ruoli e nelle responsabilità rivestite. In proposito S.E. formula una richiesta pubblica non più rinviabile, pur dinnanzi a serie difficoltà:

“Alla luce delle tante emergenze presenti, dei fenomeni di immigrazione, della inadeguatezza di servizi primari, dell’insufficienza di offerte di lavoro e dell’aumento delle situazioni di povertà e marginalità, non possiamo non chiedervi un impegno operoso per garantire una sostenibilità piena del nostro sistema sociale, dando risposte in termini di protezione sociale ai più deboli e aiutando gli stranieri a trovare vie percorribili perché non vengano respinti dalle nostre comunità”.

S.E. Bertolone con lucidità e perfetta conoscenza della realtà sociale ed economica del territorio non sfugge dall’evidenziare i problemi della droga, della devianza giovanile, della criminalità organizzata, dei fenomeni di malcostume, della disuguaglianza sociale, del disinteresse verso la famiglia naturale, i ceti più deboli e le persone in difficoltà.

Il Presule, gioendo per la presenza di sempre più donne nella politica, manda il suo deciso appello finale: “Siete allora chiamati, carissimi, quali servitori del bene comune, ad essere integralmente misericordiosi, cioè dediti al servizio della comunità che vi ha espresso! Una chiamata, una vocazione forte, tipica del cristianesimo, che vi chiedo di riconoscere e diffondere col vostro stile di vita”.

Non di meno la raccomandazione a non cadere nella rassegnazione e nel disinteressamento rispetto alle sfide sociali quotidiane: “Sono sfide quelle di oggi di fronte alle quali il cristiano non può restare indifferente, ma deve avere il coraggio di gridare “a me interessa”, e interessa tutto ciò che sa di sapore umano.

Perché si chiede questo al cristiano? Perché il cristiano è, in virtù del suo Battesimo, un profeta, dunque la sua visione e percezione del mondo e della realtà è come quella dell’aquila: vede lontano e in profondità. Vedere lontano significa avere speranza e leggere in profondità significa cogliere ciò che l’apparenza nasconde”.

L’augurio e il congedo (solo momentaneo): “Iddio Padre vi conceda la grazia della conversione del cuore e la mozione dello Spirito Santo dia fantasia e coraggio alle vostre scelte politiche e amministrative”.

 

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione