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Foto: ZENIT - GS

L’Amore ferito: da Francesco ai giovani d’oggi

A La Verna, il ministro generale dei Frati Minori, fra Michael Perry, presiede le celebrazioni per le Stimmate del santo patrono d’Italia

Clima di festa e di fraternità anche quest’anno a La Verna (Arezzo) per la Festa delle Stimmate del Serafico Padre Francesco. La famiglia francescana dei Frati Minori ha accolto pellegrini nazionali ed esteri per le celebrazioni di questi giorni in onore del Santo di Assisi, che, nel Settembre 1224, ricevette le Stigmate sul monte della Verna.

Ottocento anni dopo la notte delle stimmate, è carica di attesa e preghiera, quella di oltre duecento giovani che, camminando nel silenzio, non hanno temuto la pioggia, pur di giungere ai piedi della grande croce nel piazzale dell’antico Santuario. Per l’occasione delle celebrazioni infatti il team della Gi.Fra. ha organizzato un meeting per giovani sul tema L’amore ferito: dalle stimmate alla missione.

Le catechesi, i momenti di preghiera e di condivisione sono cominciati con la celebrazione eucaristica presieduta dal ministro Generale dell’OFM fra Michael Perry. Il padre francescano nell’omelia notturna pronunciata sul significato dell’impressione delle Stimmate di San Francesco ha ricordato che esse non sono un “fenomeno che riguarda solo Gesù, san Paolo o san Francesco ma ciascuno di noi”.

Fra Michael ha proseguito invitando a “guardare nel nostro cuore e scoprire quante ferite abbiamo subito e non abbiamo curato, rifiutando che la luce risanante del perdono trasformasse il nostro cuore, i nostri ricordi, le nostre relazioni e tutta la nostra vita”.

Tutti i presenti in Basilica il 17 Settembre, hanno riflettuto sul senso profondo della Croce per ogni tempo e per ogni uomo, che non deve privarsi del Suo potere guaritore, ma accendere il fuoco dell’Amore e della Misericordia di Dio.

Il potere della Croce ha impresso segni indelebili nella carne e nella vita di Francesco, che decise di aprire il suo cuore per sperimentare un amore ferito, quello di Gesù Crocifisso: “Egli portava con se l’immagine del Crocefisso, non scolpita da artista umano in tavole di pietra o di legno, ma tracciate nella sua carne dal dito del Dio vivente”.

Le parole della Leggenda minore di San Bonaventura si collegano a quell’immagine del Santo tanto cara a San Giovanni Paolo II: “O San Francesco, stigmatizzato de La Verna, il mondo ha nostalgia di te quale icona di Gesù Crocefisso. Ha bisogno del tuo cuore aperto verso Dio e verso l’uomo, dei tuoi piedi scalzi e feriti, delle tue mani trafitte e imploranti” (La Verna 1993).

Nei giorni in cui un altro pontefice ripercorre la strada dell’unità e della riconciliazione, segnata da secoli di ferite e incomprensioni, Francesco d’Assisi parla a noi tutti attraverso i suoi frati.

L’invito del Ministro Generale è perciò quello di non restare in una condizione di chiusura “frammentata e disgregante” ma di permettere a Dio di “abbracciare le ferite che portiamo nella nostra anima, nel nostro cuore e nel nostro corpo”.

La massiccia presenza di giovani da tutta Italia attorno alle testimonianze di vita rinnovata raccontate in questi giorni di “deserto” presso il Tau di Chiusi della Verna, parla della Bellezza della Croce che non smette di attirare a se il mondo.

Questa bellezza, incomprensibile per i canoni di un certo mondo, continua invece a rivelarsi nella storia dell’umanità ferita da crisi, guerre, ideologie, attraverso un abbraccio di Misericordia.

Nel terzo millennio infatti abbracciare la croce non significa rassegnarsi alla disperazione, ma lasciarsi pervadere da quella misericordia del Padre che sola può mutare ogni nostro personale amore ferito in amore infinito.

@GiuScarlato

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