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L'ambasciatore messicano presso la Santa Sede, Mariano Palacios Alcocer

ZENIT - HSM

L’ambasciatore del Messico: “Il Papa porterà nel mio paese un messaggio di speranza”

Incontrando la stampa a Roma, Mariano Palacios Alcocer racconta la grande attesa per l’arrivo del Pontefice nel paese azteco il prossimo 12 febbraio

Il Papa in Messico porterà “un messaggio di speranza e riconciliazione”, durante “un viaggio in cui incontrerà le autorità, ma sarà principalmente pastorale”. Così l’ambasciatore messicano presso la Santa Sede, Mariano Palacios Alcocer, commenta l’arrivo del Pontefice nel paese azteco in programma il prossimo 12 febbraio.

Il diplomatico ha incontrato ieri la stampa all’Hotel Giustiniani, in una conferenza organizzata da Mediatrends América. A fianco a lui, erano presenti la giornalista della Tv messicana Televisa, Valentina Alazraki, decana dei vaticanisti, e il rettore del Pontificio Collegio Messicano, Armando Flores Navarro.

Quello di Francesco è l’ottavo viaggio di un Papa in Messico, ha ricordato Palacios, dopo i sei di Giovanni Paolo II e quello di Benedetto XVI del 2012. Bergoglio, inoltre, è molto atteso e apprezzato nel paese, essendo lui il primo Pontefice latinoamericano. Lo dimostra il fatto che alla sua elezione al Soglio petrino per la prima volta un presidente messicano, Enrique Peña Nieto, ha partecipato alla cerimonia di inizio pontificato.

L’ambasciatore ha ricordato inoltre la Messa del 12 dicembre 2014, nella Basilica di San Pietro, in onore a Nostra Signora di Guadalupe, durante la quale Francesco annunciò di volersi recare in Messico, magari nel corso del Giubileo della Misericordia. “È un viaggio esclusivo nel nostro paese”, ha aggiunto, oltre che “un’occasione per incontrare un popolo” che difficilmente riuscirebbe a venire a Roma per salutarlo.

Bergoglio – ha sottolineato poi l’ambasciatore – sarà il primo Papa a essere ricevuto nel Palacio Nacional, mentre non si recherà al Congresso nonostante vi sia stato invitato. A tal proposito, ha illustrato le relazioni tra Chiesa e Stato evidenziando che “nei secoli XIX e XX non furono lineari, tra alti e bassi e momenti oscuri”. Per non parlare dell’“empasse” durato 25 anni con la Cristiada e le rivolte radicali e giacobine.

In Messico, ha sottolineato Palacios, è evidente poi l’esistenza di una cultura cattolica e profondamente popolare: un aspetto decisamente rilevante per questo viaggio papale, come pure la posizione geografica e geopolitica del paese. In quest’ottica, ha grande peso la questione dei migranti: sia i tanti cittadini messicani che emigrano verso gli Stati Uniti, per la differenza di retribuzione salariale (anche se – ha detto il diplomatico – “sotto la presidenza di Obama, più di 2 milioni di persone sono state rimpatriate”); sia il flusso costante “di fratelli dall’Honduras, dal Nicaragua e da El Salvador”.

Il Messico, poi, ha ricordato l’ambasciatore, è afflitto anche da altri problemi tristemente noti al mondo: la violenza, il narcotraffico, la corruzione, che – secondo le ultime statistiche – vanno sempre aumentando.

In ognuno dei suoi incontri il Pontefice toccherà queste problematiche, ha assicurato l’ambasciatore messicano, sottolineando tuttavia alcuni dati positivi come il fatto che l’attuale indice di disoccupazione nel paese è uno dei più bassi degli ultimi anni, al punto che si è riusciti a riassorbire anche chi era emigrato verso gli Usa.

Al termine del suo intervento, il diplomatico ha rivelato che Papa Francesco ha personalmente scelto l’itinerario da seguire durante il viaggio, anche contro le aspettative delle autorità che avrebbero preferito un’agenda diversa.

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