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L’altro Francesco: ”Cardinali, Amici e Parenti Raccontano ‘Senza Filtri’ Chi è Papa Bergoglio”

Nel libro di Deborah Castellano Lubov, 14 interviste con la prefazione di Cardinal Parolin

L’ambizioso obiettivo, dichiarato già nella copertina del libro, è offrire al lettore un ritratto dell’“altro Francesco”, raccontare cioè “tutto quello che non vi hanno mai detto sul Papa”. Impresa non facile, data l’imponente mole di volumi dedicati a Francesco che già affollano gli scaffali delle librerie.

L’autrice è la giornalista statunitense – ma trapiantata a Roma – Deborah Castellano Lubov, vaticanista di Zenit. “L’altro Francesco” (pubblicato in italiano dal prestigioso editore Cantagalli di Siena, ma presto sarà tradotto in inglese) contiene una prefazione del Segretario di Stato vaticano, cardinale Parolin, e 14 interviste a personalità della Curia romana e della Chiesa sparsa nei cinque continenti, parenti e amici del pontefice argentino.

In queste 200 pagine non mancano notizie curiose, informazioni, rivelazioni, opinioni originali e qualche volta anche coraggiose sul papa argentino e varie questioni di attualità da lui sollevate. Jorge Mario Bergoglio è un uomo semplice e affabile, a cui in piace molto scherzare, ma è anche il Papa che ha saputo imporre all’attenzione dell’intera umanità i temi a lui più cari: la dignità dell’uomo, la globalizzazione selvaggia, la distribuzione delle ricchezze, la salvaguardia del creato.

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La prefazione: Cardinal Pietro Parolin

Gli intervistati: Cardinal Gerhard Muller, Archbishop Georg Gaenswein, Cardinal Timothy Dolan, Cardinal George Pell, Cardinal Peter Turkson, Maria Elena Bergoglio, Cardinal Kurt Koch, Father Federico Lombardi, SJ, Patriarch F.B. Fouad Twal, Archbishop Joseph Edward Kurtz, Cardinal Wilfrid Fox Napier, Cardinal Charles Maung Bo, Adrian Pallarols, and Rabbi Abraham Skorka

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Chi è “l’altro Francesco” a cui fai riferimento nel titolo?

Un uomo che anzitutto si sente e vuole essere considerato e trattato come una persona “normale”. Anche se adesso, mi ha riferito il cardinale Kock, non può più passare per piazza Navona e fermarsi al bar a prendere un cappuccino, si è rammaricato una volta col patriarca Bartolomeo

Da molte tue interviste si direbbe un uomo anche molto scherzoso…

Esatto! Anche il cardinale Dolan di New York ne ha fatto le spese, perché è piuttosto corpulento: “ma così mi son sentito subito a mio agio con lui”, mi ha raccontato. Oppure il rabbino Abraham Skorka, divenuto poi suo grande amico. Al loro primo incontro erano in chiesa a Buenos Aires, dopo una solenne celebrazione. Il cardinale Bergoglio gli fece una battuta sui polli, soprannome usato dai tifosi avversari per irridere i giocatori del River Plate. Era un modo di ironizzare sui pessimi risultati di quella squadra, ma molto inappropriato in quella situazione. Così Skorka, tifoso del River, reagì molto male. Poi capì che c’era un messaggio tra le righe: “trattami senza formalità, come una persona qualunque!”.

Come è nata l’idea di scrivere questo libro?

L’inizio del pontificato Bergoglio è coinciso, più o meno, con l’inizio della mia attività di corrispondente dal Vaticano per Zenit. Francesco si era subito attirato molte attenzioni, per tutte le novità portate dentro e fuori la Chiesa. In questa atmosfera di grande fervore, per i giornalisti addetti a seguire le notizie dal Vaticano, sentii il bisogno di confrontarmi spesso con voci davvero esperte. Così sono nate molte interviste, giorno dopo giorno, nello svolgere il mio lavoro, e molte amicizie. Poi mi sono chiesta se fossero disponibili a raccontare come loro vedono Francesco, con un’intervista meno frettolosa e più ragionata del solito. Ed ecco qua il risultato.

A proposito di interviste, Francesco ne ha concesse tante più di ogni altro predecessore. C’è qualche retroscena curioso che hai scoperto su di esse?

Tanti! Una volta, per esempio, durante una delle interviste sull’aereo si parlava di Benedetto XVI in Vaticano. “E’ come avere il nonno saggio in casa”, Francesco disse. Poi ci pensò di nuovo e non appena atterrato a Roma lo riferì subito con preoccupazione a mons. Gaenswein, prefetto della Casa pontificia e segretario particolare del papa emerito: “Oggi ho detto una cosa un po’ forte… spero che Benedetto XVI non si offenda!”.

Sul rapporto tra Francesco e Benedetto molto è stato detto e scritto, spesso anche con molta superficialità, inventando contrapposizioni… è vero?

Basti dire quello che la sorella di Francesco, una fonte dunque privilegiata di notizie, ha raccontato al giornalista e mio amico Michael Hesemann, che ringrazio per avermi permesso di includere questa sua preziosa intervista nel libro. “Mi devi obbedienza. Se verrai eletto, dovrai accettare”, disse papa Ratzinger al cardinal Bergoglio, quando si incontrarono l’ultima volta prima del conclave.

E cos’altro di interessante avete scoperto, sulla biografia pre-pontificato di papa Bergoglio?

Anzitutto che essendo la famosa nonna di Bergoglio una fervente antifascista, fu quello il motivo per cui la famiglia si vide pressoché costretta a lasciare l’Italia per l’Argentina. Poi un episodio risalente a quando Jorge, finite le scuole superiori, disse alla mamma di voler diventare medico. Lei era tanto contenta che subito liberò una stanzetta per farlo studiare tranquillo, ma un giorno vi trovò solo libri di filosofia, teologia, latino. La spiegazione fu che voleva sì diventare medico, ma delle anime…

L’altro connnazionale del Papa che hai intervistato, Adrian Pallarols, chi è?

Adrian è un orafo di Buenos Aires, un carissimo amico del Papa. Non vorrei rovinare la sorpresa al lettore. Vi dico soltanto che a celebrare il suo matrimonio fu svariato tempo fa proprio Bergoglio. Il problema era che il parroco che tenne ad Adrian e sua moglie il corso per fidanzati era scorbutico con tutti. Quando Bergoglio lo chiamò al telefono, presentandosi come “padre Jorge”, per prendere accordi per la celebrazione del matrimonio di Adrian, lui iniziò come suo solito a gridare e inveire, fin quando non scoprì che …. il resto leggetelo voi.

Tornando sul tema del rapporto tra Francesco e i mass media in genere, cosa hai imparato?

Mi sembra importante il giudizio di mons. Gaenswein: i media non sono mai stati così ben disposti con papa Ratzinger quanto lo sono oggi con Bergoglio. Anche se Francesco, ho imparato dall’ex direttore della Sala Stampa vaticana padre Lombardi, non sempre apprezza le domande dei giornalisti durante i viaggi in aereo. Spesso anzi rimane deluso, perché non le trova interessanti, o perché i giornalisti chiedono qualunque cosa passi loro per la testa anziché rimanere sui contenuti o gli episodi più significativi di ogni viaggio.

Si dice che la “normalità”, la sobrietà di Francesco, che ad esempio vive in uno spazio molto piccolo rispetto ai grandi appartamenti di alcuni cardinali, abbia portato molto scompiglio in Vaticano.

In parte questo è vero, ma non bisogna neppure enfatizzalo. Quando andai a intervistare il cardinale Turkson negli uffici del suo dicastero, parlavamo della grandezza di quegli ambienti. Lui mi disse che la sua residenza era altrettanto spaziosa, e che secondo un suo amico architetto da una stanza se ne potrebbero ricavare quattro, sì, ma non certo in un edificio dalla struttura antica come quello! E comunque, per arredare casa sua – quando arrivò a Roma – sapete dove andò il cardinale Turkson? All’Ikea!

Francesco ha fatto capire bene a tutti che non sopporta gli adulatori; vuole sentirsi dire da tutti quel che pensano davvero. E allora, tra tutti i giudizi e le opinioni espressi dai vari cardinali e vescovi, ce n’è qualcuno uno che ti ha sorpreso per la sua franchezza?

Tornando alle interviste sull’aereo, mi viene in mente il Patriarca emerito di Gerusalemme dei latini, sua Beatitudine Fouad Twal. Sul volo di ritorno dalla Polonia, a luglio 2016, si era parlato di terrorismo ed islam. E’ vero, mi ha detto, che il capo della Chiesa cattolica non può dire esplicitamente tutto sull’Islam. Però è stato sorprendente, secondo lui, sentire il Papa spiegare che la violenza esiste in tutte le religioni, compreso il cattolicesimo, e che non può essere accusata una religione sola. Oppure il cardinale Napier di Durban, Sudafrica, sull’esortazione post sinodale Amoris Laetitia. Come fa la chiesa africana a non perdere la sua credibilità, si chiede lui? Adesso infatti dovrebbe dire agli africani che 200 anni fa si è sbagliata, predicando che per diventare cristiani occorreva abbandonare costumi come la poligamia; perchè oggi si può fare la comunione anche se hai più di una moglie, perché non puoi voltar loro le spalle.

Nell’elenco degli intervistati figurano anche personalità della Chiesa considerate poco in sintonia con papa Francesco. Perché hai voluto includere anche queste voci nel libro?

Io credo che la varietà di opinioni e di punti di vista è un pregio, non un difetto, per un libro di questo genere. Perciò c’è ad esempio anche il cardinale Muller, diventato “ex” Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede proprio mentre il libro era in stampa; un uomo sicuramente molto diverso da Francesco per provenienza, orientamenti, mentalità. Tanto più quindi fa effetto sentirlo dire qual è l’impressione più forte che gli fa Francesco: quando abbraccia uomini e donne con persino il viso deformato da una grave malattia, senza quel disgusto che pure sarebbe semplicemente naturale. Certo, riconosce anche Muller, è facile predicare l’amore al prossimo, ma è difficile praticarlo.

C’è anche il cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, in Myanmar, un paese sicuramente “di periferia” per la Chiesa cattolica, ma che Francesco ha deciso di onorare compiendo un viaggio fin là….

Non “periferia”, ma “periferia delle periferie”, mi ha corretto il cardinale! E una chiesa che ha sofferto tantissimo, in 60 anni di dittatura “disumana”, l’ha definita lui stesso. Nessun contatto col resto del mondo, i missionari stranieri espulsi nel giro di una notte… Non solo “periferia”, ma un paese dimenticato dal mondo, tranne che dalla Chiesa e ora da Francesco.

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