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Laici e sacerdoti insieme per discutere di Eucaristia e Amoris Laetitia

A Villaggio Palumbo in Sila (Kr), 120 sacerdoti in dialogo con monsignor Vincenzo Bertolone  e professori universitari

Nella splendida cornice del Villaggio Palumbo in Sila (Kr) 120 sacerdoti, la quasi totalità del clero della diocesi di Catanzaro-Squillace, guidati dal loro Vescovo Monsignor Vincenzo Bertolone, si sono riuniti per tre giorni per riflettere sul cammino della Chiesa nell’oggi, in particolare sull’esortazione apostolica “Amoris Letitia” del Santo Padre Francesco e sull’Eucaristia, nell’imminenza del Congresso Eucaristico Nazionale di Genova.

A portare avanti il ricco programma di studio sono stati Pasquale Giustiniani, professore alla Pontificia Facoltà dell’Italia Meridionale di Napoli; Cristina Simonelli, presidente del coordinamento teologhe italiane; Marina Marcolini, docente di letteratura all’università di Udine, e con loro Anna Branciforti e Mariateresa Totti. I laici a servizio della formazione del clero, o meglio: una chiesa che unita si interroga sulla fede, sulla sua comprensione e sul modo di trasmetterla agli uomini ed alle donne del nostro tempo.

Il tema dell’Eucaristia, oggetto delle tre omelie offerte dall’Arcivescovo Bertolone, è stato coniugato nelle sue implicazioni personali, ecclesiali e sociali. L’Eucaristia, ha detto tra l’altro il Presule facendo riferimento all’esperienza di Sant’Agostino, di San Vincenzo de Paoli, del Beato Cusmano, “è dono per tutti, condivisione gioiosa del dono  divino, è fonte di solidarietà, pane spezzato nelle nostre mani per gli ultimi, vincolo di carità”.

Un modo originale di presentare il mistero eucaristico, parlando al cuore ed alla mente, è stato quello di Marina Marcolini, coadiuvata nella lettura di alcuni brani poetici da Anna Branciforti e Mariateresa Totti. La scelta di immagini (l’amore del Signore che si manifesta nella cura solerte  dei suoi figli come la chioccia con i  suoi pulcini, cf. Mt 23,37), di brani biblici (la peccatrice perdonata, cf. Lc 7,36-50) e poetici, compresi e narrati con una sensibilità tutta femminile, ha manifestato la gioia e lo stupore che l’Eucaristia è capace di suscitare oggi nei cuori, facendoli emozionare e vibrare di fronte alla presenza viva di Gesù che, nella potenza del suo Santo Spirito, si rende vivo e presente nella sua Parola, nel suo Corpo e nel suo Sangue.

Una parte rilevante della riflessione è stata poi dedicata all’Esortazione Amoris Laetitia. Cristina Simonelli, in due distinte relazioni, ha presentato dapprima l’orizzonte generale del documento, per soffermarsi quindi su alcuni aspetti specifici ed in particolare sul discernimento e sull’accompagnamento richiesto ai ministri ordinati nei confronti delle famiglie ferite.

Il testo, ha affermato la Simonelli, “ha come modello un poliedro, che raccoglie delle differenze riconciliate; è un documento aperto che prevede la figura alta della santità del matrimonio che non può escludere la misericordia pastorale, come inclusione in un cammino dinamico. L’impianto del documento é per l’integrazione progressiva e graduale anche delle famiglie ferite, nel cui quadro hanno un ruolo  chiave i presbiteri con il loro discernimento per l’accompagnamento  dei fedeli.

Il colloquio spirituale a cui si rimanda non può prescindere da verità e carità; richiede nel presbitero, preparazione adeguata, maturità umana e spirituale per poter guidare i fedeli. Grande è l’importanza di una coscienza per formata e il dono del discernimento. Sono auspicabili criteri di indirizzo e l’attivazione di  équipe specializzate”.

Pasquale Giustiniani si è soffermato invece su molteplici aspetti dell’esortazione. Innanzitutto, ha messo in evidenza gli elementi chiave per comprendere l’esortazione,. Successivamente, ha sottolineato gli atteggiamenti dei pastori e dei teologi verso la famiglia e le varie forme di unione prese in esame: fedeltà alla chiesa, onestà, realismo e creatività.

Ha ribadito come il Santo Padre si collochi  in continuità con il pensiero della chiesa precedente, ma ha rimarcato che attingendo alla medesima dottrina nella prassi ci possano essere soluzioni diverse: non c’è un’unica modalità interpretativa.

Il modello di fondo è il discernimento caso per caso determinato dalla diversa responsabilità soggettiva, dalla situazione storica particolare e generale  che condizionano i singoli. Nel matrimonio – ha precisato – é bene aver cura della gioia dell’amore, evitando una morale da scrivania, di usare cioè i criteri morali come pietre da scagliare, per collocarsi in un discernimento caso per caso, carico di amore misericordioso per accompagnare le persone: passare da una logica di rigida osservanza della norma ad una di accoglienza delle periferie esistenziali. Dall’esortazione apostolica – ha aggiunto – è ricavabile una vera e propria pista per l’esame di coscienza da proporre alle famiglie in situazione di oggettiva lontananza dal Vangelo, ma disponibili a percorsi esistenziali e colloqui in foro interno per verificare le soggettive situazioni di maggiore o minore dissonanza rispetto alla dottrina morale della Chiesa.

A conclusione dei lavori, dopo aver fatto sintesi sul modo di rapportarsi con i vari casi che si possono presentare ai presbiteri, monsignor Bertolone ha posto l’accento sul clima di fraternità e di unità del presbiterio che deve manifestarsi anche nel discernimento e accompagnamento delle famiglie, insieme alla volontà concreta di prendere sul serio la formazione permanente, per un servizio sempre più vero alle persone affidate alle nostre cure pastorali, con l’aiuto della grazia di Dio e della Vergine Maria, rilanciando l’invito alla bellezza, tratteggiato con le parole insite nel messaggio lanciato al mondo nel 1965, in chiusura del Vaticano II, dai Padri conciliari: «Il mondo in cui viviamo ha bisogno di bellezza per non oscurarsi nella disperazione. La bellezza come la verità è ciò che mette la gioia nel cuore degli uomini, è il frutto prezioso che resiste all’usura del tempo, che unisce le generazioni e le congiunge nell’ammirazione».

 

 

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