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L’abbraccio del Papa a due giovani profughi ivoriani

Donati al Santo Padre, a fine Udienza generale, un pastorale fatto con le lamiere di una baraccopoli del Kenya e una statua a grandezza naturale del cura Brochero

Un pastorale realizzato con le lamiere di una baraccopoli del Kenya e una statua, a grandezza naturale, del cura Brochero recentemente canonizzato. Sono stati questi i due speciali doni consegnati a Papa Francesco, al termine dell’Udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro.

Il “Pastorale della Misericordia” è il nome del bastone donato al Pontefice dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, e realizzato con le lamiere della baraccopoli di Kibera, a Nairobi (Kenya), lo slum più grande e più povero dell’Africa subsahariana. 

La statua di José Gabriel del Rosario Brochero è invece opera dell’artista argentino Fernando Pugliese ed è stata accolta con particolare emozione dai pellegrini argentini presenti all’udienza. Tra quelli italiani invece c’erano i devoti di Alfonso Maria Fusco, il sacerdote di Angri fondatore della Congregazione delle Suore di San Giovanni Battista, anch’egli canonizzato domenica. Tra questi anche il nipote, Bruno Venturini, tra i più noti esponenti della canzone napoletana.

A salutare Papa Bergoglio, sul sagrato di piazza San Pietro c’erano anche due profughi scappati dalla Costa d’Avorio: il 21enne Abo e il 25enne Koffi, entrambi cristiani non cattolici che hanno percorso a piedi la via Francigena, da Monteriggioni a Roma.  Il loro obiettivo era portare al Pontefice “le ferite inferte da povertà, discriminazioni, violenze e abusi dei trafficanti, ma soprattutto la speranza in un domani migliore”, come spiega a L’Osservatore Romano don Doriano Carraro, direttore dell’ufficio pastorale per i migranti e dell’associazione San Francesco di Siena.

“Camminando insieme con alcuni volontari impegnati nell’accoglienza — riferisce il sacerdote — abbiamo chiesto alla Divina Misericordia la riconciliazione dei cuori e dei popoli, in un clima di richiesta di perdono ai nostri fratelli africani, nella preghiera e nell’esperienza dell’incontro con le comunità che ci hanno accolto lungo la strada”.  Abo e Koffi lavorano, a loro volta, nel servizio di ospitalità dei pellegrini nei due punti di accoglienza lungo la Francigena aperti dall’associazione. Sono 153, al momento, i profughi e richiedenti asilo ospitati da don Carraro: proprio in questi giorni – racconta – “sono arrivate due giovani mamme con i loro bambini, uno di appena 7 mesi; in più abbiamo aperto le porte anche a studenti africani poveri e a famiglie con difficoltà, per dare un segnale chiaro che l’accoglienza va fatta sempre e bene”.

Un segno forte è stata anche la presenza della gente di Mistretta, in provincia di Messina, venuta a parlare con il Papa della crisi del loro piccolo paese, ma anche della volontà di non rassegnarsi. “Dobbiamo fare i conti con la riduzione della popolazione, con la disoccupazione soprattutto giovanile e anche con il ridimensionamento dei punti di riferimento sociale e istituzionale come l’ospedale e il tribunale” spiega il parroco di Santa Lucia, monsignor Michele Placido Giordano. E così per donare a Francesco il quadro della Madonna dei miracoli sono venuti anche il sindaco e alcuni consiglieri comunali.

Il Papa ha poi salutato “le donne del Medio oriente e del Mediterraneo” che sono protagoniste a Bari, fino al 23 ottobre, della conferenza  ‘Donne operatrici di pace per una cultura dell’incontro e del dialogo’ , giunta alla sua seconda edizione dopo quella di Amman del 2014. L’evento è promosso dall’Unione mondiale delle organizzazioni femminili cattoliche e dal Forum internazionale di Azione Cattolica.

Presenti anche una delegazione dell’associazione Catholica unio internationalis, fondata per sostenere le Chiese orientale, e 6mila studenti italiani, liceali e universitari, riuniti a Roma, fino al 28 ottobre, per la settima edizione del Festival della diplomazia che ha come obiettivo quello di ripensare nuove regole di convivenza, che guardano anche alle migrazioni e a un’economia sostenibile.

Al Papa sono stati poi presentati progetti di solidarietà per i più poveri in Polonia dalla fondazione Centrum Twórczosci Narodowej, composta da artisti, intellettuali e scienziati che puntano “al reinserimento sociale di quanti sono stati gettati ai margini della vita sociale”. Un’attività, questa, svolta anche in stretto contatto con l’Elemosineria apostolica.

Nella prospettiva ecumenica del prossimo viaggio in Svezia, particolarmente significativo è stato infine l’incontro di Francesco con Jari Jolkkonen, vescovo evangelico luterano di Kuopio e rappresentante della commissione finlandese per il dialogo con la Chiesa cattolica. Il Pontefice ha anche accolto la delegazione della Orientale Lumen foundation che promuove le relazioni tra cattolici orientali e ortodossi negli Stati Uniti d’America.

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