Dona Adesso
European Union Flag

WIKIMEDIA COMMONS

La voce dei vescovi per una “ri-fondazione” dell’Europa

Nota dei presuli tedeschi sul tema dei rifugiati, mentre quelli irlandesi denunciano i problemi che pesano su giovani e società. I vescovi bosniaci alla presentazione ufficiale della richiesta del Paese balcanico di entrare nell’Ue

“Mi piace questa idea della ri-fondazione dell’Europa: magari si potesse fare!”, ha esclamato Papa Francesco nel volo di ritorno da Ciudad Juarez a Roma. A contribuire a realizzare questo desiderio del Pontefice sono i vescovi delle diverse Conferenze Episcopali del continente che hanno fatto sentire in questi giorni la loro voce riguardo a tematiche di stringente attualità.

I presuli tedeschi, in primis, hanno diffuso un documento dal titolo Principi di impegno della Chiesa per i rifugiati. Nel testo, presentato al temine dell’Assemblea Plenaria di questi giorni dal cardinale Reinhard Marx, i vescovi ribadiscono che “la Chiesa deve compiere una missione importante per integrare e contribuire ad una riuscita collaborazione con coloro che provengono” da altri Paesi.

“Alcuni vescovi – ha affermato Marx – hanno evidenziato che, nonostante qualche polemica politica, la soluzione dei problemi deve essere in primo piano per il governo perché bisogna pensare a risolvere la questione dei rifugiati, senza aggiungere al dibattito altre questioni che porterebbero lontano dalla soluzione”. Infine, i presuli tedeschi hanno riflettuto sui temi della famiglia e del lavoro, analizzati attraverso un apposito documento intitolato Misure per conciliare lavoro e vita familiare.

Da parte sua la Conferenza Episcopale irlandese ha emanato una nota pastorale in vista delle prossime elezioni legislative del 26 febbraio, in cui si affrontano i problemi che preoccupano maggiormente i cittadini irlandesi. Come: salute, emergenza abitativa, educazione, sicurezza, ambiente, responsabilità dell’Irlanda nella comunità internazionale.

In particolare, tra i problemi più gravi, la nota dei vescovi – firmata da mons. Eamon Martin e card. Diarmuid Martin, rispettivamente presidente e vicepresidente della Conferenza Episcopale – mette al primo posto la crisi del sistema sanitario nazionale. “La risposta a questa crisi – si legge – non è lo scarica-barile”, perché essa è il risultato di un “fallimento grave”di tutta la politica.

Un’altra grave difficoltà sulla quale viene richiamata l’attenzione  è l’emergenza abitativa, che – si sottolinea – non riguarda solo chi dorme per strada, ma tutte quelle famiglie costrette a vivere in abitazioni insalubri a causa dell’assenza di una seria politica di edilizia popolare. In Irlanda c’è poi il problema delle troppe disuguaglianze nelle opportunità educative: “La vera disuguaglianza nelle scuole irlandesi  non è di natura religiosa, bensì economica”, ammoniscono i vescovi, e denunciano pure la piaga della criminalità sempre più violenta che ha accresciuto l’insicurezza dei cittadini, come pure la diffusione del narcotraffico che distrugge le vite di tanti giovani.

In riferimento all’attuale emergenza migratoria, la Conferenza Episcopale ricorda le responsabilità dell’Irlanda nella comunità internazionale, sottolineando la chiamata a rispettare i suoi impegni internazionali e accogliere quelle comunità che fuggono da fame e persecuzioni religiose. Da qui un richiamo alle particolari responsabilità dei cristiani nella vita politica e sociale del Paese che non possono prescindere dagli insegnamenti del Vangelo e quindi essere subordinate alla convenienze politiche.

Infine, i vescovi bosniaci che sono intervenuti, tramite il segretario generale mons. Ivo Tomasevic, alla presentazione ufficiale  della richiesta del Paese balcanico  di entrare nell’Ue, svoltasi il 15 febbraio scorso a Bruxelles. “L’Unione europea è la via da seguire per arrivare a una sempre maggiore democrazia” ha detto Tomasevic, evidenziando che “è necessario riformare il nostro Paese così che tutti i gruppi etnici presenti e tutti i cittadini possano godere di ogni diritto”.

Secondo il presule questa decisione è un segno che in Bosnia-Erzegovina c’è futuro e speranza per i giovani che sono sempre più tentati di partire in cerca di un avvenire migliore”. “Come Chiesa – ha detto il segretario generale – siamo sempre impegnati su questo fronte e lo saremo sempre di più in futuro. Nostro dovere è anche quello di sforzarci per una società più giusta e democratica. Non è certo compito delle Chiese e delle diverse comunità religiose sostituirsi alla politica, ma dobbiamo collaborare per il dialogo e la riconciliazione”.

Secondo mons. Tomasevic, restano tanti i problemi da risolvere, come l’alto tasso di corruzione della classe politica, lo stallo economico, il non rispetto dei diritti fondamentali e la deriva secessionista della Repubblica Srpska, l’altra entità che, insieme alla Federazione croato-musulmana, forma la Bosnia-Erzegovina. “Tante riforme sono state fatte, ma molto lavoro resta da fare”, ha detto, “ciò che vedo è che c’è la volontà da parte della politica e della società di andare avanti su questa strada e ciò è positivo”.

[Fonti: Radio Vaticana e Sir]

About Redazione

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione