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Quando la vocazione è più forte di qualunque disabilità

Rosario Vitale racconta il suo percorso verso il sacerdozio e il suo incontro con Benedetto XVI

Il seminarista Rosario Vitale, della diocesi di Caltagirone, ha coltivato la sua vocazione con molta determinazione e spontaneità. Fin dall’infanzia, quando, a soli 8 anni, fu scelto dalle maestre per aiutare il parroco in un recital che si teneva in chiesa. Un lungo cammino quello di Rosario, che matura la sua scelta vocazionale malgrado la sua disabilità; la sua tenacia e l’amore per Dio lo hanno portato a chiedere di entrare in seminario e attendere qualche anno prima di essere ammesso.

La sua docilità, la parola gentile e la sua caparbietà dimostrano ogni giorno che alla gioia del cuore, il limite fisico non può essere da ostacolo e così, a pochi esami dal baccellierato, al suo penultimo anno in seminario, Rosario ha incontrato il Papa emerito Benedetto XVI, con cui si è confidato ed ha aperto il suo cuore. Rosario guarda con ammirazione ed entusiasmo anche a Papa Francesco, per il coraggio e la costanza nella riforma della Chiesa. A colloquio con ZENIT, il seminarista siciliano ha raccontato la sua storia, per molti versi unica.

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Com’è nata la sua vocazione?

Da quando avevo 8 anni, ho deciso di servire all’altare. La vocazione maturava dentro di me, man mano si è evoluta. In particolare l’ho sentita forte dentro di me, dopo l’esperienza del fidanzamento, quando in seconda superiore compresi di essere chiamato alla vita sacerdotale. Lasciai la mia ragazza di allora e intorno al quarto anno di liceo decisi di iniziare il mio percorso in seminario. Ma le difficoltà non mancarono: a quanto pareva le leggi della chiesa non consentivano ad una persona disabile di entrare in seminario. Ci volle una dispensa da parte della Santa Sede, che arrivò qualche tempo dopo. Così attesi un anno prima di essere ammesso al propedeutico e poi al seminario maggiore.

Da allora com’è maturato questo suo cammino?

Oggi vivo con amore e con passione la volontà di Dio nella mia vita. Ogni persona, ogni cristiano, ogni battezzato ha una missione per sé e per la Chiesa e io vivo con gioia il mio mandato che mi riempie la vita. Mi sento di essere un esempio per gli altri e di essere una testimonianza per tutti: Dio chiama tutti sempre. Una vita senza le opere è come un albero senza frutti. Credo che ognuno si debba impegnare per trarre il massimo dalla sua vita, per dare una testimonianza agli altri. Io ho venticinque anni, spesso mi chiedono come e perché ho scelto di consacrarmi, eppure il mondo va in una certa direzione, nella direzione dell’immagine. Chi, come me, va controcorrente solitamente viene giudicato pazzo o davvero innamorato. Il Signore mi ha chiamato a fare servizio nella sua vigna e nella sua mensa ed io sono lieto di farlo.

Com’è avvenuto il suo incontro con il Papa emerito?

Il 16 ottobre scorso, Benedetto XVI mi ha concesso un’udienza ai Giardini Vaticani: lui è stato molto curioso e mi ha chiesto della mia diocesi, che festeggia il bicentenario quest’anno. Insieme abbiamo parlato a lungo, abbiamo scherzato e ci siamo raccontati molte cose. Infine il Santo Padre ha fatto anche qualche battuta, quando gli ho chiesto se potevamo vederci, quando avrei celebrato la prima messa e la seconda messa, poi mi ha fatto un grande sorriso.

A Papa Francesco cosa direbbe, se potesse incontrarlo?

Vorrei raccontare al Santo Padre Francesco la grande emozione che ci regala sempre, di continuare la sua riforma per il bene della Chiesa. Gli chiederei cosa dire ad un ragazzo che vuole entrare in seminario, in un mondo che sta mutando. Quella di consacrarsi deve essere una decisione ponderata, ci vuole di certo un’attenta riflessione. Bisogna lasciare che la vocazione possa maturare e scegliere questo cammino, quando si ha una convinzione forte, senza avere l’idea di arrivare. Nessuno può sentirsi arrivato nel cammino su questa terra.

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