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La vita vale molto più del cibo…

L’intervento del Vescovo di Noto, Mons. Antonio Staglianò apre la IV sessione del convegno internazionale di Bioetica organizzato a Noto

A Noto si è appena conclusa la IV sessione dell’interessantissimo convegno internazionale di bioetica. La stessa si è aperta con la Lectio Magistralis del Vescovo di Noto, Mons. Antonio Staglianò.

L’Ordinario ha esordito richiamando l’attenzione intorno alla banalità del male, rifacendosi alla filosofa ebrea Hannah Arendt. Il male – precisa Mons. Staglianò  – non necessariamente si origina dalla volontà di compierlo, ma può essere frutto di un atteggiamento superficiale e non degno dell’uomo, come il voler rimanere ignoranti, il non interessarsi, il non pensare.

La conseguenza diretta di questi atteggiamenti è l’azione non buona, non positiva, non costruttiva, quindi cattiva. Il pensare, invece, può cambiare questa situazione. In qualsiasi contesto, in qualsiasi momento, può essere occasione di crescita e bontà. Anche in cucina. Attraverso la preparazione del cibo (necessario nutrimento) con amore, si diffonde invece una “cultura dell’amore”, veicolata proprio dalla necessità di un sano nutrimento.

Nutrirsi diventa quindi un atto d’amore verso se stessi, ed il preparare tale nutrimento un atto d’amore verso gli altri. Il Presule ha continuato la sua Lectio richiamando il filosofo materialista Feuerbach, e nello specifico la frase “Der Mensch ist war er isst”, ovvero, «L’uomo è ciò che mangia […] Se volete far migliorare il popolo, dategli un’alimentazione migliore». Il modo in cui mangiamo e ci relazioniamo con il cibo è strettamente legato al nostro modo di relazionarci al mondo esterno, alle altre persone ai loro corpi.

L’uomo non è solo ciò che mangia… è molto di più. Traducendola cristianamente, si potrebbe affermare che: “il cristiano è ciò che mangia”, diventa ciò di cui si nutre. Ed il cristiano, nutrendosi di Eucaristia, si nutre di Cristo.

L’istituzione dell’Eucarestia è stata inserita in un momento di convito. In tale contesto, la testimonianza cristiana è cibo d’amore per il mondo. Solo una buona testimonianza può essere buon cibo, di gusto, sostanza ed eleganza. Il cristiano non può e non deve sottovalutare questi aspetti.

La tavola è occasione di vera convivialità, condivisione e responsabilità. Nel linguaggio biblico, “spirituale” equivale a “relazionale”, ed è solo attraverso il corpo che è possibile fare esperienza di Dio e dell’altro.

La dimensione del mangiare ha forti valenze spirituali: una su tutte, la comunione. Gesù annunciava la comunione con Dio e tra gli uomini, parlando ad ognuno nella propria quotidianità, e spesso e volentieri, durante la condivisione dei pasti, senza dimenticare di dare da mangiare a chi cibo non ne aveva. Nell’esperienza del pasto condiviso Egli ci fa suoi compagni (cum panis), ovvero persone che condividono lo stesso pane. Gesù si fa compagno dei pubblicani e dei peccatori, mettendosi a tavola con loro e coprendo così la distanza tra Dio e colui che ha peccato. Con Gesù, i peccatori siedono alla tavola di Dio.

Condividere il cibo, dunque, è prendere parte allo stesso destino. «Questo è il mio corpo…prendete e mangiatene tutti»; Nutrirsi del corpo di Cristo significa entrare in comunione con Dio, partecipare allo stesso destino. Nutriti del corpo di Cristo siamo chiamati ad essere noi stessi “pane spezzato” per gli altri, il nostro corpo si fa cibo per coloro che hanno fame. «Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo», così scrive Ippocrate nel V secolo a.C. Cibarsi è una necessità, ma l’atto del nutrirsi è davvero la cura per il nostro mondo narcisista, per il sistema economico globalizzato che sfrutta le popolazioni meno abbienti.

L’Ordinario ha concluso affermando che occorre una “bioetica alimentare” che sia innanzitutto formativa, che includa l’apprendimento del significato culturale e simbolico del cibo, che chiami in causa il tema della sostenibilità come fine di scelte alimentari consapevoli, che chieda alla politica di operare scelte giuste ed eque.

Perché il cibo non diventi una minaccia, perché si metta fine al dramma dell’obesità, dei disturbi alimentari, della povertà e dello sfruttamento, occorre innanzitutto riconsegnare al cibo il suo significato più profondo, per una bioetica alimentare – sapienziale, che non può non tenere conto della dimensione olistica dell’uomo e che intende porre il cibo al servizio di una vita autentica, radicata nella comunione con Dio e i fratelli. La fretta non è un buon condimento per il pasto.

È la calma il condimento migliore. E dalla tavola alla vita restituisce un senso allo stare insieme. Il fast food ha perso la dimensione simbolica del cibo. Nella stessa sessione, moderata dal Prof. Domenico Pisana (Teologo Moralista), è intervenuta la Prof.ssa Guenda Bernegge (Docente e ricercatrice presso la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana, nonché Vice Presidente European Society of Aesthetics and Medicine) trattando il tema del gusto tra etica ed estetica, e la Prof.ssa Rosa Caron, (Psichiatra – Psicanalista, Universitè de Lille III. Centre de recherces psychanalyse, médicine et sociétés, Universitè Paris – Diderot – France) Il convegno si concluderà oggi con l’ultima sessione dal titolo “Vivere il corpo”.

Il corso può essere seguito anche in streaming attraverso il  link https://www.youtube.com/user/DiocesidiNoto/live

 

 

 

 

 

 

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