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La violenza sulle donne è segno di debolezza

Lo affermava Benedetto Croce già nel 1938

«La violenza non è forza ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna, ma soltanto distruggitrice».

Era il 1938, e così Benedetto Croce si esprimeva nel suo La storia come pensiero e come azione. Con Hegel il nostro pensatore ripete che la Storia è  storia della libertà, intendendo per libertà l’eterna azione formatrice dello Spirito santo, “soggetto stesso di ogni storia”. La conoscenza storica, inoltre, è catartica, perché da ogni passato possiamo riscattarci.

Tutto ciò, purtroppo, non sta accadendo. L’umanità si ostina a celebrare l’idolo della violenza, specialmente quella sulle donne. Ce lo ricordano i numeri con cui la memoria collettiva si ritrova a far di conto in vista della giornata contro la violenza sulle donne, che domani coinvolgerà l’intero pianeta. Basta poco per capire l’ampiezza del dramma: secondo uno studio basato su 50 ricerche svolte in tutto il mondo, almeno una donna su tre nella vita ha subito gravi forme di violenza, quasi sempre dal partner o comunque da un familiare o di un conoscente. Il Consiglio d’Europa attesta che la violenza domestica è la principale causa di morte e invalidità per le donne di età compresa tra 16 e 44 anni, con un’incidenza maggiore di quella provocata dal cancro o dagli incidenti automobilistici. Secondo uno studio di Amartya Sen, Premio Nobel per l’economia nel 1998, invece, in tutto il globo oggi mancherebbero all’appello più di 60 milioni di donne a causa degli aborti e infanticidi selettivi, mentre secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità almeno il 70% delle vittime di omicidio sono donne uccise dal partner.

Una sfilza di dati impressionanti, che ci ricorda come la lista immensa delle vittime non conosca la parola “fine”. Questo accade per ragioni culturali, come quelle di considerare il genere femminile come un oggetto piacevole e basta. Allora, proseguendo su questa strada, sarà inevitabile spalancare a tanti uomini, tali solo di nome, la strada del disprezzo prima e della violenza poi, che quasi sempre comincia tra le pareti domestiche.

Anche la Bibbia, è vero, non è immune da ventate di misoginia o da episodi di violenza, ma è paradossalmente in ciò la chiave di volta, e di svolta, che s’impone anche con riferimento alla società contemporanea: in quello scenario, e nei giorni nostri, Dio sceglie di insediarsi nel fango che imprigiona l’uomo per estrarre lentamente una creatura che maneggia la sua libertà come un ordigno, solo per colpire e distruggere.

Voltare pagina è dunque indispensabile. Per dirla con lo spirito laico di Giuseppe Mazzini, voi uomini che tutto credete di sapere e di poter fare «cancellate dalla vostra mente ogni idea di superiorità: non ne avete alcuna. Amate, rispettate la donna. Non cercate in essa solamente un conforto, ma una forza, un’ispirazione, un raddoppiamento delle vostre facoltà intellettuali e morali».

Bisogna insomma convincersi che solo una Fede  pienamente accolta, pensata e vissuta diventa cultura e ci fa guardare… oltre.

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Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno, domenica 24 novembre 2013

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