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Anziani / Pixabay CC0 - Huskyherz, Public Domain

La vecchiaia e gli anziani, risorsa per il futuro, di Vincenzo Bertolone

Elaborare strategie in sostegno concreto alla terza età ed intraprendere iniziative per assicurare un maggior coinvolgimento degli anziani nella vita di ogni giorno

«Essere giovani è un effetto della natura e dilegua come nebbia; rimanere giovani è molto di più, è un’arte di pochi».

La massima del grande Goethe ci ricorda come l’invecchiare sia umano, purché lo si accetti senza pretendere di barare con le carte del gioco. Un monito che risuona anche oggi, giornata internazionale degli anziani, istituita nel 1990 dall’Assemblea generale dell’Onu per tenere desti l’attenzione  sulla terza età. Un’attenzione necessaria, non fosse altro per una questione di numeri: entro il 2050 – stima l’Oms – la popolazione mondiale degli over 60 raddoppierà, passando dagli attuali 900 milioni a quasi 2 miliardi. Da qui al 2020, inoltre, gli anziani supereranno il numero dei bambini sotto i 5 anni. In Italia, tra i residenti il 21,4%  è di ultrasessantenne ed il 6,4% è ultraottantenni. Segno dell’accresciuto benessere e dei progressi in campo medico-sanitario. Questi dati positivi, tuttavia,  non possono nascondere le criticità esistenti: solitudine e abbandono da parte delle famiglie e delle istituzioni sono evidenti, per le donne in particolare, traducendosi in pensioni e sussidi più magri, in maggiori difficoltà nell’accesso alle cure sanitarie, in un più elevato numero percentuale di abusi. Condizioni che sembrano restituire l’immagine di individui fragili e dipendenti, di certo un ulteriore costo per la collettività. Eppure, la realtà testimonia che se non ci fossero i nonni verrebbe meno quel “paracadute” sociale che consente a tantissime famiglie di sopravvivere. Così è, nel nostro Paese, sotto il profilo meramente ragionieristico non solo perché le pensioni rappresentano un sostegno economico anche per i figli, ma pure in considerazione del fatto che il 40% degli anziani offre gratuitamente il lavoro di cura e tutela a favore dei propri nipoti, svolgendo un compito che se fosse retribuito porterebbe via qualcosa come 24 miliardi di euro l’anno. Sicuramente, però, l’apporto più qualificato è in termini di esperienza, di amore, di impegno civile. Ciò vale sia per i congiunti, sia per la società nel suo complesso, alla quale viene donato – attraverso il grado di maturità, riflessione e saggezza che la vecchiaia porta con sé – un sano antidoto naturale contro la sprovvedutezza, la superficialità, l’infatuazione e la banalità.

Ecco perché si stringe il cuore quando il pensiero corre agli anziani parcheggiati negli ospizi o dimenticati negli appartamenti delle città. Sono in numero infinito, come sottolinea anche il salmista, quanti «nella vecchiaia fioriscono come palme; crescono come cedri del Libano, trapiantati nella casa di Javhé. Porteranno ancora frutto nella vecchiaia (Salmo 92, 13-14)

Rinunciando ad essi si rinuncia ad un pezzo di passato che in realtà è futuro. Ci si priva, inoltre, della consapevolezza che anche in quella fase della vita sia possibile ritrovare pace e bellezza. «Abbiamo bisogno di vecchi che pregano, che sorridono, che amano con amore disinteressato, che sanno meravigliarsi. Essi soli possono mostrare ai giovani che vale la pena di vivere e che il nulla non è l’ultima parola», scriveva il teologo francese Olivier Clément. Parole che dovrebbero richiamare tutti – un po’ di più chi ricopre cariche di governo ed indirizzo della cosa pubblica – perché elabori strategie  in sostegno concreto alla terza età, nelle piccole come nelle grandi metropoli ed intraprenda iniziative assicurino un maggior coinvolgimento degli anziani nella vita di ogni giorno. Perché, infine, nessuno resti indietro negli ultimi tornanti della vita, affinché  tutti conservino uno spirito lieve ed un cuore ardente fino all’estremo saluto.

Monsignor Vincenzo Bertolone è arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace e presidente della Conferenza Episcopale Calabra.

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