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La Terra Santa: una finestra sul mondo che varca la soglia della speranza

Gerusalemme, dove si incontra la vera Pace, quella di Cristo

Quanti di noi vorrebbero andare in Terra Santa e non sono mai stati per via della guerra che si alterna a fasi di forzata quiete, o per motivi economici, perché non è alla portata di tutti. Una cosa è certa: una persona su tre, serba in sé il desiderio di toccare la terra benedetta dal nostro Redentore Gesù Cristo.

Andare in Terra Santa significa varcare la soglia che ti introduce nel mistero di Cristo: le vostre vie non sono le mie vie. Un mistero che ci invita alla speranza, alla sequela di Cristo. Eppure ci accorgiamo che il mondo ancora oggi non è nelle sue vie.                    

La Terra Santa, da sempre luogo di scontri religiosi e ideologici, oggi si veste di universalità e si rinnova come luogo di incontro con il mondo intero. I riflettori sono puntati da sabato sulla visita di Papa Francesco che, secondo un percorso stabilito, si incammina nei luoghi della discordia come intermediario di pace in un mondo che non vuole la pace. Abbracci e soste dinanzi al muro del pianto, varcano la soglia della speranza, la speranza di una nuova Gerusalemme, posta a sigillo, nelle mani di Dio.                                      

Un percorso, quello del Pontefice, ripreso in più fasi e nel frastuono dei media, che spesso si prestano a fornire vaghe interpretazioni, senza render merito alla verità. L’informazione non è sempre e del tutto corretta e pertanto  non possiamo che essere vigilanti nel discernere.

“Signore, salvaci da questa mostruosità”: è la supplica che stamattina il Papa ha rivolto durante la visita al Memoriale della Shoah dello Yad Vashem. Le mostruosità dei cuori ribelli, senza Dio, inclini alla violenza ed alla morte. La mostruosità di un uomo che ha perso la sua somiglianza con Dio.

“Dacci la grazia di vergognarci di ciò che, come uomini, siamo stati capaci di fare”: invocare la grazia del pentimento è un invito  che si estende al di là della specifica circostanza, antidoto alle conseguenze del peccato originale che si manifesta nella ribellione dell’uomo nuovo, rinnovato dal Battesimo, contro l’uomo vecchio, redento dal sangue di Cristo.

“Lavoriamo insieme per la giustizia e per la pace”: è l’invito che ha rinnovato il Papa rivolgendosi alla comunità musulmana, rappresentata dal Gran Mufti di Gerusalemme Mohammed Hussein e dal principe giordano Gazi. 

Se questa pace non è ancora arrivata è la constatazione che fino ad oggi, dalla controparte, nulla è stato tentato di vero e concreto in risposta all’invito che il Signore, attraverso il suo vicario, rivolge alle coscienze e ai capi delle nazioni, detentori di ogni potere.

“Sono venuto a pregare e ho chiesto al Signore la grazia della pace”: queste le ultime parole papa Francesco formulate nel libro d’onore dopo la preghiera da lui espressa dinanzi al Muro del Pianto.  

Come non accostare, nell’augurio di un loro compimento, le parole di Gesù nel Vangelo: Vi do la mia pace, vi lascio la mia pace, non come la dà il mondo io la do a voi. (Giovanni 14,27 )

Ecco la nuova Gerusalemme, la Città Santa, adorna come una sposa per il suo sposo. La finestra sul mondo alle soglie di un tempo atteso; richiamo alla speranza ed al rinnovamento, la sola dimensione capace di cambiare le cose, la sola, che trova dimora nel nostro cuore, luogo di continue battaglie e di violenti scontri con l’io del mondo.

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