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Creation of Adam

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La tentazione: il vero pericolo che minaccia l’umanità

L’essere umano ha avuto ogni cosa dal Creatore, ma per la vita bisogna attingere perennemente in Lui

Per alcuni parlare di tentazione significa spesso alimentare un disturbo quotidiano che va ad intaccare la quiete civile di una società di progresso e di sicurezza sociale. Una posizione al quanto discutibile, espressione di una intima debolezza che va affrontata, non certo nascosta. Esorcizzare alcuni aspetti della realtà non serve a nulla, nè tantomeno permette all’avanzamento umano di mettersi al riparo di una qualsiasi influenza negativa. La tentazione è davanti all’uomo e nessuno può far finta di non riconoscerla.

Se la religione cattolica sottolinea con costante impegno la sua pericolosità, è perché urge che ognuno giunga ad una tranquilla presa d’atto di una verità che può influenzare, non certo verso il bene, la comunità di tutti gli uomini. La religione, nonostante la convinzione del grande filosofo tedesco Carlo Marx, non è di sicuro “l’oppio dei popoli”, ma la strada maestra che indica al mondo i confini di un cammino di libertà interiore e di vera comunione con la comunità di appartenenza.

Le regole che vengono dalla sapienza divina non schiavizzano alcuno, ma consentono, nella prudenza e saggezza personale, di arricchire il percorso individuale e collettivo in maniera corretta e vincente per la serenità comune. La tradizione cristiana  narra di Lucifero, vittima della sua stessa bellezza e della intensa luce che emanava, fino al punto di dichiararsi simile a Dio. Immaginiamo cosa può avvenire tra la gente comune, se addirittura un angelo ha cercato di sostituirsi al creatore! La stessa Eva viene tentata dal “serpente” sulla sua presunta umanità perfetta, tradendo Colui che l’aveva creata.

Scrive in proposito Mons. Di Bruno: Se può essere Dio, come Dio, perché ancora dovrà essere da Dio, serva del suo Signore? Perché non separarsi da Lui prendendo in mano la sua vita, senza dipendere dal suo Creatore in ciò che deve fare e non deve fare, mangiare o non mangiare, decidere o non decidere?. La società di oggi, in molti suoi apparati politici, economici, scientifici, formativi e informativi, si ritrova alla continua ricerca di una posizione preminente, in grado di eliminare ogni possibile richiamo alla supremazia di un Dio eterno e assoluto.

Non è un mistero il fatto che ci sia una parte del pensiero corrente che spinge perché l’uomo allarghi, fino all’impossibile, il confine della ricerca scientifica, senza rispettare alcuna regola e “creando” qualsiasi cosa possa essere necessaria ai bisogni umani. Ma ogni desiderio umano è autentico diritto? La tentazione è ormai così grande e raffinata da voler superare la sapienza divina, prendendone il posto al centro dell’universo. Ancora Mons. Di Bruno:

Se la scienza è onnipotente, perché sottometterla al volere di Dio fuori di essa? Perché sacrificare tutte le sue immense potenzialità ad un volere che non è in essa? Ciò che la scienza può, lo deve anche fare. Non vi dovrà essere alcun Dio sopra di essa. Essa è Dio per se stessa. Ma solo Dio è Dio. La verità della scienza è sempre da Dio. Se la verità della scienza diventasse in toto la verità degli uomini, un baratro infernale andrebbe a posizionarsi in qualsiasi spazio sociale. Basta dare uno sguardo alla realtà odierna.

Dove l’uomo ha superato con il suo falso potere ogni dettame umano di comunione, democrazia, rispetto per il prossimo, ha solo prodotto morte e violenza, mettendo all’angolo le fondamenta essenziali del vivere civile e la dignità di milioni di persone sventurate, donne e uomini, piccoli o grandi che siano.

Leggo nei miei appunti di catechesi: La luce non è la verità della luce. È Dio la verità della luce. Una natura nobile, alta come quella delluomo, non è la verità delluomo. La verità delluomo è solo Dio. Lonnipotenza della scienza non è la verità della scienza. Sempre Dio è la verità della scienza. Come Satana trasformò la luce in tenebre, come Eva mutò la vita in morte, così la scienza, senza la verità che le viene da Dio, si trasformerà in distruzione dellintera umanità”.

Un credente non dovrebbe mai scordare che la vita è da Dio, non dalla creazione. Se si perde questa verità la stessa luce diventa tentazione e così la bellezza dell’umanità, nonché l’onnipotenza della scienza. L’essere umano ha avuto ogni cosa dal Creatore, ma per la vita bisogna attingere perennemente in Lui. Quando succede il contrario, al di là dei risultati immediati, tutto porterà naturalmente alla disintegrazione e morte. Sottovalutare la tentazione, maestra nel portare chiunque verso una strada sbagliata, denota una rinuncia della propria appartenenza a Dio, per consegnarsi nelle mani della tentazione.

Un atto grave che priva l’uomo della sua vera sapienza e lo fa cadere tra i tentacoli di un potere dagli impulsi imprevedibili. Di riflesso l’affermarsi di una società proiettata verso una falsa luce e un errato concetto della perfezione della propria umanità. Lo stesso Gesù viene tentato nella sua divinità, ma la sua reazione come si legge in Matteo deve essere per ognuno una stella polare.  “Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Il Figlio dell’Uomo era stato invogliato a non dipendere eternamente da Dio, Padre e fonte suprema dell’universo. Il rifiuto di seguire una strada fuori dall’armonia celeste è anche qui legato all’inconfutabile verità che la vita, pur se trattasi di Gesù, è solo il Padre. La gravità a cui porta la tentazione è il pensare a volte solo al risultato immediato. Se lo stesso Gesù avesse, come richiesto dal maligno, trasformato le pietre in pane avrebbe certamente nutrito il suo corpo, ma avrebbe privato di vita la sua divinità. Si sarebbe proclamato autonomo dal Padre e la vita eterna non lo avrebbe più illuminato.

L’uomo, se attraversato della cecità di qualsiasi forma di potere fine a se stesso, diventa un fantoccio nelle mani della tentazione e rischia di perdere la sua vera natura. Sarà così perdente l’idea di poter governare, ad esempio, quei vari processi di ricerca che, senza la scienza di sé, sono facilmente trasformabili in un diretto motivo di sconfitta.

 

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

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