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Udienza Generale 29/08/2018 - Foto © Vatican Media

“La sfida è che l’inclusione diventi mentalità e cultura”

Messaggio del Santo Padre in occasione della 60ª Giornata Mondiale del Sordo

Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio che il Santo Padre Francesco ha inviato all’Ente Nazionale Sordi (E.N.S.) in occasione della 60ª Giornata Mondiale del Sordo, che si celebra oggi:

Messaggio del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle!
Oggi avrei voluto essere con voi, ma purtroppo non mi è stato possibile; perciò mi rendo presente con questo messaggio per esprimervi la mia vicinanza, in attesa di potervi incontrare in una prossima occasione. In questa ricorrenza della 60ª Giornata Mondiale del Sordo – la prima fu celebrata a Roma il 28 settembre 1958 –, desidero anzitutto ringraziare il Signore per la testimonianza della vostra Associazione, l’Ente Nazionale Sordi, e di tanti uomini e donne di buona volontà, che da molti anni si impegnano a combattere l’esclusione e la cultura dello scarto per tutelare e promuovere, in ogni ambito, il valore della vita di ciascun essere umano e, in particolare, la dignità delle persone sorde.

Quella dell’E.N.S. è una storia fatta da persone che hanno creduto nell’unità, nella solidarietà, nella condivisione di obiettivi comuni, nella forza di essere comunità dentro un lungo cammino costellato di progressi, di sacrifici, di battaglie quotidiane. Una storia fatta da chi non si è arreso e ha continuato a credere nell’autodeterminazione delle persone sorde. Questo è un grande risultato, se penso ai tanti sordi e ai loro familiari che, di fronte alla sfida della disabilità, non si sentono più soli.
In questi decenni sono stati fatti grandi progressi in diversi ambiti, scientifico, sociale, culturale; ma nello stesso tempo si è anche diffusa la pericolosa e inaccettabile cultura dello scarto, come conseguenza della crisi antropologica che non pone più l’uomo al centro, ma ricerca piuttosto l’interesse economico, il potere e il consumo sfrenato (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 52-53). Tra le vittime di tale cultura ci sono le persone più fragili, i bambini che hanno difficoltà a partecipare alla vita scolastica, gli anziani che sperimentano la solitudine e l’abbandono, i giovani che smarriscono il senso della vita e si vedono rubare il futuro e i sogni migliori.

Pensando a voi, vorrei ricordare che essere e fare associazione è in sé stesso un valore. Non siete una somma di persone, ma vi siete associati per vivere e trasmettere la volontà di accompagnare e sostenere chi, come voi, è in difficoltà ma è prima di tutto portatore di una inestimabile ricchezza umana. Oggi c’è molto bisogno di vivere con gioia e impegno la dimensione associativa: essere uniti e solidali, incontrarsi, condividere le esperienze, successi e fallimenti, mettere in comune risorse, tutto questo contribuisce ad accrescere il patrimonio umano, sociale e culturale di un popolo. Le associazioni come la vostra – grazie a Dio in Italia non sono poche – stimolano tutti a fare comunità, anzi, ad essere comunità, ad accoglierci a vicenda con i nostri limiti e le nostre fatiche, ma anche con le nostre gioie e i nostri sorrisi. Perché tutti abbiamo capacità e limiti! Siamo chiamati insieme ad andare controcorrente, lottando anzitutto perché sia sempre tutelato il diritto di ogni uomo e ogni donna a una vita dignitosa.

Non si tratta solo di soddisfare determinati bisogni, ma più ancora di vedere riconosciuto il proprio desiderio di essere accolti e poter vivere in autonomia. La sfida è che l’inclusione diventi mentalità e cultura, e che i legislatori e i governanti non facciano mancare a questa causa il loro coerente e concreto sostegno. Tra i diritti da garantire non vanno poi dimenticati quelli allo studio, al lavoro, alla casa, all’accessibilità nella comunicazione. Per questo, mentre si porta avanti con tenacia la doverosa lotta contro le barriere architettoniche, bisogna impegnarsi per abbattere tutte le barriere che impediscono la possibilità di relazione e di incontro in autonomia e per giungere a un’autentica cultura e pratica dell’inclusione. Questo vale sia per la società civile, sia per la comunità ecclesiale. Molti di voi hanno raggiunto la propria posizione sociale e professionale, anche di alto livello, con grande fatica a motivo della sordità, e questa è una grande conquista umana e civile.

Ma come sono contento quando vedo che voi, come pure altre persone con disabilità, in forza del vostro Battesimo raggiungete tali traguardi anche nell’ambito della Chiesa, soprattutto nel campo dell’evangelizzazione! Questo diventa esempio e stimolo per le comunità cristiane nella loro vita quotidiana. Auspico che in ogni diocesi voi sordi, insieme con gli operatori pastorali preparati in lingua dei segni, labiolettura e sottotitolazione, collaboriate affinché le persone sorde siano pienamente inserite nella comunità cristiana e cresca in esse il senso di appartenenza. Per questo è necessaria una pastorale inclusiva nelle parrocchie, nelle associazioni e nelle scuole. Il primo luogo di inclusione è, però, come sempre, la famiglia. Pertanto, anche in questo caso, le famiglie con persone sorde sono protagoniste del rinnovamento della mentalità e dello stile di vita. Lo sono sia in quanto destinatarie di servizi, che doverosamente rivendicano da parte delle istituzioni competenti; sia in quanto soggetti di azione promozionale in ambito civile, sociale ed ecclesiale.

Cari amici, molto è stato fatto, anche grazie a voi, per far crescere l’accoglienza, l’inclusione, l’incontro, la solidarietà. Ma tanto ancora resta da fare per la promozione delle persone sorde, superando l’isolamento di molte famiglie e riscattando quanti sono ancora oggetto di inaccettabili discriminazioni. Vi accompagnino in questo rinnovato impegno la mia preghiera e la mia benedizione. Ma anche voi, per favore, non dimenticate di pregare per me e per tutta la Chiesa, perché diventi sempre più comunità fraterna e ospitale.

Dal Vaticano, 28 settembre 2018

FRANCESCO

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