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La Santa Sede all’ONU: basta con l’utilizzo dei bambini soldato

“Una delle peggiori forme di schiavitù”, denuncia l’Osservatore Permanente


di Roberta Sciamplicotti

ROMA, martedì, 19 ottobre 2010 (ZENIT.org).- L’utilizzo dei bambini come combattenti nei conflitti è “una delle peggiori forme di schiavitù”, ha denunciato venerdì a New York monsignor  Francis Chullikatt, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.

Di fronte a questa piaga, la delegazione vaticana ha voluto ribadire il valore dei Protocolli Opzionali alla Convenzione sui Diritti del Fanciullo – sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati e su vendita di bambini, prostituzione infantile e pedopornografia -, di cui si celebra il decimo anniversario dell’adozione.

Anche se “nessuno strumento internazionale è perfetto”, ha spiegato monsignor Chullikatt, i Protocolli “servono a rafforzare l’implementazione dei diritti dei bambini affermati nella Convenzione dei Diritti del Fanciullo”.

Per questa ragione, la delegazione vaticana “incoraggia tutti gli Stati che ancora non lo hanno fatto a unirsi nella promozione della difesa legale dei bambini e degli adolescenti ratificando o accedendo ai Protocolli Opzionali”, e “chiede una corretta applicazione di questi strumenti legali che implica il rispetto per il diritto alla vita di tutti i bambini”.

Nel mondo attuale, lamenta l’Osservatore Permanente, “bambini e giovani adolescenti continuano a essere vittime di gravi violazioni in situazioni di conflitto nel mondo, ed è deplorevole l’apparente aumento del clima di impunità di quanti le perpetrano”.

Tra le violenze che subiscono, spicca la loro “maggiore vulnerabilità in quelle situazioni in cui vengono implementate nuove tattiche belliche”.

“E’ stata definita come una delle peggiori forme di schiavitù, ma continua ancora oggi: i bambini vengono usati come soldati in un’età in cui dovrebbero imparare come amare e rispettare i propri vicini”.

Si calcola che al mondo circa 250.000 piccoli vengano usati a questo scopo, “costretti a uccidere i propri vicini, a volte perfino i propri familiari, fratelli e amici”.

Secondo l’Osservatore Permanente, “ciò è deprecabile, ma è anche evitabile”.

Tutte le parti interessate devono “impegnarsi concretamente per la difesa” dei più giovani e promuovere “piani d’azione” per far fronte a questi “crimini scioccanti”, affinché “cessino per sempre”.

“La comunità internazionale ha questo dovere nei confronti di tutti i bambini e i giovani che soffrono tali violazioni della loro dignità”.

Monsignor Chullikatt ha ricordato che la Chiesa cattolica “è stata una partner costante delle Nazioni Unite nel combattere l’uso dei bambini-soldato, e attraverso le sue varie strutture che operano in molte zone di conflitto è attivamente impegnata nell’assistere le vittime di questa violenza”.

Negli ultimi anni, “molte iniziative nazionali, regionali e internazionali hanno ottenuto dei successi nel prevenire e combattere altre violazioni della dignità dei bambini”, dimostrando “quanto l’impegno concertato per il benessere dei bambini possa favorire risultati positivi”.

In questo contesto, è importante che i Governi adottino “strategie comprensive sulla prevenzione della violenza e la sua prevenzione, permettendo una legislazione forte ed efficace e promuovendo la raccolta di prove e dati accurati per comprendere i fattori di rischio e informare le decisioni politiche”.

Per queste ragioni, l’Osservatore Permanente e la delegazione vaticana incoraggiano i Governi “ad affermare e sostenere la famiglia, in cui i bambini sviluppano il proprio potenziale, diventano consapevoli della loro dignità e si preparano per il futuro”.

“In un mondo che per milioni di bambini è caratterizzato dalla dura realtà della violenza”, la delegazione vaticana incoraggia “tutti gli Stati a lavorare insieme, in una partnership produttiva, per porre fine a tutte le forme di violenza contro i bambini”.

Allo stesso modo, non bisogna dimenticare “la necessità di dare una parola di speranza e incoraggiamento a quei bambini e ai quei giovani la cui innocenza e la cui dignità umana sono state ferite dalla crudeltà del mondo degli adulti”.

“Tutti gli Stati, le agenzie dell’ONU, la società civile e le istituzioni interreligiose basate sulla fede dovrebbero collaborare in una partnership più efficace per assicurare assistenza a quanti sono colpiti da violenza e abusi, e lavorare per promuovere un mondo di speranza in cui questi bambini possano perseguire i loro sogni e le loro aspirazioni di un futuro libero da violenza e da spargimento di sangue”, ha concluso monsignor Chullikatt.

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