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Udienza 68esima Settimana Liturgica Nazionale, 24 agosto 2017 / © PHOTO.VA - OSSERVATORE ROMANO

La riforma liturgica è “irreversibile”, afferma papa Francesco

Nella liturgia “Dio ci ama, così come siamo, adesso e qui”

Nella liturgia “Dio ci ama, così come siamo, adesso e qui”. Lo ha dichiarato papa Francesco rivolgendosi ai circa 800 partecipanti alla 68esima Settimana Liturgica Nazionale, ricevuti in udienza in Vaticano giovedì 24 agosto 2017. La riforma liturgica del Concilio Vaticano II “è irreversibile”, ha affermato il Pontefice.

L’udienza si è svolta nell’Aula “Paolo VI” in occasione dei 70 anni di fondazione del “Centro di Azione Liturgica”. Nel corso di questi ultimi 70 anni, la Chiesa ha vissuto dal punto di vista liturgico degli “eventi sostanziali e non superficiali”, ha spiegato il Papa. Eventi come il Concilio Vaticano II e la riforma liturgica non sono “fioriti improvvisamente ma a lungo preparati”, così ha proseguito, ricordando che già a suo tempo san Pio X (1903-1914) aveva istituito una commissione per la riforma generale della liturgia.

Il Concilio Vaticano II e la sua costituzione “Sacrosanctum Concilium” sulla sacra liturgia hanno risposto “a bisogni reali e alla concreta speranza di un rinnovamento”, ha dichiarato il Papa, aggiungendo che “si desiderava una liturgia viva”, esprimendo “in maniera rinnovata la perenne vitalità della Chiesa in preghiera”.

“Dopo questo magistero, dopo questo lungo cammino — ha sottolineato papa Francesco — possiamo affermare con sicurezza e con autorità magisteriale che la riforma liturgica è irreversibile.”

Per il Pontefice italo-argentino, l’applicazione pratica della “direzione” data dal Concilio “è ancora in atto, poiché non basta riformare i libri liturgici per rinnovare la mentalità”. E’ un processo, che “richiede tempo, ricezione fedele, obbedienza pratica, sapiente attuazione celebrativa da parte, prima, dei ministri ordinati, ma anche degli altri ministri, dei cantori e di tutti coloro che partecipano alla liturgia”.In verità, lo sappiamo, l’educazione liturgica di Pastori e fedeli è una sfida da affrontare sempre di nuovo”, ha aggiunto.

“Oggi — ha affermato Francesco — c’è ancora da lavorare in questa direzione, in particolare riscoprendo i motivi delle decisioni compiute con la riforma liturgica, superando letture infondate e superficiali, ricezioni parziali e prassi che la sfigurano”.

Infatti, non si tratta tanto di “ripensare la riforma rivedendone le scelte, quanto di conoscerne meglio le ragioni sottese, anche tramite la documentazione storica, come di interiorizzarne i principi ispiratori e di osservare la disciplina che la regola”, ha ricordato il Papa.

“La liturgia è vita e non un’idea da capire”, ha proseguito il Papa. Essa “porta infatti a vivere un’esperienza iniziatica, ossia trasformativa del modo di pensare e di comportarsi, e non ad arricchire il proprio bagaglio di idee su Dio”.

Infatti, “c’è una bella differenza tra dire che esiste Dio e sentire che Dio ci ama, così come siamo, adesso e qui. Nella preghiera liturgica sperimentiamo la comunione significata non da un pensiero astratto ma da un’azione che ha per agenti Dio e noi, Cristo e la Chiesa”, ha affermato.

Per sua natura, così ha ricordato Francesco, la liturgia è “popolare” e non clericale, “essendo — come insegna l’etimologia — un’azione per il popolo, ma anche del popolo”, vale a dire “l’azione che Dio stesso compie in favore del suo popolo, ma anche l’azione del popolo che ascolta Dio che parla e reagisce lodandolo, invocandolo, accogliendo l’inesauribile sorgente di vita e di misericordia che fluisce dai santi segni”.

“La Chiesa in preghiera raccoglie tutti coloro che hanno il cuore in ascolto del Vangelo, senza scartare nessuno: sono convocati piccoli e grandi, ricchi e poveri, fanciulli e anziani, sani e malati, giusti e peccatori”, ha spiegato il Papa, aggiungendo che essa è “inclusiva e non esclusiva, fautrice di comunione con tutti senza tuttavia omologare, poiché chiama ciascuno, con la sua vocazione e originalità, a contribuire nell’edificare il corpo di Cristo”.  

Al termine del suo discorso, il Papa ha fatto anche un riferimento alle altre tradizioni liturgiche. “Non possiamo dimenticare che la ricchezza della Chiesa in preghiera in quanto ‘cattolica’ va oltre il Rito Romano, che, pur essendo il più esteso, non è il solo”, ha ricordato. “L’armonia delle tradizioni rituali, d’Oriente e d’Occidente, per il soffio del medesimo Spirito dà voce all’unica Chiesa orante per Cristo, con Cristo e in Cristo, a gloria del Padre e per la salvezza del mondo.” (pdm)

Per leggere il testo integrale del discorso del Papa cliccare qui.

About Anne Kurian

Laurea in Teologia (2008) alla Facoltà di teologia presso l'Ecole cathedrale di Parigi. Ha lavorato 8 anni per il giornale settimanale francese France Catholique" e participato per 6 mese al giornale "Vocation" del servizio vocazionale delle chiesa di Parigi. Co-autore di un libro sulla preghiera al Sacro Cuore. Dall'ottobre 2011 è Collaboratrice della redazione francese di Zenit. "

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