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Pixabay CC0 - geralt

La ricerca di senso e la corsa alla perfezione terrena

Il senso del Dio vivente della Bibbia è stato messo all’angolo e il cristianesimo ridotto ad una delle tante opzioni religiose, privandolo di qualunque inquietudine metafisica

Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa e il suo dizionario nascono per rafforzare il cammino dell’insegnamento sociale cattolico lungo i sentieri tortuosi della società odierna. È cosa buona metterli al centro della propria ricerca quotidiana, assieme al vangelo che ne è la fonte ispiratrice. Non è certo una eresia affermare quanto sia oggi indispensabile ritrovare il senso profondo della vita sociale e il valore che essa ha nel mistero della salvezza. La Chiesa con le sue importanti articolazioni indica i principi e i valori necessari per l’edificazione di un nuovo tempo, secondo i disegni divini.

Ognuno è chiamato perciò a fare la sua parte, per non far mai cadere la speranza e la gioia del cuore che un buon cristiano dovrebbe sempre difendere, porgendole al suo prossimo. Sono quindi necessari meno proclami ed emozioni artificiali e più opere ispirate dalla verità di Dio. Accanto ad esse non devono mai mancare le testimonianze personali; le condivisioni spirituali e materiali; gli incontri di preghiera; i pellegrinaggi interiori; le relazioni forti e coese nello spirito del Signore; lo studio sapiente; la capacità di non farsi attrarre dalle illusioni vendute a poco prezzo per telecomandare il futuro umano.

Azioni che contribuiscono per la loro parte alla ricerca di senso che abita la mente e il cuore dell’uomo fin dalla notte dei tempi. Ma questa tensione, che ha accompagnato l’umanità dai suoi albori, ha in questo momento storico un suo diritto di cittadinanza? Muove la storia come nel passato o ha perso il mistero e il suo valore metafisico che comunque hanno permesso di diradare molte delle tenebre interiori all’interno dell’animo di ognuno? Non c’è una grande cultura che non si sia confrontata con il dissidio che ruota attorno ai dubbi dell’uomo nella sua permanenza terrena. Con l’arrivo della modernità si è creato però un vuoto tra l’uomo e la sua dimensione soprannaturale.

L’attenzione è passata a pieno ritmo sulla centralità della ragione, scardinando di fatto la congruenza tra la vita della società e la natura non solo terrena dell’uomo. Il senso del Dio vivente della Bibbia è stato messo all’angolo per ridurre il cristianesimo in una delle tante opzioni religiose, eliminando di conseguenza ogni tipo di inquietudine metafisica. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Manca una destinazione definita, mentre emerge chiara la volontà di avanzare e progredire, al di là di ogni altra considerazione che non sia empirica. I pericoli sono evidenti. Una tecnologia senza anima prende il sopravvento. Il profitto, ma non l’uomo, è ormai al centro di ogni nuova idea.

Un modello di sviluppo che mostra le sue crepe dinnanzi alle tante questioni etiche che pervadono la società attuale. Non a caso galoppa l’idea di poter trasformare in diritto tutto ciò che l’equilibrio naturale, ma anche il valore ontologico dell’essenza umana, hanno fino ad oggi tutelato per l’armonia sociale e ambientale del pianeta. Il dominio sulle cose prende sempre di più il posto del saggio discernimento per il loro utilizzo e la loro sistemazione. Si alzano barriere per fermare milioni di persone, senza chiedersi perché succeda tutto questo e se ci siano delle responsabilità dirette o comunque dei doveri universali dinnanzi alla disperazione che avanza.

Di questo passo tutto sarà sempre di più drammatico. Urge uno scossone interiore nell’animo di coloro che hanno nelle mani le sorti attuali della nostra quotidianità. L’uomo senza Dio e senza l’apertura alla trascendenza rischia di costruire un mondo che gli si rivolterà contro. Si legge al punto 130 del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa: “Alla persona umana appartiene l’apertura alla trascendenza: l’uomo è aperto verso l’infinito e verso tutti gli esseri umani”. Sono due passaggi essenziali che non possono realizzarsi a pieno nella storia, senza la loro interconnessione. Se poi venissero meno entrambi non sarebbe difficile intuire il disastro che ne potrebbe derivare.

Grazie a Dio esiste già un contrappeso di fronte alla riluttanza verso Dio e la trascendenza. Emergono ovunque uomini e donne di buona volontà, pur se la maggioranza di essi vive nel silenzio, che nella Chiesa trovano, attraverso la Parola e suoi ministri, la forza e la via maestra per arginare il male sparso in ogni angolo della terra. Un lavoro questo che redime, libera, aiuta a difendersi dai nuovi vitelli d’oro. Sono questi ultimi, rinnovati soggetti idolatri, ad allontanare la ricerca di senso per l’umanità, presentando una società progredita nella sua organizzazione terrena, ma vuota nel suo rapporto con Dio e trascendenza.

Da una parte la corsa alla perfezione terrena che senz’altro migliora la qualità della vita personale e collettiva, a cui ogni essere umano ha comunque diritto di accedere; dall’altra la rinuncia a confrontarsi con la propria dimensione interiore, mettendo in serio contrasto tra di loro le vere aspettative di ogni essere umano. È bene in proposito riflettere anche sul punto 132 sempre del Compendio: “Una società giusta può essere realizzata soltanto nel rispetto della dignità trascendente della persona umana. Essa rappresenta il fine ultimo della società, la quale è ad essa ordinata: Pertanto l’ordine sociale e il suo progresso devono sempre far prevalere il bene delle persone, perché l’ordine delle cose dev’essere adeguato all’ordine delle persone e non viceversa”.

Ci si augura, alla luce di questa verità, un ritorno alla ricerca di senso, senza infierire sul progresso economico e scientifico, ma guidandolo e sostenendolo non solo verso la qualità e perfezione terrena, ma anche in direzione di una nuova stagione fondata sulla visione dell’uomo come persona. Un soggetto responsabile e attivo della propria evoluzione di crescita, assieme alla realtà comunitaria di cui ne è parte integrante. Sullo sfondo la fine di quella sudditanza ad un disegno relativistico dell’esistenza umana, che tanti guai sta seminando tra i tanti sentieri del mondo.

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

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