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Pixabay CC0 - k_r_craft, Public Domain

La quercia

Guai se le braccia della vite si staccano dal tronco verticale

Tutti sappiamo come si può lodare una persona forte, perseverante nella lotta contro le intemperie della vita, stabile al soffiare di ogni tempesta. La definiamo “una quercia”.

La quercia è per eccellenza l’albero generoso in cui si intrecciano le vite di numerosi animali: vi fanno il nido cinciallegre e fringuelli, vi si posano cornacchie e ghiandaie, che si nutrono dei suoi frutti e, in zone molto umide, vi sosta anche il germano reale. Nel suo tronco e sui suoi rami si rifugiano ghiri, scoiattoli e l’astuta faina.

Ne parlo perché proprio domenica scorsa nel parco di Buttapietra mi sono imbattuto con questa “forza” della natura. Sono rimasto incantato di fronte a sua maestà, la regina del parco.

La meraviglia che mi ha rapito, e poi me ne sono andato, sono stati due rami che ad altezza d’uomo si aprono in forma di croce, ognuno lungo una decina di metri.

Rami talmente lunghi e così pesanti da minacciare la giuntura con il tronco. Ecco perché a metà percorso quelle braccia vengono sorrette ciascuna da un’artistica colonnina in legno…

Guai se le braccia di Mosè non reggono in preghiera.

Guai se le braccia della vite si staccano dal tronco verticale. Guai se, legate lungo il filare, non si stendono ai lati per fruttare abbondantemente e guai se non si allungano in orizzontale per raggiungere gli assetati che bramano il Cielo.

Io sono la vite, voi i tralci. Rimanete uniti a me per allungare le vostre braccia verso il prossimo e portargli la mia Vita.

Ciao da p. Andrea

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