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La professione di infermiere, tra badante e Partita Iva

Il Censis: “Circa 5 milioni di Italiani hanno acquistato prestazioni infermieristiche senza fattura”

Venerdì 6 marzo, Carla Collicelli, vicepresidente della Fondazione Censis, ha presentato a Roma, nell’ambito del XVII Congresso della Federazione Nazionale Collegi Ipasvi (1), la ricerca Infermieri e nuova sanità: opportunità occupazionali e di upgrading. Iniziamo con l’evidenziare alcuni dati di sintesi.

Sono 8.700.000 i cittadini italiani (17.2% dei maggiorenni) che si sono rivolti ad un infermiere privatamente, pagando di tasca propria. Le tre tipologie di utenti interessate, sono state classificate in: non autosufficienti (44,4%), malati cronici (30,7%), ultrasettantenni (25,7%) [2].

Sono stati 2.300.000 i cittadini che hanno richiesto una prestazione continuativa, la cui durata media è stata di 2 mesi e 20 giorni. rientrano in questo ambito, tra le altre cose, le iniezioni (58,4%), l’assistenza in generale (24,5%) e l’assistenza notturna (22,8%). L’ammontare economico annuale della spesa privata, per le prestazioni continuative, è stata pari a 2,3 miliardi di euro, cioè l’85% della spesa totale.

Le difficili condizioni economiche di questi anni, hanno determinato il fatto che una quota elevata di persone, abbia fatto ricorso a prestazioni infermieristiche, senza che ciò fosse seguito dall’emissione di una fattura. Si sta parlando di 4.000.700 persone, per un valore stimato di 1 miliardo e 116mila euro.

Passando, invece, ad un’analisi dei fenomeni, il Censis evidenzia come questo comportamento abbia sicuramente, una base di “legittimazione sociale molto ampia” (il 29,4% degli Italiani dichiara che se avessero necessità di un infermiere, lo pagherebbero in nero), ma sia dovuto anche, alla struttura del mercato del lavoro ed ai costi elevati di mantenimento di una Partita Iva.

Oltre alla consuetudine di rivolgersi a professionisti pagandoli in nero, emerge anche il fatto che ci si rivolge spesso, a “non infermieri” non solo per una questione di costi, ma anche per la fiducia che si ha in alcune persone “vicine”. In questo contesto diviene sempre più centrale il ruolo delle badanti. Il 51,5% delle persone che impiegano una badante, ritiene che, quella propria, sia preparata per svolgere prestazioni infermieristiche; all’incirca, la stessa percentuale di chi afferma che si ricorre alla badante, in quanto pagare un infermiere in modo continuativo, è costoso.

A questo punto, è emerso, in maniera chiara, un paradosso: vi è un’elevata richiesta di prestazioni infermieristiche e vi è una disponibilità crescente di nuovi infermieri ma vi sono anche evidenti situazioni di disoccupazione e sottoccupazione nel settore. Tra le diverse indicazioni, ci pare importante segnalare quella della ridotta propensione degli infermieri, ad organizzarsi per il lavoro autonomo o in attività di impresa.      

La parte conclusiva della ricerca, visto il contesto all’interno del quale è stata presentata, ha approfondito le questioni inerenti sia le derive patologiche che i rischi della professione di infermiere. Tra le prime vi è la tendenza degli infermieri a percepire la libera professione come una diminutio o al massimo come una fase di transizione; tra i rischi, invece, l’ampliamento del lavoro nero o informale.

Per quanto riguarda, invece, la declinazione di un’agenda di cose fattibili, è stata sottolineata l’esperienza di Padova, dove è stata promossa una strategia che, accorpando e aggregando domande infermieristiche sul territorio, ne ha reso più facile l’utilizzo da parte dei cittadini bisognosi.

Ma, lo stato attuale della professione di infermiere, nonché la diversa struttura demografica della popolazione e della composizione delle famiglie, impongono una riflessione anche sulle modalità di scelta degli studenti dei percorsi formativi e delle successive attività di tirocinio. Perché, la vicinanza alla sofferenza delle persone, non è solo una questione di professionalità o di cittadinanza fiscale. 

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NOTE

1) I Collegi provinciali sono enti di diritto pubblico non economico che hanno una finalità esterna e una finalità interna. La prima è la tutela del cittadino/utente che ha il diritto di ricevere prestazioni sanitarie da personale qualificato, in possesso di uno specifico titolo abilitante, ecc. La seconda finalità è rivolta agli infermieri iscritti all’Albo, che il Collegio è tenuto a tutelare nella loro professionalità, esercitando il potere disciplinare, contrastando l’abusivismo, vigilando sul rispetto del Codice deontologico, ecc. (fonte: www.ipasvi.it).

2) Nell’indagine erano ammesse risposte multiple. In particolare il primo quesito è risultato essere: Negli ultimi 12 mesi è capitato a Lei o a un suo familiare/amico/conoscente di rivolgersi ad un infermiere privatamente pagando direttamente di tasca propria? Si, per avere assistenza prolungata nel tempo; Si, per avere prestazioni una tantum (iniezioni, prelievo, etc); No. La documentazione completa della ricerca è disponibile sul sito www.censis.it. Sul tema della salute, sempre riguardo alle ricerche del Censis, è possibile un altro approfondimento sull’edizione di Zenit del 21 dicembre 2014 nell’intervento intitolato La nostra salute, Internet e le nuove tecnologie.

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