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La Polonia non cambia la legge sull’aborto

Il 18 settembre in Liechtenstein referendum per depenalizzare l’aborto

di Paul De Maeyer

ROMA, martedì, 6 settembre 2011 (ZENIT.org).- In due separate votazioni, la Camera bassa del parlamento della Polonia – il Sejm – ha deciso mercoledì 31 agosto di mantenere lo “status quo” e di non cambiare l’attuale legge sull’aborto. Introdotta nel 1993, cioè dopo la caduta del regime comunista, la normativa depenalizza l’interruzione della gravidanza entro la dodicesima settimana di gestazione soltanto in tre condizioni “eccezionali”, ovvero quando il feto presenta gravi malformazioni, quando la madre è stata vittima di uno stupro o di incesto, e quando la vita della futura madre è in pericolo.

Mentre 78 deputati non erano presenti in aula, il Sejm ha respinto con uno scarto ridottissimo di 191 voti contro 186 e 5 astensioni uno storico progetto di legge per vietare completamente l’aborto in Polonia. A favore del disegno di legge hanno votato in blocco i rappresentanti del partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS, all’opposizione), inoltre tutti i deputati del Partito Popolare Polacco (PSL, noto anche come il Partito dei Contadini Polacchi, che fa parte della coalizione di governo guidata del primo ministro Donald Tusk) e i liberalconservatori del PjN (la sigla significa “La Polonia è più importante”).

A difendere invece l’attuale legislazione sull’aborto è stato il partito del premier Tusk, la Piattaforma Civica (PO). Anche se in passato la formazione ha permesso di votare secondo coscienza su questioni ideologiche, questa volta ha imposto una ferrea disciplina di partito, costringendo i suoi deputati a votare contro l’iniziativa pro vita. Secondo il capogruppo del partito nel Sejm, il cattolico Tomasz Tomczykiewicz, l’attuale normativa è infatti il “miglior compromesso” (Die Tagespost, 2 settembre). Già nel luglio scorso, il presidente della Polonia, Bronislaw Komorowski, membro della Piattaforma Civica, aveva dichiarato che non si può “imporre l’eroismo” alle donne.

La proposta di legge bocciata per un pugno di voti era frutto di un’iniziativa popolare lanciata dal movimento pro vita Fundacja PRO, che nell’aprile scorso aveva raccolto a tempo di record (due settimane, mentre la legge prevede un periodo di tre mesi) più di mezzo milione di firme, vale a dire un numero molto superiore al minimo richiesto (100.000). Una mozione presentata dall’Alleanza della Sinistra Democratica (SLD, ex comunisti) per bloccare l’esame del progetto nel parlamento, era stata respinta il 1 luglio scorso con 254 voti contro 151 dai deputati.

Il progetto per un divieto totale dell’aborto in Polonia ha il pieno sostegno dei vescovi. “La Chiesa insegna chiaramente che i cattolici sono obbligati a non coprire il compromesso, ma a puntare alla protezione totale della vita”, ha dichiarato nei mesi scorsi il cardinale arcivescovo di Cracovia, Stanislaw Dziwisz (Tempi.it, 2 luglio). “La proposta è quindi una soluzione invocata dalla Chiesa”, ha continuato l’ex segretario personale di Papa Giovanni Paolo II.

“Va detto chiaramente che l’attuale legge polacca in materia di protezione della vita non è perfetta, è malata e ora il parlamento avrà la possibilità di curarla”, aveva ribadito a sua volta il presidente della Conferenza Episcopale della Polonia, monsignor Jozef Michalik (LifeSiteNews.com, 29 giugno). “Come si può parlare di un buon compromesso, se in tre casi permette l’uccisione dei nascituri?”, aveva esclamato l’arcivescovo di Przemysl, che aveva invitato i deputati cattolici non disposti ad appoggiare la modifica della legge a confessarsi e convertirsi.

La velocità con la quale l’iniziativa aveva raggiunto il numero di firme rispecchia il crescente clima pro vita nel Paese. Come ricorda il sito LifeNews.com (24 agosto), secondo un recente sondaggio il 65% dei polacchi sostiene che la legge “debba proteggere incondizionatamente la vita di tutti i bambini sin dal concepimento”, una percentuale che sale al 76% nella fascia di età 15-24 anni. Invece solo il 57% circa delle persone tra i 55 e i 70 anni ritiene appropriato un divieto dell’aborto.

“Anche se contraddice l’opinione dominante nel mondo occidentale”, la proposta di mettere al bando completamente l’aborto in Polonia – il Paese svolge in questo momento la presidenza di turno dell’UE – è “pienamente compatibile” con il diritto internazionale ed europeo. Lo ha ribadito il direttore del Centro Europeo per il Diritto e la Giustizia (ECLJ), Grégor Puppinck. Come spiega su LifeNews.com (19 luglio), “non esiste alcun ‘diritto all’aborto’ né alcun diritto che possa includere un ‘diritto all’aborto’ in nessun strumento vincolante a livello internazionale o europeo”.

Nella sentenza sul caso A, B e C contro l’Irlanda, la stessa Corte Europea dei Diritti umani ha ricordato ad esempio nel dicembre 2010 che il noto articolo 8 della Convenzione Europea sui Diritti umani “non può … essere interpretato in modo da consacrare un diritto all’aborto”. Inoltre, l’articolo 2 della Convenzione obbliga gli Stati membri a proteggere la vita. Per questo motivo, così continua Puppinck, “se la Polonia sceglie di permettere una maggiore protezione del diritto alla vita rispetto agli altri Stati membri, proteggendo la vita dal momento del concepimento, è libera di farlo”.

La bocciatura di stretta misura della proposta di legge non scoraggia i movimenti per la difesa della vita. “Questo è solo l’inizio del coinvolgimento del popolo polacco nella ricostruzione di questa fondamentale questione morale nella vita pubblica”, ha detto Mariusz Dzierzawski, presidente del comitato che ha organizzato nell’aprile scorso la raccolta di firme (The Christian Post, 2 settembre). “Una sana moralità è il solido fondamento di ogni comunità”, ha continuato. “Se ci è permesso di uccidere i bambini, che cosa ci impedirà di ucciderci reciprocamente? Ecco perché noi diciamo: no, non si può uccidere un bambino. Uno Stato che lo permette non è un buono Stato”.

Netto è stato anche Tomasz Terlikowski, che ha parlato di un “successo enorme” (LifeSiteNews.com, 2 settembre). “Nel prossimo parlamento riproporremo il disegno di legge che vieta tutti gli aborti”, ha annunciato il giornalista ed attivista pro vita, alludendo al fatto che la Polonia si reca il 9 ottobre prossimo alle urne per eleggere un nuovo parlamento.

Con una maggioranza schiacciante invece (369 voti contro 31, e 2 astensioni), il Sejm ha bocciato sempre mercoledì 31 agosto un’altra proposta di legge, il cui testo introdotto dagli ex comunisti dell’SLD aveva una netta impronta pro aborto. L’obiettivo del progetto era infatti di liberalizzare la prassi tramite il meccanismo detto dei “termini”, permettendo l’aborto gratuito su richiesta entro la dodicesima settimana di gravidanza. Il disegno di legge prevedeva inoltre un rafforzamento dell’educazione sessuale nelle scuole, il rimborso delle spese per i metodi anticoncezionali e la promozione delle tecniche di fecondazione artificiale.

Questa seconda proposta conteneva dunque quello che reclamano i movimenti per i diritti delle donne, che hanno già annunciato un’iniziativa popolare a favore di una legge liberale sull’aborto in Polonia. Secondo Gauri van Gulik, esperta di diritti delle donne della nota organizzazione Human Rights Watch (HRW), “le leggi restrittive della Polonia dovrebbero essere liberalizzate, non rese ancora più draconiane” (The Christian Post, 2 settembre).

Intanto, nel piccolissimo Liechtenstein, si svolgerà fra meno di due settimane, cioè domenica 18 settembre, proprio un referendum popolare per depenalizzare l’aborto durante le prime dodici settimane della gestazione, una proposta respinta nel giugno scorso con una chiara maggioranza (18 voti contro 7) dal parlamento o “Landtag” del Principato.

Contrario all’iniziativa “Hilfe statt Strafe” (Aiuto invece di punizione), che vuole introdurre la “Fristenregelung” o “soluzione dei termini” nel Principato, si è detto chiaramente il 15 agosto scorso il principe reggente, Alois. Nel suo discorso pronunciato a Vaduz in occasione della festa nazionale, il principe ha annunciato che porrà il suo veto all’iniziativa, “se il popolo non dovesse respingerla come ha fatto il Landtag” (Tagesanzeiger.ch, 16 agosto). Il principe del Liechtenstein, cattolico praticante, ha motivato la sua intenzione alla luce della “questione dell’aborto mirato di bambini con disabilità”. La proposta prevede infatti anche l’aborto tardivo – fino all’ultimo momento – di feti con un handicap fisico o mentale.

La posizione del principe è stata criticata dal Movimento democratico (Verein Demokratiebewegung). Secondo il presidente dell’associazione, Jochen Hadermann, nel Liechtenstein il popolo non ha l’ultima ma la penultima parola, “roba del penultimo secolo”, così ha aggiunto.

Per il capo del governo del Liechtenstein, Klaus Tschütscher, la mossa del principe non desta sorpresa. “Il principe ha detto la sua opinione, che non è sorprendente. Piuttosto è coerente, dal momento che già in passato ha espresso questa opinione in varie occasioni”, ha detto al quotidiano locale Volksblatt Online (15 agosto).

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