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Padre e figlio passeggiano

Pixabay CC0 - 921563, Public Domain

La paternità: qualcosa di umano e di divino

Gli insegnanti di religione della diocesi di Brescia promuovono un originale spettacolo teatrale

Io padre. Perché dare la vita è l’essenza della divinità è uno spettacolo teatrale di Alessandro Domenighini, marito e padre “camuno di Artogne”, che è stato presentato a Brescia il 1° settembre scorso presso l’Auditorium San Barnaba, durante l’incontro di inizio d’anno degli insegnanti di religione-IDRC della Diocesi di Brescia.

L’idea di proporre in questa occasione uno spettacolo che è “una riflessione sul tema della paternità”, è “significativa perché l’educazione scolastica è una forma virtuosa di paternità” spiega Luciano Pace, responsabile del IRC dell’Ufficio diocesano per l’Educazione, la Scuola e l’Università-ESU, “anche per mostrare i talenti degli insegnati di religione”. L’attore protagonista infatti è l’IDRC Pierangelo Milesi.

“La benedizione di Dio è dare la vita… Fammi diventare padre”, dice il protagonista a Dio nelle battute iniziali, poi si snoda la storia di un uomo con “un camice operatorio e un tabarro dei secoli andati” che “vaga tra le stanze di un ospedale” in attesa “di sapere se la figlia sopravvivrà a un delicatissimo intervento chirurgico”.

In un monologo drammatico e intenso, il protagonista si racconta, “collegato e sostenuto da sei canzoni” inedite dal vivo (due chitarre e un violino Giovanni Pintossi, Cristian Rocco, Davide Boccardi) e dalla presenza di una figura femminile muta, Monica Ducoli, poco definita, una “figura enigmatica che ruota intorno a questo protagonista che, a volte sembra la figlia tanto desiderata, a volte la moglie, a volte un angelo”.

Alessandro Domenighini spiega che “lo spettacolo fa parte di un progetto complessivo che comprende anche un libro di racconti, Partita alla cieca. Storie del reparto Paternità, e un cd, Io padre, che riprende le stesse canzoni dello spettacolo. È la storia di un uomo triste e disperato perché non riesce ad avere figli e poi quando finalmente il concepimento arriva scopre che la bambina ha una malattia”.

“Il progetto è una riflessione sul tema della paternità e nasce da un’esperienza personale vissuta dalla nostra famiglia quando uno dei nostri figli, Saverio, è nato con una sindrome molto pesante ed è vissuto un anno solamente”, continua Domenighini.

Una storia quasi vera, dunque. Domenighini, marito di Anita, e padre anche di Marta e Giovanni, ha iniziato “la stesura dei testi durante la vita di Saverio, nei mesi in cui siamo stati a Bergamo con lui, tutto è stato confezionato tra il 2014 e il 2015”.

I testi delle canzoni sono di Domenighini, le musiche di Giovanni Pintossi e Giuseppe Olivini: Figlia di Salomone, cioè l’amore coniugale, in un’atmosfera biblica da Cantico dei Cantici, Intercity 618 il concreto incontro tra il protagonista e la moglie, 28 agosto 430, ovvero le ultime ore di vita di Sant’Agostino di Ippona, Pedone Acca cioè la gioia di una bambina che gioca, sfruttando le metafore degli scacchi e il tema dell’handicap (Acca), Un chirurgo cioè il triste lavoro del medico, che ne salva molti ma altrettanti ne vede morire; Cuore a singhiozzo il sogno finale, di salvezza oppure di Paradiso, secondo la sensibilità dello spettatore.

Il legame con l’IDRC Domenighini lo spiega così: “Lo spettacolo oltre alla componente umana ha tutta una riflessione teologica approfondita. Proprio sulla scorta dell’esperienza che ho vissuto e delle riflessioni che ho fatto, lo spettacolo ragiona sulla fede cristiana che avevo sempre sottovalutato e che ho capito solo dopo. Noi crediamo in questo uomo che è morto in croce e cosa ancora più incredibile in suo Padre che, pur essendo onnipotente, pare che non abbia fatto nulla per salvarlo. Questa è la riflessione teologica che ha convinto l’ufficio ESU che fosse uno spettacolo particolarmente adatto agli insegnanti di religione; infatti c’è tutto un insegnamento sulle riflessioni dei padri della chiesa anche sul tema dell’indifferenza al dolore del figlio”.

L’autore a tutti ha voluto dire “che la paternità è una grande sfida e in particolar modo che anche il papà ha diritto ad innamorarsi dei suoi figli”

Lo spettacolo, andato in scena sei volte, compresa la “prima” bresciana di settembre, tra Valcamonica e Val Trompia “con grande coinvolgimento del pubblico”, sarà nuovamente a Brescia il 22 novembre al Teatro S.Afra. “Chi vorrà partecipare sarà il benvenuto”, conclude il regista-autore.

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