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Paolo Taviani ad Vittorio Storaro

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La passione e l’utopia: i fratelli Taviani ritratti da Mario Canale

Il lavoro dei registi ricostruito nel docu-film proiettato alla Festa del Cinema di Roma

Nella selezione Omaggi/Tributes nel corso della X edizione della Festa del Cinema di Roma, Mario Canale firma il documentario La passione e l’Utopia, che ricostruisce il lavoro dei registi Taviani, con importanti testimonianze dei loro amici e colleghi, e di scene tratte dai loro film più belli.

La passione per il cinema che li spinse a lasciare la loro Toscana (ma che farà sempre parte nelle loro opere cinematografiche in svariati modi) per Roma, dove iniziarono a lavorare subito con talento e determinazione, e l’utopia, che non è un modo di cambiare il futuro, ma di pensare in maniera diversa il presente (cit. Taviani).

Mario Canale riprende le riflessioni dei due fratelli registi in giro per l’Italia, seguendo il colore dei temi dei loro film. In riva al mare ci sono le considerazioni rivolte alla natura, ma alla natura umana di sopravvivenza: Sotto il segno dello scorpione, infatti tratta proprio di questo. Una trama che denuncia i radicali cambiamenti nelle persone, in questo caso una razza selvaggia, che è in ricerca di un’evoluzione che si contraddistingua da quella precedente, e che rappresenta la rivoluzione del periodo in cui fu girato, nel 68’, e il suo nuovo assetto politico e sociale che lo caratterizzò in seguito.

Di questo film i Taviani confidano che l’esperienza sul set fu di grande affiatamento, ma che quando Gian Maria Volontè, si presentò dinnanzi a loro, con la testa rasata, non presero molto bene questa sua decisione di imporre la sua immagine.

Tuttavia alla fine capirono, che lui essendo un attore, doveva necessariamente avere quell’atteggiamento deciso, anche per il bene della parte; infatti Volontè contribuì notevolmente al successo del film al botteghino.

Con ambientazione storica, ma girati in una chiave di lettura idealista sono: San Michele aveva un gallo, del 1972 e Allonsanfàn del 1974, dove nel primo c’è la questione politica-esistenziale tra socialismo dell’utopia e quello scientifico, nell’altro c’è la Restaurazione, e il protagonista principale è Marcello Mastroianni.

Il documentario ci mostra anche la Toscana, regione amata dei Taviani, e precisamente il paese di San Miniato, dove nei campi sconfinati e gialli di grano maturo, nel 1982, fu girata La notte di San Lorenzo. Il film non riprende solo la nota carneficina delle truppe tedesche che uccisero la popolazione dei contadini italiani, ma focalizza la sua attenzione sulle gesta eroiche e di collettività, da parte di tutti gli abitanti del luogo. E questo film segna anche la prima collaborazione con il musicista Nicola Piovani, che arricchisce le scene di particolare significato con le sue musiche, le quali a volte, sostituiscono le parole, come dicono i fratelli Taviani.

Un altro film che viene ricordato è Cesare deve morire del 2012, che vinse l’Orso d’oro a Berlino e che venne distribuito da Nanni Moretti, il quale ha commentato divertito in un’intervista, che i fratelli Taviani erano proprio nella sala accanto mentre lui decideva se farlo, e che fortunatamente il film gli era piaciuto e partecipò al progetto.

Questo film che ha come protagonisti, i detenuti del carcere di Rebibbia, ha rappresentato per Paolo e Vittorio, una nuova sfida: una sensazione di incoscienza che avevano provato al tempo dei loro esordi. Girato in bianco e nero, per  ricreare una dimensione più antica e di tragicità scenica, i Taviani volevano che i carcerati entrassero totalmente nei loro ruoli.

I detenuti, conoscevano bene sia Shakespeare e sia la congiura, il tradimento e l’omicidio, ma quando i registi li esortarono nella scena dell’uccisione di Cesare di dover trovare l’istinto primordiale che porta ad un uomo a togliere la vita ad un altro uomo, si fermarono,  e compresero che stavano insegnando agli assassini il loro mestiere. Ma poi i carcerati, li invitarono a proseguire,  e alla fine quel film fu quasi liberatorio per alcuni sensi.

E poi, ancora racchiusi in questo documentario, altri film e tantissime le testimonianze: Omero Antonutti, Fabrizio Bentivoglio, Giulio Brogi, Isabelle Huppert, Nicola Piovani, Piera Degli Esposti, Ascanio Celestini, Laetitia Casta, Grazia Volpi e tanti altri, che definiscono i Taviani diversi di carattere, ma capaci di unire la loro personale visione del cinema dentro un film, rendendolo un autentico capolavoro.

 

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