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La parrocchia è Vita

L’incontro comunitario “Chiesa Madre, Sorella, Sposa”, a San Frumenzio, ha offerto momenti di intensa spiritualità, riflessione ed amicizia

Una bambina di pochi mesi che stringe con la sua manina una croce appesa al collo della mamma. E’ la fotografia che la parrocchia romana di San Frumenzio (www.sanfrumenzio.it) ha scelto per illustrare il foglietto con il programma dell’incontro comunitario “Chiesa Madre, Sorella, Sposa”, che si è tenuto l’11 e 12 ottobre 2014.

E’ un’immagine vera, bellissima, simbolica. Sembra quasi lo specchio della nostra Chiesa di oggi. Una Chiesa giovane, che rinasce ogni giorno come un bambino e che sente il bisogno di aggrapparsi con forza alla croce di Cristo, amica dolcissima e compagna inseparabile della nostra umanità.

L’incontro nella parrocchia di San Frumenzio si è aperto con la proiezione di un filmato del discorso di Papa Francesco ai partecipanti al convegno diocesano di Roma dedicato al tema “Un popolo che genera i suoi figli, comunità e famiglie nelle grandi tappe dell’iniziazione cristiana” (16 giugno 2014).

Il parroco Don Gianpiero Palmieri ha evidenziato le parole del Santo Padre, che per esprimere l’amore della Chiesa nei confronti di ogni essere umano utilizza una parola nuova, con un significato profondo: orfandad, e cioè “l’orfanezza”.

Quanti “orfani” possiamo incontrare nel mondo di oggi? Quanti cuori spezzati, quante sofferenze, quante persone hanno bisogno del nostro amore? Riusciremo, per loro, a diventare padri e madri? Riusciremo ad accoglierli con tutto il cuore nelle nostre comunità ecclesiali?

Le parole del Papa sono meravigliose: “Quando ero Arcivescovo nell’altra diocesi avevo modo di parlare più frequentemente di oggi con i ragazzi e i giovani e mi ero reso conto che soffrivano di orfandad, cioè di orfanezza. I nostri bambini, i nostri ragazzi soffrono di orfanezza! Credo che lo stesso avvenga a Roma. I giovani sono orfani di una strada sicura da percorrere, di un maestro di cui fidarsi, di ideali che riscaldino il cuore, di speranze che sostengano la fatica del vivere quotidiano. Sono orfani, ma conservano vivo nel loro cuore il desiderio di tutto ciò! Questa è la società degli orfani. Pensiamo a questo, è importante. Orfani, senza memoria di famiglia: perché, per esempio, i nonni sono allontanati, in casa di riposo, non hanno quella presenza, quella memoria di famiglia; orfani, senza affetto d’oggi, o un affetto troppo di fretta: papà è stanco, mamma è stanca, vanno a dormire… E loro rimangono orfani. Orfani di gratuità: quello che dicevo prima, quella gratuità del papà e della mamma che sanno perdere il tempo per giocare con i figli. Abbiamo bisogno di senso di gratuità: nelle famiglie, nelle parrocchie, nella società tutta”.

L’incontro nella parrocchia di San Frumenzio è proseguito con alcuni laboratori comuni di riflessione, in cui le persone hanno avuto la possibilità di dialogare, di incontrarsi, di scambiarsi le loro esperienze.

La cosa più bella è che da questi laboratori sono nate nuove amicizie, tra parrocchiani che non si conoscevano e che hanno avuto la possibilità di scoprire cammini da fare insieme e nuovi entusiasmi da condividere.

Uno dei momenti più apprezzati è stata l’ottima sintesi dell’Instrumentum Laboris del Sinodo della Famiglia, presentata da Alessandro Iapino, Responsabile ufficio stampa dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Dopo Iapino è intervenuto Monsignor Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, che ha parlato con serenità e chiarezza dei temi più attuali della famiglia, rispondendo alle domande del pubblico.

L’incontro comunitario di San Frumenzio si è concluso con un momento bellissimo: la presentazione del libro “Quello che non ho mai detto”, scritto dal giovane Federico De Rosa e pubblicato dalle Edizioni San Paolo.

Altri momenti significativi sono stati quelli del pranzo e della cena comunitaria, allietati da un clima di grande allegria e fratellanza. E poi il silenzio, la preghiera in chiesa nel sabato sera, l’abbandono nel grembo di un Dio che è Padre e Madre di tutti noi.

Incontri come quello che si è tenuto a San Frumenzio sono veramente meravigliosi e ci fanno capire una cosa importante: la parrocchia è Vita.

Dietro i tanti volti delle persone che hanno partecipato a questo incontro c’è probabilmente una storia, una rinascita, il sorriso di chi ha potuto trovare nella parrocchia una casa e guarire le ferite della sua personale orfandad.

Uniamoci al Santo Padre nella preghiera e nella voglia di essere comunità vera, cercando d’aprire sempre di più il nostro cuore, sforzandoci di donare a tutti amicizia, affetto e speranza.

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