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La Nigeria al voto tra tensioni politiche e religiose

L’appello del vescovo di Sokoto: “Basta con la corruzione nel governo e con il terrorismo di Boko Haram”

“Un’orribile marea di corruzione”. Così il Vescovo di Sokoto, Matthew Hassan Kukah, definisce la situazione politica in Nigeria a sei settimane dalle elezioni per il nuovo governo. Secondo il presule ci sono pochi dubbi: il nuovo Esecutivo dovrà affrontare come priorità le questioni che oggi affossano il Paese africano: «Anni di corruzione hanno diminuito il senso di legalità percepito nel nostro Stato – afferma il Vescovo nella sua lettera indirizzata ad Aiuto alla Chiesa che Soffre – il nuovo presidente dovrà chiamare a raccolta i cittadini attorno a un nuovo progetto di identità e unità nazionale».

Le più forti ineguaglianze in Nigeria si registrano a causa dell’assoluta sperequazione nella distribuzione delle risorse: i giacimenti naturali e il loro sfruttamento sono concentrati nelle mani di pochi. «Nonostante gli enormi ricavi derivanti dall’esportazione del petrolio – dice Monsignor Kukah – è difficile che questi abbiano ricadute positive sulla vita dei comuni cittadini». L’ineguaglianza, politica, economica e sociale, è quindi il primo problema da risolvere per restituire alla Nigeria quella pace perduta ormai da tempo: «Chiunque vincerà le elezioni, dovrà investire risorse nell’educazione, nella creazione di posti di lavoro e nell’agricoltura».

A questi problemi si aggiungono quelli legati alla repressione della libertà religiosa. Gli islamisti di Boko Haram non hanno fatto altro che incrementare le tensioni fra i diversi gruppi, «in special modo fra cristiani e musulmani», afferma Monsignor Kukah: «A Sokoto, dove vivo, come in altre città del Nord della Nigeria, c’è stato un grande esodo di persone». I cristiani, in particolar modo, «hanno raggiunto le loro famiglie in altre parti del Paese, già prima di Natale». Il timore è che si ripeta la stessa violenza del 2011, quando prima delle elezioni vennero uccise circa 800 persone, con le case e le chiese dei Cristiani distrutte dalle fiamme. «Peccato che il governo federale della Nigeria non abbia provveduto a risarcire i familiari di queste persone in alcun modo», prosegue il Vescovo Kukah.

Eppure il presule si dice speranzoso riguardo le prossime elezioni del 28 marzo: «Guardiamo a questo appuntamento con moderato ottimismo, seppur con un profondo senso di attenzione. Siamo incoraggiati dal fatto che i cittadini nigeriani stanno facendo di tutto per respingere le incursioni di Boko Haram in vista della consultazione elettorale, come siamo lieti di notare il crescente supporto degli organismi internazionali. Siamo fiduciosi che le prossime elezioni si possano svolgere in un clima di pace e tranquillità».

Aiuto alla Chiesa che soffre accoglie l’appello lanciato da Monsignor Kukah, in particolar modo per quanto riguarda coloro che sono stati costretti ad abbandonare le proprie case: 45mila euro saranno donati agli sfollati della Diocesi di Maidiguri, che ha patito le recenti incursioni armate di Boko Haram. Altri 37mila euro saranno stanziati per permettere ai preti della Diocesi di continuare a dir Messa. La metà di essi, infatti, si era rifugiata nella vicina Diocesi di Yola. Abbiamo inoltre lanciato una campagna, sulla stampa e sui social, denominata #PrayforNigeria: invitiamo i nostri benefattori e amici, nonché tutti coloro che hanno a cuore la libertà religiosa e di coscienza, a riservare una preghiera, un pensiero, un gesto anche simbolico per la Nigeria e i suoi abitanti.

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