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La missione ad Gentes: una intuizione profetica

In questa Giornata Missionaria Mondiale, siamo tutti invitati ad “uscire”, come discepoli, mettendo a servizio la propria saggezza e creatività

L’idea di celebrare ogni anno una Giornata Missionaria Mondiale nacque nel 1926 dal cuore di due giovani seminaristi del Seminario di Sassari, che proposero ai loro superiori di chiedere al Papa di far celebrare in tutta la Chiesa una Giornata tutta per le missioni. Fu inviata la proposta al Prefetto della Congregazione de Propaganda Fide che la propose a Papa Pio XI.

Il Papa fece sua la proposta e stabilì che ogni anno, in tutta la Chiesa, venisse celebrata una Giornata Missionaria Mondiale nella penultima domenica del mese di ottobre. I nomi dei due seminaristi: Luigi Chessa, di Bessude (SS) e Antonio Ghisaura, di Ozieri (SS). Tutti e due entrarono poi nel Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME). Padre Chessa fu missionario in Cina, Padre Ghisaura in India. Nella sua visita a Sassari, il 19 ottobre 1985, Papa san Giovanni Paolo II nel suo discorso pubblico volle ricordare questo evento storico.

Nel Messaggio per questa 90esima Giornata Missionaria Mondiale, Papa Francesco ha ribadito subito che la Chiesa missionaria è testimone di misericordia, collegando i due eventi: il Giubileo straordinario della Misericordia e la Giornata Missionaria Mondiale: “Il Giubileo Straordinario della Misericordia, che la Chiesa sta vivendo, offre una luce particolare anche alla Giornata Missionaria Mondiale del 2016: ci invita a guardare alla missione ad gentes come una grande, immensa opera di misericordia sia spirituale che materiale.

In effetti, in questa Giornata Missionaria Mondiale, siamo tutti invitati ad “uscire”, come discepoli missionari, ciascuno mettendo a servizio i propri talenti, la propria creatività, la propria saggezza ed esperienza nel portare il messaggio della tenerezza e della compassione di Dio all’intera famiglia umana”.

Per Papa Francesco il mandato missionario di Gesù alla Chiesa nasce proprio dal suo amore misericordioso, ricordando le affermazioni di san Giovanni Paolo II: “La misericordia trova la sua manifestazione più alta e compiuta nel Verbo incarnato. Egli rivela il volto del Padre ricco di misericordia, «parla di essa e la spiega con l’uso di similitudini e di parabole, ma soprattutto egli stesso la incarna e la personifica» (Giovanni Paolo II, Enc. Dives in misericordia, 2)…

La Chiesa per prima, in mezzo all’umanità, è la comunità che vive della misericordia di Cristo: sempre si sente guardata e scelta da Lui con amore misericordioso, e da questo amore essa trae lo stile del suo mandato, vive di esso e lo fa conoscere alle genti in un dialogo rispettoso con ogni cultura e convinzione religiosa”. La Missione della Chiesa è nell’annunciare a tutte le genti la salvezza eterna che il Padre opera nel Figlio donando con lui lo Spirito Santo. Questa natura missionaria della Chiesa  fonda per ogni battezzato l’obbligo di dire a tutti ciò che è stato detto e fatto a lui.

Papa Francesco precisa anche le modalità che la missione esprime oggi per essere realizzata compiutamente: “Accanto all’opera evangelizzatrice e sacramentale dei missionari, le donne e le famiglie comprendono spesso più adeguatamente i problemi della gente e sanno affrontarli in modo opportuno e talvolta inedito: nel prendersi cura della vita, con una spiccata attenzione alle persone più che alle strutture e mettendo in gioco ogni risorsa umana e spirituale nel costruire armonia, relazioni, pace, solidarietà, dialogo, collaborazione e fraternità, sia nell’ambito dei rapporti interpersonali sia in quello più ampio della vita sociale e culturale, e in particolare della cura dei poveri”.

Papa Francesco prima di dire le cose, prima di insegnarle agli altri le realizza lui, e lo ribadisce. Parlando appunto di se stesso e della missione della Chiesa scrive: “La missione al cuore del popolo non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi” (La Gioia del Vangelo, 273).

La prova è il suo continuo uscire per raggiungere le periferie geografiche ed esistenziali dell’umanità. Nell’Esortazione apostolica appena citata Papa Francesco parla anche del suo sogno missionario: “Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’auto-preservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta” (La Gioia del Vangelo, 2).

Papa Francesco conclude il suo Messaggio Maria, prima Missionaria del Figlio, come “icona sublime dell’umanità redenta, modello missionario per la Chiesa, perché insegni a tutti, uomini, donne e famiglie, a generare e custodire ovunque la presenza viva e misteriosa del Signore Risorto, il quale rinnova e riempie di gioiosa misericordia le relazioni tra le persone, le culture e i popoli”. Nell’Esortazione citata l’aveva pregata così: “Stella della nuova evangelizzazione, aiutaci a risplendere nella testimonianza della comunione, del servizio, della fede ardente e generosa, della giustizia e dell’amore verso i poveri, perché la gioia del Vangelo giunga sino ai confini della terra e nessuna periferia sia priva della sua luce”

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