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“La Misericordia nell’Arte”. Un itinerario giubilare ai Musei Capitolini

La curatrice Maria Grazia Bernardini illustra l’esposizione che, fino al 27 novembre, presenta varie testimonianze di artisti italiani sul tema della Misericordia

Dal 31 maggio al 27 novembre, i Musei Capitolini ospitano una mostra dal titolo La Misericordia nell’Arte. Itinerario giubilare tra i Capolavori dei grandi Artisti Italiani, promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed organizzata dal Centro Europeo per il Turismo e Cultura in occasione del Giubileo indetto da Papa Francesco, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Inaugurata il 30 maggio scorso dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, l’esposizione presenta varie testimonianze artistiche sul tema della Misericordia, suddividendo il percorso in due sezioni: una dedicata alla “Madonna della Misericordia”, l’altra alle “Sette Opere di Misericordia Corporali”. Per saperne di più, ZENIT ha intervistato la curatrice della mostra Maria Grazia Bernardini.

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Come nasce l’idea di questa mostra?

Nasce dall’occasione rappresentata dal Giubileo della misericordia. Le opere d’arte sacre dal passato trasmettono un messaggio fortemente cristiano e cattolico dal momento che l’arte è stata molto spesso nei secoli vicina alla Chiesa, quindi abbiamo individuato alcune opere d’arte per realizzare un percorso giubilare ‘alternativo’.

Ci parli un po’ di queste opere d’arte

Parlando della Misericordia nell’arte non si può non menzionare il polittico della Misericordia di Piero della Francesca, che si trova a Borgo San Sepolcro, probabilmente l’opera più importante. Tanti, però, sono stati gli artisti che hanno raffigurato la misericordia: da Simone Martini a Lippo Memmi, da Bartolomeo Caporali a Pietro Perugino. In questa sezione della mostra un piccolo nucleo di dipinti testimonieranno infatti la grande diffusione che il soggetto ebbe e tra questi si segnalano un dipinto di Niccolò Alunno, proveniente dalla Pinacoteca Comunale di Assisi, una tavola della fine del Quattrocento del Museo Diocesano di Orte, una tela di Jacopo Zanguidi detto Il Bertoja della Galleria Nazionale di Parma.

Una sezione della mostra è invece dedicata alla immagine della Madonna della Misericordia. Qual è il suo significato?

Sì, fulcro della mostra è il quadro della Vergine misericordiosa che apre il suo mantello con cui accoglie il popolo cristiano, come una madre che protegge, difende e aiuta la propria prole. Nel Medioevo, il mantello aveva un significato anche nel mondo giuridico, era come un atto simbolico. Ad esempio, un figlio nato fuori del matrimonio se coperto dal mantello voleva dire che veniva adottato. Quindi i fedeli possono guardare a questa grande figura che li avvolge nel proprio mantello e capire che la Madonna li protegge, li aiuta, li soccorre. È un’immagine immediata. Inoltre, l’immagine della Madonna della Misericordia veniva portata come gonfalone, come stendardo delle Compagnie della Misericordia quale simbolo d’amore e di maternità, invito ad adoperarsi nelle opere di carità.

Quali altre opere d’arte famose sono presenti nel percorso della mostra?

Sicuramente la Carità di Guido Reni, un San Camillo de Lellis che aiuta i malati, un bassorilievo di Pietro Bernini, padre del famoso Gianlorezo Bernini, che raffigura san Martino che dona il suo mantello a un povero. E poi una Madonna della Misericordia di Vincenzo Tamagni, un dipinto molto suggestivo di un pittore meno famoso. Da non dimenticare le due grandi opere di Piero della Francesca e di Caravaggio, due capolavori per la delicatezza e l’importanza delle opere che saranno documentati attraverso pannelli didattici.

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