Dona Adesso
Praying

Pixabay CC0

“Pregare Dio per i vivi e per i morti. La misericordia è l’incendio del cuore”

Nel suo nuovo libro per EMI, la teologa Cristina Simonelli spiega l’orazione come relazione e solidarietà con il mondo

Per chi preghiamo? Perché domandiamo a Dio il bene per noi e per gli altri? Quale è il vero significato del gesto della preghiera come opera di misericordia? Cristina Simonelli, figura di spicco della teologia italiana e presidente del Coordinamento teologhe italiane, risponde a queste domande nel libro “Pregare Dio per i vivi e per i morti. La misericordia è l’incendio del cuore”, pubblicato dalla Editrice Missionaria Italiana (EMI) e già in libreria dal 17 marzo.

Il testo rientra nella collana «Fare misericordia», dedicata alle opere di misericordia e predisposta per l’Anno giubilare. Secondo l’affermata teologa, pregare in quanto opera di misericordia può essere per altri solo se è espressione di sé. È, prima di tutto, una ‘relazione’, un ‘lasciarsi trasformare nella domanda e nella persona’ per trovare pace e solidarietà con il mondo, insegnandoci a superare persino quegli istinti egoistici che alle volte guidano le nostre intenzioni di preghiera.

Tuttavia è in una figura come quella di Madeleine Delbrêl, che dedicò tutta la sua vita ai poveri delle banlieue parigine e che visse la sua santità sulla strada, che l’autrice ritrova l’incarnazione autentica della spiritualità della preghiera. È così che ‘ogni luogo feriale può essere grotta della misericordia, ricevuta e restituita come preghiera per ognuno, per i vivi e per i morti’.

In questa riflessione c’è spazio anche per l’intellettuale femminista Judith Butler, dalla quale Simonelli prende ispirazione per definire la pratica ‘di portare addosso gli insulti’ di cui spesso sono vittime le vite dispensabili discriminate sulla base dell’etnia, del genere o dell’orientamento sessuale, ‘per falsificarli e rovesciarli’.

Tale gesto, segno profondo di misericordia, non deve essere compiuto nel nome di una sterile difesa dei diritti degli esclusi o per ‘sentirsi eroici e buoni’, ma soprattutto, conclude Simonelli, nel nome della preghiera e della compassione anche verso i nemici, accettando il conflitto e portandolo con sé come atto ultimo di misericordia.

Cristina Simonelli è presidente del Coordinamento teologhe italiane. Insegna teologia patristica a Verona e a Milano. Per oltre trent’anni ha vissuto in un accampamento Rom. Ha commentato l’enciclica di Papa Francesco Laudato Si’ per le Edizioni Piemme.

 

About Redazione

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione