Dona Adesso

La mia mamma è vicina; la sento!

Chi non ha mai avuto la sensazione di sentirsi una persona cara, ormai defunta, vicina?

Entro in aula e vedo Michele sul suo banco, da solo. Mi saluta sorridente. Mi avvicino e chiedo: “Come va? Come stai?”. Lui sorride un po’ malinconico mentre mi risponde il suo “bene”. A Michele è morta la mamma un po’ di tempo fa e, nonostante siano passati alcuni (pochi) anni, la nostalgia e la mancanza sono due compagne di viaggio che non lo abbandonano mai.

Una mia amica a cui è morta la madre poco tempo fa, mi ha detto: “Mi avevano avvertita che quando ti muore un genitore ti senti solo al mondo, ma non credevo che fosse così vero. Quando un genitore se ne va, con lui se ne vanno anche le tue radici più forti e ti senti davvero solo al mondo. Anche se hai cinquant’anni, dei figli, tanti amici… ti senti solo”.Non oso immaginare, quindi, cosa possa provare un adolescente a cui è venuta a mancare la radice portante della sua vita.

Michele mi guarda e continua:

“Lei lo sa che la mia vita non è per niente facile. E se ripenso al giorno in cui è morta mamma, ancora faccio fatica a crederci. Il giorno prima parlavamo della scuola che avrei potuto scegliere ed il giorno dopo lei non c’era più. La morte non aspetta. Secondo lei, prof, è possibile che io mi sento mamma vicina?

La settimana scorsa sono andato al cimitero. Vado lì per stare un po’ insieme. La mia ragazza, in genere, rimane un po’ indietro per lascarmi da solo in questo momento intimo. Non vuole disturbarmi. Qualche volta parlo con mamma. Qualche altra volta guardo semplicemente la sua foto.

Invece la settimana scorsa sono letteralmente crollato. Non so perché, ma ho cominciato a piangere a dirotto. Un’ondata di lacrime mi ha travolto. Sul serio, prof, non so perché. Al cimitero ci vado tante volte e poi oramai sono passati alcuni anni: non so cosa mi sia successo. Però le voglio chiedere una cosa: secondo lei, mamma mi è vicino? Sa perché glielo chiedo? Qualche volta, la sera, chiuso in camera mia, mi metto a guardare il soffitto e parlo con lei.

Io sono convinto che mamma sia proprio lì, accanto a me. Spesso mi capita di sentire sulla mia pelle una specie di vento delicato che mi sfiora. Sul serio; sento un vento leggero che mi accarezza… io so che è mamma. Sembrerò stupido a dire questo, ma io sono convinto che lei sia accanto a me.”

Ne sono convinta anche io.

La morte è il più grande mistero della vita. Sant’Agostino diceva: “I morti sono esseri invisibili ma non assenti. Noi non li vediamo perché siamo avvolti in una nube oscura, mentre loro sono nella Luce e ci vedono. I loro occhi, pieni di gioia, sono fissi sui nostri, pieni di lacrime. Ci sono vicini, felici, trasfigurati”.

Mons. Claudio Sorgi, nel suo libro Faccia da prete racconta di un suo zio che non si confessava da una trentina di anni. Al momento di entrare in coma, prima di spirare, si rallegrò e indicò, chiamandoli per nome, tutti i parenti defunti che vedeva attorno al suo letto.

Un mio caro amico mi ha raccontato un episodio simile; sua nonna (donna tutt’altro che bigotta poiché scarsamente osservante) prima di entrare in coma, ha indicato la parete spoglia della camera d’ospedale alla figlia, dicendo: “Guarda che bella la Madonna! E guarda quanti angeli!”.Sembra proprio che al momento del Grande Passaggio, iniziamo a vedere ciò che ora intuiamo solo per fede.

Michele sente il vento leggero sulla sua pelle quando parla con la sua mamma morta anni prima. Quel vento leggero di cui lui continua a dirmi “Prof, lo sento sul serio. Non è autosuggestione!”, io lo vedo come un segno della presenza dell’amore intorno a lui. L’amore della sua mamma.

D’altra parte, dovessi morire oggi, la prima cosa che chiederei a Dio sarebbe di darmi la possibilità di stare accanto ancora ai miei tre figli per guidarli, consolarli e proteggerli.

Anche mia madre, da un po’ di tempo, ha preso l’abitudine di dire a noi figli: “Prego perché il Signore mi dia la grazia, prima di morire, di vedere risolti alcuni vostri problemi. Ma anche dovessi morire prima, lo vedrò dall’aldilà il finale risolutivo”.

Pian piano, in famiglia, ci alleniamo vicendevolmente a non mettere l’argomento “morte” tra i tabù da evitare, ma tra i passaggi sacri della vita (se san Francesco la chiamava “sorella morte” qualche passettino in questo senso anche noi potremo farlo, no?!).

Santa Teresa di Lisieux diceva: “Passerò il mio Cielo a fare del bene sulla terra. Farò scendere una pioggia di rose”. Una volta passati nell’aldilà, stiamone certi: saremo ancora più vicini ai nostri cari! Liberi dalle leggi del tempo e dello spazio, saremo in Dio; e Dio è dappertutto!

Il Signore dell’Universo presente in tutto il creato, ci donerà la “corona della vita” (Ap. 2) e, con essa, la possibilità di vivere esperienze impossibili sulla terra.

San Paolo, ai Corinzi (cap.2), diceva“Ma come sta scritto: «Le cose che occhio non ha visto e che orecchio non ha udito e che non sono salite in cuor d’uomo, sono quelle che Dio ha preparato per quelli che lo amano»”.

La mamma di Michele, quindi, è unita a Dio e , proprio come Lui, è attratta fortemente da tutto ciò che ama. E quanto può amare, una madre, il proprio figlio? Michele parla con la sua mamma e la sua mamma lo ascolta. Non c’è bisogno di nessuna seduta spiritica, nessun medium. Nel vortice santo del dialogo trinitario, due anime che sono vicine amandosi, danzano allo stesso ritmo del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

I nostri cari in Dio ci vedono e ci seguono e, in qualche modo, ci comunicano. Non è una comunicazione com’è quella tra di noi viventi, ma è una comunicazione di anime, che richiede una certo raccoglimento. E se una donna ha avuto il dono di diventare una mamma, una volta in cielo continuerà a compiere con gioia la volontà di Dio, amando e proteggendo la creatura a cui ha dato la vita.

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(Tratto da www.intemirifugio.it)

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