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La meditazione poetica di Adriano Grande

Nei versi dell’autore ligure una tensione esistenziale animata da una doppia radice religiosa ed umana

Adriano Grande (Genova, 1897 – Roma, 1972) rappresenta, insieme ad Angelo Barile, quello che può essere definito “il filone cattolico” della poesia ligure contemporanea, caratterizzato da un continuo superamento del quotidiano in una meditazione poetica affabile e comunicativa.

Poeta, scrittore e più tardi anche pittore nella corrente dei “naif”, Adriano Grande ebbe un’esistenza avventurosa e irrequieta. Intorno ai trent’anni scelse la strada del giornalismo, cui avrebbe dedicato gran parte della sua vita.La sua attività letterariainiziò sulle riviste che animavano il panorama culturale dell’epoca. Nel 1931 fondò lui stesso una rivista – intitolata Circoli – che si affermò come uno dei più importanti periodici di letteratura militante, insieme a riviste che sarebbero poi passate alla storia, come Solaria e La Ronda.

Esordì nel 1927 con Avventure, raccolta di poesie e prose, per poi pubblicare nel 1930La tomba verde, una raccolta di sole poesie in cui l’autore mostra di avere assimilato le più vitali correnti della poesia italiana degli anni Venti. I critici dell’epoca vi colsero il gusto dell’irrealtà, il senso dell’esilio, il mito ricorrente della giovinezza, accanto alla consapevolezza del valore dell’autocritica e dell’approfondimento riflessivo. I contenuti e i sentimenti, per Grande, contano soprattutto per il grado di tensione e di incisività espressiva che riescono a esprimere. Nel brano che dà il titolo alla raccolta, il pretesto naturalistico offre l’occasione per immergersi in un’esperienza di tipo spirituale, nei termini di un modello poetico che aveva espresso i suoi vertici in Leopardi e D’Annunzio.

LA TOMBA VERDE

Dentro una tomba verde ho riposato,

in un silenzio non protetto d’ombra.

II cielo la chiudeva d’ogni lato,

fermo più che il coperchio d’una tomba.

In quel silenzio il cuore, impreparato,

tonfò come una pietra quando affonda.

Nel torpor vegetale dell’estate

tosto la pace delle cose inconsce,

delle terre sommerse e abbandonate,

m’invase come una marea che sale.

Eternità, inutile certezza,

per un momento intorno a me t’ho avuta:

e mi parevi tutta quanta verde.

Ma il vento, a un tratto, scosse un poco l’erbe

e ti perdetti, trasalendo come

la volpe che ode trepestar la muta.

 

***

Il poeta e critico letterario Sergio Solmi, nel riconoscere il talento di Grande, si espresse con queste parole: “non dovrebbe sorprendere se un critico a venire, svincolato dalle mode letterarie e dalle poetiche astratte della prima metà del Novecento, riconoscesse ne La tomba verde il libro più spontaneo e più nature della nuova poesia italiana fra le due guerre”. Dallo stesso volume pubblichiamo un’altra bella poesia intitolata Pazienza.

PAZIENZA

Schietta nel sole ti voglio levare,

mia vita, spoglia d’inutili rami.

La pazienza ti vesta e ti difenda

come una pianta, supplice energia.

Ormai le tue radici nella terra

si diramano fitte e il camminare

delle nuvole senza nostalgia

vedi: né più t’afferra,

come già un tempo, l’ansia d’emigrare.

Infanzia, gioventù, quant’ombra cupa,

che intrico d’erbe, di fragranze amare!

Vibrando io forte come un campanile

sovente il cuore mi squillava a gloria:

ma assai più spesso il mondo la mia noia

correva, lupa in cerca di un ovile.

Ora ho trovato un senso e una misura:

so che la pena è il sale della vita

e che la gioia è nel guardare il cielo

per caso, e riconoscere l’azzurro.

***

“Nell’esperienza poetica maturata da Grande fra le due guerre – scrive il poeta e critico letterario Alberto Frattini – possono cogliersi tre nuclei interattivi di tensione: l’inquietudine per gli irrisolti interrogativi dell’esistenza, la coscienza d’inganno di fronte alla dimensione dell’effimero, l’anelito a quanto possa, magari illusoriamente, placare la nostra inestinguibile sete di verità e di assoluto”. Un’analisi chiara e profonda, quella di Frattini, che può farci da guida nella lettura dei due componimenti che seguono – intitolati rispettivamente Amor di vita e Sfiducia – nei quali s’avverte una tensione esistenziale animata da una doppia radice religiosa ed umana.

AMOR DI VITA

Invoco il fior di luce

la grazia del mattino

quando si scioglie il sonno come un grumo

di sangue scuro: amor di vita torna

a splendere sugli alberi e sul limo.

Erbe tra le macerie

del mondo che riplasma le sue forme

cedo all’antica brama di fiorire

per sempre sopra l’eterno morire.

***

SFIDUCIA

A chi dirò, se non a Te, Signore,

quanto mi pesa la mia debolezza?

Non è viltà; è un’antica stanchezza

che sempre mi consegna al Tentatore.

Avvolti di piacere e d’avventura

mi prese i frutti della conoscenza

ch’ero ancora bambino; ma già la semenza

del male in me fioriva per natura.

Poscia l’incerto vivere, le pene

e la fatica in cui m’abbatto ognora

solo a baleni m’ha mostrato il bene.

Ora che arranco per la morta gora

della sfiducia sento le catene

della colpa incepparmi: e il cuor T’implora.

***

I poeti interessati a pubblicare le loro opere nella rubrica di poesia di ZENIT, possono inviare i testi all’indirizzo email: poesia@zenit.org

I testi dovranno essere accompagnati dai dati personali dell’autore (nome, cognome, data di nascita, città di residenza) e da una breve nota biografica.

Le opere da pubblicare saranno scelte a cura della Redazione, privilegiando la qualità espressiva e la coerenza con la linea editoriale della testata.

Inviando le loro opere alla Redazione di Zenit, gli autori acconsentono implicitamente alla pubblicazione sulla testata senza nulla a pretendere a titolo di diritto d’autore.

Qualora i componimenti poetici fossero troppo lunghi per l’integrale pubblicazione, ZENIT si riserva di pubblicarne un estratto.

 

 

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