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La legge sull’aborto britannica non è più inviolabile

La storia di Lily, bambina nata alla ventitreesima settimana di gravidanza, sta mettendo in crisi gli abortisti britannici. Maturi i tempi per un revisione della legge?

Un’inconsapevole bambina che ha oggi cinque anni sta riaprendo il dibattito sul tema dell’aborto nel Regno Unito. Si chiama Lily Burrows e, venuta alla luce durante la ventitreesima settimana di gravidanza, ha lasciato sbigottiti i medici e infranto granitiche convinzioni.

Appena nata, talmente esile da pesare poco più di mezzo chilo, è stata data per spacciata dallo staff di dottori che aveva seguito il parto. Alla madre fu offerto un insperato margine di speranza equivalente al 5% di possibilità che la piccola potesse sopravvivere. Tuttavia, nei giorni successivi Lily ha gradualmente dilatato quell’irrisoria cifra fino a dimostrare a tutti che non avrebbe accettato il fatale giudizio dei medici. Quegli stessi medici che, come a voler soffocare ogni anelito d’ottimismo, avevano però avvertito la madre: nel lungo termine la bambina avrebbe presentato tali problemi fisici da costringerla all’assistenza sanitaria vita natural durante.

Previsione smentita dai fatti. L’immagine del Daily Mail ritrae oggi Lily che, con l’elegante divisa da scolaretta addosso e con delle belle codine di capelli che le scendono sulle spalle, passeggia mano per mano insieme alla mamma per le strade di Edimburgo. È una bambina vivace e in salute, che si appresta a iniziare la scuola primaria. “Nel vedere Lily così eccitata di iniziare scuola, non si può credere quanto fosse magra alla nascita e che battaglia ha dovuto fare per sopravvivere”, ha detto la mamma. La quale ha aggiunto che deve molto alle ostetriche, ai medici e alle infermiere che si sono occupati della piccola nei suoi primi giorni di vita, nel marzo 2009.

La vicenda di Lily è solo la punta di un iceberg all’interno del quale si accavallano le storie di bambini che ce la fanno malgrado i pareri contrari di esimi specialisti della materia. In questi giorni lo studio Epicure ha dimostrato che in Gran Bretagna si sta registrando un numero crescente di bambini che sopravvivono nascendo alla ventitreesima settimana di gravidanza.

Studio confermato da Ngozi Edi-Osagie, direttore del reparto neonatale della clinica del Central Machester University Hospital. Il medico ha dichiarato al Sunday Times che la sopravvivenza di bambini in questa fase di gestazione è un dato che “sta migliorando molto”, grazie allo sviluppo di competenze sia in ambito medico che infermieristico.

Attualmente la legge britannica prevede che l’interruzione di gravidanza può avvenire entro la ventiquattresima settimana, i medici sono obbligati a rianimare un nuovo nato soltanto una volta oltrepassato questo limite di settimane passate nel grembo materno. Le nuove recenti statistiche stanno però spingendo gran parte dell’opinione pubblica e del mondo politico a riaccendere il fuoco del dibattito intorno a una legge ritenuta lesiva del diritto alla vita del nascituro.

Una barricata trasversale si sta formando in seno al parlamento per chiedere una restrizione della legge sull’aborto. Fiona Bruce, deputata conservatrice già a capo di una commissione d’inchiesta sugli aborti illegali di bambini Down, ha dichiarato: “Non capisco perché non ci sia clamore sul fatto che permettiamo che bambini autosufficienti vengano abortiti”. I nuovi dati – ha aggiunto la Bruce – sono un valido motivo per cambiare i termini dell’attuale legge.

In Gran Bretagna una revisione della legge sull’aborto costituisce un’istanza che sistematicamente torna ad occupare le prime pagine dei giornali. È tuttavia dal 1990, quando il limite per l’aborto fu abbassato da 28 a 24 settimane, che la legge non subisce cambiamenti. Tra il 2008 e il 2012 furono discusse in Parlamento due proposte della deputata Nadine Dorries di abbassare la soglia, dapprima a 20 e poi a 22 settimane, ma entrambe furono bocciate dalla maggioranza dell’Aula. Può risultare significativo che l’attuale premier David Cameron, allora leader dell’opposizione, votò a favore di entrambe le proposte.

Chissà che non siano maturi i tempi affinché il Regno Unito dia un impulso alla vita rivedendo la legge sull’aborto. Maturi quanto quelli dell’inizio della scuola per la piccola Lily Burrows.

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