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La legge della “buona scuola” e i veri bisogni della scuola

Una riforma auspicabile per la scuola sarebbe quella della “solidarietà formativa”, ossia il coraggio e la forza di cercare metodi per garantire buona formazione ed apprendimento a tutti i bambini 

All’inizio dell’estate il tema caldo che tiene banco è quello della riforma della scuola, argomento che apre accesi dibattiti e contrasti nelle aule parlamentari. Le modifiche riguardano la riorganizzazione dei consigli direttivi, le scelte formative, i criteri di valutazione, lo stanziamento dei fondi per le necessità didattiche.

Ma è sufficente una modifica delle leggi per cambiare alla radice la scuola? Può una riforma incidere nel rapporto tra insegnante e alunno? I bambini percepiranno le novità della scuola o non si accorgeranno di nulla? Queste domande sono esplicative per chiedersi se tale riforma, approvata la settimana scorsa alla Camera, potrà davvero incidere sulla reale formazione dei bambini.

Sicuramente l’inserimento di un maggior numero di insegnanti di ruolo porterà benefici a bambini e ragazzi, in quanto verrà risparmiato loro il ‘flagello’ del cambio dei docenti alla fine di ogni anno scolastico. Soprattutto i bambini della scuala elementare soffrono molto per il cambio delle maestre: il legame tra bambino e maestra non è un elemento secondario nel percorso formativo.

La stabilità di relazione è fondamento dell’accrescimento scolastico e formativo. Un rapporto continuativo tra maestra e alunno porta con sè quella memoria storica del percorso del bambino e della sua famiglia, che costituisce il fondamento della sua crescita umana e conoscitiva. Il legame del passato – che rappresenta la base su cui costruire il futuro – non può essere riazzerato ogni anno partendo con una nuova insegnante.

È curioso osservare che l’unico tema in cui la neo riforma è voluta entrare nel rapporto insegnanti-alunni, è quello delle discriminazioni sulla parità del genere. La legge è stata scritta attualmente in maniera molto vaga, o per così dire ‘aperta’ a varie interpretazioni, con l’esplicita intenzione di offrire un ‘alone’ di legittimità interpretativa a coloro che vorrebbero far entrare le teorie del gender nelle scuole.

Per nulla, invece, si è affrontato il tema di un discreto risultato scolastico per gli alunni che compongono la classe. Capita sempre più frequentemente che diverse insegnanti, per direttive didattiche, sono preoccupate nel portare a termine il programma senza valutare troppo l’apprendimento effettivo della totalità dei suoi alunni. Alla fine dell’anno scolastico alcuni bambini hanno avuto un ottimo rendimento, mentre altri sono rimasti ‘indietro’. Molto spesso il mondo della scuola tende ad attribuire la responsabilità di questo ‘ritardo’ alla famiglia, alla quale viene imputato di non aver seguito abbastanza il proprio fglio.

Una riforma auspicabile nella scuola sarebbe dunque quella della “solidarietà formativa”, ossia avere il coraggio e la forza di cercare metodi per garantire una buona formazione ed apprendimento per tutti i bambini della classe. La vittoria di un insegnante non dovrebbe essere limitata ad aver completato un programma, ma di aver fatto assimilare i contenuti dell’insegnamento a tutti i suoi alunni, compresi quelli che hanno un rendimento peggiore rispetto ad altri.

La ‘misericordia scolastica’ consiste nel manifestare pazienza, comprensione e vicinanza degli insegnanti e degli alunni più bravi verso i più deboli. Questa è la vera rivoluzione della scuola, che può attuarsi solo attraverso un maggiore umanesimo e un cambiamento di mentalità a partire dal suo corpo docente e dirigenziale. Anche il coinvolgimento dei bambini e dei ragazzi sarebbe un fattore determinante. Davanti alla situazione di anche un solo bambino rimasto indietro, sarebbe utile trovare forme di sostegno da parte dei più bravi della classe per aiutare, dentro e fuori le ore della scuola, i bambini più ‘bisognosi’.

Questa è una vera forma di solidarietà e fraternità che può contrastare efficacemente i fenomeni di bullismo e di discriminazioni che avvengono nelle scuole. Questa è il vero cambiamento della scuola di cui si accorgerebbero i nostri figli e le famiglie, perchè gli insucessi scolastici di un bambino sarebbero una sconfitta di un’intera classe. Perciò è auspicabile che la classe diventi una comunità solidale, invece di essere percepita come una aggregazione indifferente alle necessità altrui.

Per realizzare questo progetto è essenziale la figura dei dirigenti scolastici e dei maestri. Ma di tutto questo non si fa alcun accenno in nessuna legge. L’invito alla solidaretà fattiva e all’aiuto reciproco sembra trovarsi fuori dai freddi regolamenti individualistici. In conclusione, la riforma della scuola approvata in questi giorni alla Camera sta portando ad un cambio organizzativo che renderà la scuola più gerarchica e più soggetta a maggiore valutazione. L’impressione è che il cuore della scuola rimarrà la stessa con tutti i suoi problemi, il più grande del quale sarà la possibilità per i giovani di avere quella grande servizio della mediazione tra la scuola e il mondo del lavoro.

 

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