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La lavanda dei piedi tra il Santo d’Assisi e papa Francesco

La misericordia per una vera riforma della Chiesa

Papa Francesco ha modificato le rubriche liturgiche del Messale Romano circa il rito della “Lavanda dei piedi” «affinché esprimano pienamente il significato del gesto compiuto da Gesù nel Cenacolo, il suo donarsi “fino alla fine” per la salvezza del mondo, la sua carità senza confini». Nel decreto di attuazione si ricorda che «tale rito era tramandato col nome di Mandatum del Signore sulla carità fraterna secondo le parole di Gesù (cfr. Gv 13,34), cantate nell’Antifona durante la celebrazione»; si è «invitati a conformarsi intimamente a Cristo che “non è venuto per farsi servire, ma per servire”».

Anche in questo la decisione papale richiama Francesco d’Assisi, il Santo da cui Bergoglio ha preso il nome pontificio quasi a indicarne un riferimento non solo per il proprio pontificato ma per il momento storico attuale. Infatti l’Assisiate nel suo Testamento afferma che l’avvenimento determinate del suo cambiamento di vita fu l’usare misericordia con i lebbrosi (cfr. Paolo Martinelli – Pietro Messa, Francesco e la misericordia, Bologna 2015). Tale notizia autobiografica fu ripresa dagli agiografi e Buonaventura da Bagnoregio la inserì persino nella cosiddetta Legenda minor, ossia la prima vita del Santo d’Assisi scritta appositamente per l’uso liturgico. In tale narrazione, che ebbe una vastissima diffusione proprio a motivo del suo inserimento nella liturgia, si racconta che la misericordia verso i lebbrosi si esplicitò anche nella lavanda dei piedi: «Da allora, amante di tutta l’umiltà, si dedicò a onorare i lebbrosi per imparare, prima di insegnarlo, il disprezzo di sé e del mondo, mentre si assoggettava alle persone miserabili e ripudiate con il giogo del servizio. E, in verità, prima egli era abituato ad avere in orrore i lebbrosi più che ogni altra categoria di uomini; ma, quando l’effusione della grazia divenne in lui più copiosa, egli si diede come schiavo a ossequiarli con tanta umiltà di cuore che lavava i piedi e fasciava le piaghe e spremeva fuori la marcia e ripuliva la purulenza. Perfino, per eccesso di fervore inaudito, si precipitava a baciare le piaghe incancrenite: poneva, così, la sua bocca nella polvere, saziandosi di obbrobri, per assoggettare con piena potestà l’arroganza della carne alla legge dello spirito e, soggiogato il nemico di casa, ottenere in pacifico possesso il dominio di sé (Franciscus liturgicus.  Editio fontium saeculi XIII, a cura di F. SeddaPadova 2015, p. 244)».

Molto significativo è che Bonaventura narra che il Santo compì tale gesto di misericordia espresso nella lavanda dei piedi ai lebbrosi dopo la decisione risoluta di adempiere il mandatum ricevuto dal Crocifisso di San Damiano di riparare la sua casa (Franciscus liturgicus, p. 242). Quasi a dire che la misericordia è il principio e il compimento di un’autentica riforma della Chiesa. E in questo la continuità tra quanto Bonaventura racconta del Santo e papa Francesco è più che evidente.

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Per approfondimenti: http://it.zenit.org/articles/come-san-francesco/

 

 

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