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Foto: Francesco Cardillo (Università Europea di Roma)

La Giurisprudenza, una missione per il bene comune

Il prof. Emanuele Bilotti, coordinatore del Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza all’Università Europea di Roma, riflette sull’attualità degli studi giuridici nell’attuale contesto accademico e sociale italiano

Responsabilità verso la verità e stimolo costante all’esercizio del pensiero critico e della libertà. Sono due obiettivi importanti nell’insegnamento del Diritto ai giovani, in un mondo che cambia e che propone sempre nuovi percorsi e scelte da fare. ZENIT ne ha parlato con il prof. Emanuele Bilotti, Coordinatore del Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza all’Università Europea di Roma.

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Qual è la missione del docente universitario di Giurisprudenza nel mondo di oggi? Che cosa può comunicare ai giovani?

Provo a rispondere prendendo in prestito le parole di Pietro Barcellona, un grande giurista e intellettuale, che purtroppo è mancato tre anni fa. Nella prefazione a un libro fondamentale per la comprensione del sistema del diritto privato, Barcellona scriveva che il compito specifico dell’insegnamento universitario del diritto è «“iniziare” all’esperienza della riflessione sul significato di ciò che facciamo nella nostra vita sociale e di ciò che accade intorno a noi». Si tratta – diceva – di un’esperienza faticosa, perché «richiede la disponibilità a rinunciare a considerare tutto ciò che ci circonda come una specie di “natura” di cui non possiamo che prendere atto…». Per questo – proseguiva – l’impegno del docente deve essere anzitutto quello «di stimolare l’interlocutore a interrogarsi», perché «interrogarsi significa esercitare la libertà». Osservava inoltre come anche l’insegnamento del diritto «appartenga alla “sfera della comprensione” e della “ricerca della verità”, intesa come progressiva penetrazione negli strati profondi dell’esperienza quotidiana e dei significati con i quali organizziamo la nostra attività». Non mancava di riconoscere che «verità è parola impronunziabile nell’epoca del disincanto». Affermava però di essere fermamente convinto «che esista un diritto alla verità da parte di ogni interlocutore che impone a chi gode del privilegio di prendere la parola di mettere… in campo aperto il proprio pensiero…, assumendosene la responsabilità verso la verità». Ecco, anch’io, nel mio piccolo, cerco di svolgere i miei compiti di docente universitario attenendomi a queste due direttive di fondo: responsabilità verso la verità e stimolo costante all’esercizio del pensiero critico e della libertà.

Che cosa offre il Corso di Studi in Giurisprudenza dell’Università Europea di Roma? Quali sono le sue caratteristiche?

Il Corso di laurea magistrale in Giurisprudenza dell’Università Europea di Roma ambisce a formare un professionista che possa contare anzitutto su una solida conoscenza del sistema normativo nella complessità delle sue componenti nazionali e sovranazionali ma anche su quelle capacità critiche, interpretative e argomentative e su quella particolare attitudine alla prospettazione e alla soluzione dei problemi giuridici, che gli consentiranno di trovarsi a proprio agio anche in contesti ordinamentali differenti e in costante trasformazione e nei nuovi spazi virtuali resi accessibili dallo sviluppo tecnologico. L’offerta formativa è perciò attenta al contesto internazionale, all’innovazione, al dato operativo e casistico, senza peraltro trascurare la storia del diritto e il rigore metodologico, che contraddistinguono da sempre la formazione del giurista.

L’Università Europea di Roma invita gli studenti a svolgere attività nel sociale, per la loro formazione umana. Quale contributo danno queste attività, in particolare, agli studenti di Giurisprudenza?

La proposta di un impegno nel sociale, ma anche la possibilità di riflettere criticamente sulle grandi questioni dell’essere, del conoscere e dell’agire della persona umana nell’ambito degli insegnamenti di “formazione umanistica”, nonché le iniziative di crescita spirituale offerte dalla Cappella universitaria non rappresentano un “diversivo” rispetto allo studio universitario né costituiscono un ulteriore e inutile aggravio di lavoro per lo studente. Si tratta piuttosto di esperienze che contribuiscono in maniera determinante alla formazione di un professionista autorevole, consapevole delle sue possibilità e del suo ruolo, del protagonismo insostituibile che è chiamato a svolgere nella società. L’apporto di crescita personale che lo studente ne ricava è decisivo perché il futuro giurista possa offrire quel peculiare contributo che solo lui può e deve dare alla costruzione del bene comune.

Qual è il futuro della Giurisprudenza nel mondo universitario? Come si evolverà, secondo lei, questo tipo di studio?

C’è un dato che non è opportuno tacere: in Italia, negli ultimi quattro anni, i Corsi di Laurea in Giurisprudenza hanno perso il 35% degli iscritti. Inoltre, a quanto pare, anche al di là dei nostri confini, nel resto dell’Europa e negli Stati Uniti, lo studio universitario del diritto attraversa una certa crisi. Bisogna però tener conto anche di un altro dato: la domanda di professionisti con formazione giuridica di alto livello non è affatto diminuita. Il punto è che diventa sempre più difficile che questa domanda intercetti un’offerta di laureati davvero all’altezza dei compiti che li attendono. Il diminuito credito sociale del giurista dipende, in fondo, anche dal livello non sempre adeguato della sua formazione. Certo l’investimento in una formazione giuridica di alto livello non è irrilevante in termini di dedizione e si caratterizza indubbiamente per un orizzonte temporale di lungo periodo. L’esito non è però incerto: la nostra società non può fare a meno di professionisti del diritto con una formazione solida, in grado di adeguarsi rapidamente alle trasformazioni dei contesti ordinamentali e alla loro dimensione sovranazionale.

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